Alfonso Maruccia

Copyright? Dati gonfiati

Gli esperti chiamati a testimoniare davanti al parlamento parlano di numeri esagerati e studi sulla pirateria che non hanno alcun senso. Nel mentre, le lobby del copyright criticano le autorità ed evangelizzano sotto mentite spoglie

Roma - Quanto c'è di vero, o verosimile, negli allarmanti numeri dichiarati dall'industria dei contenuti in merito ai presunti effetti devastanti della pirateria (digitale ma anche no) sul business, il lavoro, l'economia e l'umanità tutta? Poco, molto poco secondo alcuni esperti chiamati a testimoniare davanti alla Commissione del Commercio Internazionale del governo degli Stati Uniti. Che chiedono alle major di chiarire meglio da dove provenga la loro certezza del danno (della pirateria) e consigliano alle istituzioni di non prendere per oro colato le informazioni fornite dalla lobby dell'industria.

Gli esperti e studiosi sono stati chiamati dalla Commissione a testimoniare gli effetti della protezione della proprietà intellettuale messa in campo dalla Cina, inefficace e altamente deleteria per l'economia statunitense a parere delle organizzazioni dell'industria come MPAA e RIAA. Ed è stato, a quanto pare, tutto un coro di critiche nei confronti dei rischi denunciati dall'industria.

Per Fritz Foley, professore della Harvard Business School, l'assunto secondo cui una copia equivale a una vendita persa è "un po' folle", così come la pretesa che chi "pagherebbe un piccolo prezzo per un prodotto piratato sarebbe il tipo di consumatore disposto a pagare una somma che è sei o 10 volte quella di un prodotto reale". "Attenzione a usare le informazioni che vi forniscono le multinazionali", ha detto il professor Foley ai deputati, "immagino che abbiano un incentivo per far sembrare le perdite molto, molto estese".
Il professor Peter Yu ci ha messo un altro bel carico di scetticismo in merito alle presunte devastazioni della pirateria cinese (contraffazione e non semplicemente download a scrocco) evidenziando gli effetti positivi derivanti dall'uso di lavoratori statunitensi, dal consumo di materiali provenienti dagli USA e dalla diffusione delle idee di matrice occidentale nel tessuto sociale della Cina.

Il professore Daniel Chow, della Ohio State University, ha infine rimarcato come, per avere una reale idea delle dimensioni del problema, la Commissione federale dovrebbe pressare le major affinché queste forniscano molti più dati di quelli - un bel po' striminziti - sin qui propagandati come prova provata della morte della creatività a mezzo pirateria.

Molte delle critiche evidenziate dagli esperti chiamati a testimoniare a Capitol Hill in materia di pirateria (cinese) riprendono quelle già espresse in precedenza dal Government Accountability Office, che infatti parlava di dati incerti, effetti negativi tutti da provare e possibili ricadute positive da tenere in debita considerazione. Critiche che secondo il think thank foraggiato dall'industria Progress and Freedom Foundation sono nient'altro che spazzatura.

Convinta delle sue posizioni e decisa ad andare fino in fondo con ogni mezzo possibile, l'industria dei contenuti continua la sua opera di pressione anche in Canada dove si prospetta l'istituzione di una sorta di DMCA all'americana pieno di restrizioni e imposizioni a favore delle major del copyright. CRIA - l'equivalente della statunitense RIAA che non a caso rappresenta le stesse identiche etichette musicali - ricorre anche campagne web fasulle pur di far passare l'idea, già ampiamente bocciata dal responso popolare, che il copyright sia il bene e vada difeso in tutti i modi possibili e immaginabili.

Alfonso Maruccia
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110 Commenti alla Notizia Copyright? Dati gonfiati
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  • Do what you want, 'cause a pirate is free!
    You are a pirate!
    ===

    Io sono uno di quelli che, senza il P2P, non conoscerebbe neppure un decimo della musica che conosce oggi. Molti album li compro direttamente dai siti dei gruppi/degli artisti perché non li trovo neppure a Roma... Figurarsi sentirli in radio o in una qualche TV che spara pop da quattordicenni a tutto spiano. Quando posso compro, tanto film quanto album e videogiochi. BluRay mi astengo per colpa delle protezioni fasciste. Non tutti i consumatori sono uguali e comprano a scatola chiusa ciò che le major vogliono, devono farsene una ragione e dobbiamo difendere il nostro diritto di provare prima di acquistare, IMHO.
    non+autenticato
  • concordo su tutto, tranne sulla definizione di "consumatori"...

