Mauro Vecchio

Zuckerberg: la privacy è importante

Sotto il fuoco di fila di un'intervista il CEO di Facebook si è tenuto sulla difensiva. Il 50 per cento degli utenti avrebbe ben compreso le policy in materia di privacy. Ma uno strano caldo lo ha portato a togliersi la proverbiale felpa

Roma - Ha dovuto persino privarsi per qualche minuto della sua felpa scura con tanto di cappuccio, quasi a voler sottolineare un'intima disponibilità a denudarsi davanti alle copiose critiche piovutegli addosso negli ultimi tempi. La sua intervista è durata circa venti minuti, seduto su una sedia che in molti hanno definito bollente, surriscaldata da un dibattito infuocato intorno al delicato tema della privacy.

Il CEO di Facebook Mark Zuckerberg è così intervenuto nel corso dell'ultima edizione della D8 Conference, evento organizzato dalla testata specializzata All Things Digital. Un'intervista non particolarmente semplice per il 26enne creatore del social network più affollato del web. Anche perché i giornalisti Walt Mossberg e Kara Swisher non hanno esitato a parlare subito di privacy, un tema che ha di recente portato il sito in blu a più di un grattacapo.

Zuckerberg si è subito posizionato sulla difensiva, perfettamente in linea con la recente ammissione di colpevolezza su quanto fatto in materia di riservatezza dei dati personali di più di 400 milioni di utenti. "La privacy è molto importante per noi - ha esordito il CEO di Facebook - e credo ci siano state delle percezioni sbagliate al riguardo".
"Non stiamo cercando di lasciare che tutte le informazioni rimangano disponibili - ha continuato Zuckerberg - Questa è una menzogna. Anzi, incoraggiamo la gente a mantenere privata la maggior parte dei loro dati. Anche se alcuni di questi, quelli basilari, dovrebbero rimanere pubblici". Il CEO del sito in blu ha quindi spiegato di aver ricevuto vari feedback da parte degli utenti, a proposito di impostazioni troppo complesse.

Che sono state proprio di recente semplificate, in modo da venire incontro a critiche come quella relativa a policy più lunghe della stessa Costituzione a stelle e strisce. Ma Zuckerberg ha sottolineato come il 50 per cento degli utenti di Facebook abbia modificato in maniera significativa le proprie impostazioni, segno evidente di un buon livello di comprensione delle stesse.

Incalzato dai due intervistatori, il CEO di Facebook ha quindi ammesso di aver fatto degli errori in passato. "Alcune delle accuse nei miei confronti sono vere, altre sono del tutto false", ha rimarcato. E a questo punto Zuckerberg pare abbia iniziato a sudare vistosamente, quasi in un momento di nixoniana memoria. Poi Swisher gli ha suggerito di togliersi la felpa.

Mauro Vecchio
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