Mauro Vecchio

Google: i governi fermino la Cina

Appello del legale di BigG David Drummond, affinché i governi di Europa e Stati Uniti intervengano per smantellare la grande muraglia digitale. A favore della circolazione di beni e informazioni

Roma - Un preoccupato appello, lanciato a Bruxelles dal chief legal officer di Google David Drummond: i governi di Europa e Stati Uniti dovrebbero intervenire con decisione, in modo da esercitare pressione sulla Cina per scalzare l'ampio sistema di filtraggio della Rete imposto dalle autorità di Pechino.

BigG ha dunque chiesto aiuto alle istituzioni, nel tentativo di combattere quello che in molti hanno definito grande muraglia digitale, descritta da Drummond come un'enorme e ingiusta barriera al libero commercio. In particolare, alla libera circolazione delle informazioni, bloccata dal governo del paese asiatico per ragioni politico-economiche.

Una visione certamente alimentata dal precedente reindirizzamento degli utenti di Google verso Hong Kong, in modo da evitare il filtraggio dei risultati imposto dalle autorità di Pechino. Che proprio recentemente hanno diramato un documento intitolato Internet in Cina, in si è parlato di una censura giusta, per difendere la sicurezza nazionale, la crescita degli adolescenti e la stabilità del potere centrale.
"La censura - ha spiegato Drummond - oltre a costituire un problema relativo ai diritti umani, rappresenta una barriera per il settore. Se osservate bene quello che fa la Cina, c'è una censura esercitata per scopi politici, ma anche sfruttata come mezzo per mantenere le varie multinazionali in uno stato di svantaggio all'interno del mercato".

Per il legale di Google, dovrebbe essere ovvio che il settore Internet sia molto importante per i governi occidentali. Questo dovrebbe quindi avere come conseguenza una sorta di alleanza tra i vari governi, per proteggere la natura libera del commercio e della circolazione delle informazioni.

L'azienda di Mountain View non è stata l'unica a puntare il dito contro il paese asiatico. Le autorità della Corea del Sud hanno infatti trovato in Cina l'origine di una serie di attacchi informatici di tipo DDoS (denial of service), che avrebbero messo temporaneamente KO un sito governativo.

Mauro Vecchio
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