    IMHO, i veri consumatori sono le "pecore" incolte che spendono soldi "perchè la televisione gli ha detto di farlo". Chi si informa, prova, ascolta e, soprattutto, SCEGLIE prima di comprare non è un "consumatore" ma un cliente/utente Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: TheKaneB
    > concordo su tutto, tranne sulla definizione di
    > "consumatori"...
    >
    > IMHO, i veri consumatori sono le "pecore" incolte
    > che spendono soldi "perchè la televisione gli ha
    > detto di farlo". Chi si informa, prova, ascolta
    > e, soprattutto, SCEGLIE prima di comprare non è
    > un "consumatore" ma un cliente/utente
    > Sorride

    Concordo con te, purtroppo mi sono abituato a cattive abitudini linguistiche per via dei mediaTriste Grazie mille per la correzioneOcchiolino
    non+autenticato
  • Appunto, ma le major non vogliono clienti, vogliono consumatori.
    non+autenticato
  • .. ma credo che gli "utenti" si dividano in 3 categorie base:

    - Compratori: fanno ricerche e si informano a priori, oppure comprano sull'impulso del momento. Sono quelli che più facilmente rimangono scottati.

    - Try & Buy: Visto che non hanno tempo e/o voglia di informarsi in modo canonico, o sono rimasti delusi una volta di troppo. Non scaricano per depredare i produttori ma per provare il prodotto e nel caso gli aggradi comprano, nell'altro eliminano i files (che occupano spazio inutilmente)

    - Non compro niente grazie: si dividono in 2 sottocategorie: Scrocconi (Scarico perché non ho (alcuna voglia di/i mezzi per) scucire denaro, anche se quello potrebbe interessarmi), Ossessivo-compulsivi (Scarico a prescindere tutto ciò che mi capita, che non userò mai, perché tanto è li)

    Detto ciò la storia del mancato guadagno per me va a "dispensatrici di amore a pagamento", infatti i sia i primi che i secondi portano guadagno alle major (anche più di quanto si aspettano in virtù di recensioni trovate per caso, o roba finita per sbaglio in coda di download); mentre degli altri una classe non pagherebbe (piuttosto rinuncia come già fa se non si trova sul mulo o chi per esso) e gli altri oltre a non pagare non fruiscono (in quanto è necessario un certo numero di ore-uomo per fruire degli zettabyte che scaricano).
    non+autenticato
  • Ah .. detto ciò non sono contro al copyright (in quanto chiunque ha diritto a farsi pagare per il suo lavoro) ma alla sua strumentalizzazione da parte dei distributori; infatti nessuno si lamentava quando invece di internet i software piratati passavano di 5.25 in 5.25
    non+autenticato
  • tu li passavi dal 5,25 che eri ricco! io li passavo sulle cassettine Fan Commodore64...A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Vault Dweller
    > .. ma credo che gli "utenti" si dividano in 3
    > categorie
    > base:
    >
    > - Compratori: fanno ricerche e si informano a
    > priori, oppure comprano sull'impulso del momento.
    > Sono quelli che più facilmente rimangono
    > scottati.
    >
    > - Try & Buy: Visto che non hanno tempo e/o
    > voglia di informarsi in modo canonico, o sono
    > rimasti delusi una volta di troppo. Non scaricano
    > per depredare i produttori ma per provare il
    > prodotto e nel caso gli aggradi comprano,
    > nell'altro eliminano i files (che occupano spazio
    > inutilmente)
    >
    > - Non compro niente grazie: si dividono in 2
    > sottocategorie: Scrocconi (Scarico perché non ho
    > (alcuna voglia di/i mezzi per) scucire denaro,
    > anche se quello potrebbe interessarmi),
    > Ossessivo-compulsivi (Scarico a prescindere tutto
    > ciò che mi capita, che non userò mai, perché
    > tanto è
    > li)
    >
    > Detto ciò la storia del mancato guadagno per me
    > va a "dispensatrici di amore a pagamento",
    > infatti i sia i primi che i secondi portano
    > guadagno alle major (anche più di quanto si
    > aspettano in virtù di recensioni trovate per
    > caso, o roba finita per sbaglio in coda di
    > download); mentre degli altri una classe non
    > pagherebbe (piuttosto rinuncia come già fa se non
    > si trova sul mulo o chi per esso) e gli altri
    > oltre a non pagare non fruiscono (in quanto è
    > necessario un certo numero di ore-uomo per fruire
    > degli zettabyte che
    > scaricano).

    Concordo.

    La prima categoria esisteva pre-p2p, esiste post-p2p, ed esisterà in futuro, spendendo per i concerti, le magliette griffate, l'edizione a tiratura limitata, ecc.

