Claudio Tamburrino

Google, tutti contro la Rete a strascico

Dopo l'Europa, nuovi attacchi a Street View anche da USA e Australia. Mountain View si difende: puniremo chi ha commesso l'errore

Roma - Non finiscono i guai per Street View: dopo l'accordo di Google con i governi europei e l'inchiesta avviata dal Canada, anche l'Australia ha deciso di avviare una procedura nei confronti del servizio di mappatura di strade (e reti WiFi) con l'accusa di violazione della normativa a tutela della privacy.

Davanti alle nuove accuse aussie Google ha ribadito la sua difesa, sottolineando come la privacy dei propri utenti sia una delle sue priorità e scusandosi affermando che la raccolta dei dati che vanno oltre la semplice registrazione anonima delle Reti WiFi sia stato solo un errore.

La decisione di Google di mostrare alle autorità europee i dati raccolti, così come l'assunzione di responsabilità da parte di Mountain View circa l'impropria raccolta dati in più di 30 paesi, sembrano tuttavia aver dato il via ad una reazione a catena mondiale e, oltre alle accuse del governo australiano, si è aperto anche un nuovo procedimento negli Stati Uniti.
Nuovo caso aperto da una donna dell'Oregon e da un uomo di Washington, che accusavamo Google di violare la normativa federale in materia di privacy e acquisizione dei dati con la raccolta di informazioni in materia di reti WiFi.

Nel caso, tuttavia, si chiamava in causa anche una domanda brevettuale depositata da Google nel 2008 per una tecnologia relativa proprio alla raccolta dati ulteriori attraverso le Reti WiFi: ipotizzando legami tra la pratica di mappatura delle reti WiFi finora effettuata e la tecnologia sviluppata.

L'eventuale legame minerebbe alle base la difesa di Google secondo cui le violazione sarebbero state "involontarie".

Google ha tuttavia negato l'esistenza di un qualche legame tra la domanda brevettuale depositata nel 2008 e la causa legata alla privacy, che la vede attualmente sul banco degli imputati per le foto scattate e le informazioni sulle rete WiFi raccolte dai suoi Veicoli per il servizio Street View.

"La domanda brevettuale è del tutto scollegata dal codice del software utilizzato per raccogliere tale informazioni" ha ribadito Mountain View: la colpa sarebbe di un singolo Googler, tanto che il CEO di Google Eric Schmidt ha affermato di voler condurre un'indagine interna contro il programmatore responsabile dell'introduzione del codice incriminato all'interno della tecnologia utilizzata dai veicoli Street View, all'insaputa dei superiori.

Claudio Tamburrino
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