Mauro Vecchio

New York contro il social network disattento

Il Procuratore Generale Cuomo si scaglia contro Tagged.com, reo di aver quasi ignorato una sorta di ultimatum da parte dei suoi investigatori. Che avevano scovato circa 80 profili con immagini pedopornografiche

Roma - Tre mesi di indagini, sotto le mentite spoglie di comuni utenti di un social network che ama definirsi come uno dei più grandi attualmente in circolazione. 90 giorni circa di lavoro da parte degli uomini del Procuratore Generale di New York, Andrew Cuomo. Che si erano intrufolati tra i meandri social di Tagged.com alla ricerca di prove, dopo la segnalazione di un utente rimasto anonimo.

Un nutrito gruppo di profili all'interno del social network con base in California aveva infatti l'abitudine di caricare materiale pedopornografico. Principalmente fotografie, facilmente visibili sul sito e tutte contenenti abusi su minori. Cuomo aveva sguinzagliato i suoi ispettori, per stilare una sorta di lista di contenuti e utenti.

E gli uomini del Procuratore Generale erano riusciti ad identificare circa 80 profili, riportandoli immediatamente all'attenzione dei responsabili di Tagged.com. Una sorta di ultimatum: il social network avrebbe dovuto eliminare il problema entro cinque giorni. Cosa che pare essere avvenuta solo in parte.
Tornati su Tagged.com, gli investigatori avevano scoperto che circa 50 di quei profili erano ancora in bella vista con le loro immagini pedopornografiche. Era stata l'ultima goccia per Cuomo, già in lotta con il sito californiano a causa di una massiccia campagna di spam intrapresa contro la privacy dei suoi utenti.

Tagged.com era stato infatti già condannato a pagare circa 700mila dollari per essersi procurato in maniera fraudolenta le rubriche dei contatti personali degli utenti registrati. Ora dovrà affrontare una nuova grana legata al pedoporno, dal momento che Cuomo ha recentemente ufficializzato l'avvio di una causa legale. La piattaforma avrebbe fatto poco o nulla per fermare la diffusione del materiale incriminato.

Mauro Vecchio
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