    La seconda categoria esisteva pre-p2p, ma era ridotta in numero: quelli che potevano ascoltare da un amico o quelli che valutavano solo con uno, massimo due brani dell'album dalla radio.

    Per le sottocategorie della terza:
    - Scrocconi: esistevano pure prima, copiavano dal noleggio o compravano dal marocchino
    - Ossessivo compulsivi: sono la nuova razza, ma non incidono sui guadagni delle major, non compravano prima e non comprano ora.

    Diciamo che, molto probabilmente, molti della prima categoria si sono spostati nella sottocategoria "Scrocconi", ma quanto è enormemente aumentato il "Try & Buy"?

    Le major pensano di perdere guadagni soprattutto per gli ossessivo-compulsivi, anzi vogliono far credere di perdere guadagni.
    non+autenticato
  • La questione è: servono le case discografiche? E se si, a chi servono?
    C'è un modello economico che tagli fuori gli strati intermedi che ci sono tra autori e fruitori di opere?
    Provate per una cavolo di volta a pensare in modo diverso!
    Abbandonate quello che sapete e iniziate a pensare! No, non ci state riuscendo, riprovate.

    - 10 anni di copyright dalla pubblicazione dell'opera (e non 70 dalla morte dell'utlimo coautore).
    - Possibilità di scelta del tipo di tutela (creative commons?), con garanzie legali per tutti i tipi di copyright
    - Liceità della condivisione senza scopo di lucro di qualunque opera.

    Se da domani diventassero legge le proposte (discutibili) che ho appena fatto, chi ci perde? Chi ci guadagna?
    Mi sapete dire perché un pittore (che è un artista e che fa opere, tanto quanto un musicista) non rompe sul copyright tanto quanto le major?

    Mettetevi in testa che il punto di tutta la faccenda è, come ha fatto notare qualche gruppo famoso, se le case discografiche servono a qualcuno o no.
    E la rispota è NO.

    Ma se io cambio contesto al discorso, e, ad esempio, prendo il mondo del software... ma la Microsoft è stata auitata o distrutta dalla pirateria?
    Perchè quando si parla di musica ci devono essere dei distinguo?
    non+autenticato
  • Le majors non servono, e nemmeno il copyright (al quale si aggrappano come pulci su un cane rognoso). Mettiamo fine all'agonia del cane, e lasciamo che le pulci muoiano di fame.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > Le majors non servono, e nemmeno il copyright (al
    > quale si aggrappano come pulci su un cane
    > rognoso). Mettiamo fine all'agonia del cane, e
    > lasciamo che le pulci muoiano di
    > fame.


    ma scusa mi spieghi , un film chi lo produce , se le major non tirano fuori i soldi , come fai a farlo lo finanzi te' un film .
    se una ditta crea un programma , mi spieghi perche non devi pagare chi ha lavorato.
    che dopo siano delle sanguisughe posso essere d'accordo con te', ma non dire che non devono esistere altrimenti non esisterebbe piu' il cinema .
    e poi mi dici che ti offendo, ma vai a insegnare matematica , forse e l'unica cosa che sai fare, mi auguro per quei poveri ragazzi..
  • > ma scusa mi spieghi , un film chi lo produce , se
    > le major non tirano fuori i soldi , come fai a
    > farlo lo finanzi te' un film
    > .

    Se abbastanza persone lo desiderano, si usa la co-produzione. E si riducono gli sprechi. Altrimenti, non lo si produce. Semplice.

    Tra il realizzare il film, ma non poterlo ottenere a causa del copyright che ne limita la diffusione, e non realizzarlo proprio, cambia qualcosa? Se non ti lasciano scaricare il film, tu non puoi averlo, e se non puoi averlo, ti sarebbe cambiato qualcosa se non l'avessero mai realizzato?


    > se una ditta crea un programma , mi spieghi
    > perche non devi pagare chi ha
    > lavorato.

    Perchè non ci lavora più da anni, magari.

    > che dopo siano delle sanguisughe posso essere
    > d'accordo con te', ma non dire che non devono
    > esistere altrimenti non esisterebbe piu' il
    > cinema
    > .

    Falso, perchè il cinema esisteva già prima, e lo stesso vale per la musica e i libri.

    > e poi mi dici che ti offendo, ma vai a insegnare
    > matematica , forse e l'unica cosa che sai fare,
    > mi auguro per quei poveri
    > ragazzi..

    A te non serve una lezione di matematica, ma di grammatica (ammesso che tu sappia la differenza...)
    non+autenticato
  • ma ci sei con la testa ,
    ok io sono ignorante tu sei il proffessore intelligente .
    e inutile che ci giri attorno , non hai risposto alla domanda , sti benedetti soldi chi li tira fuori.
    ok la cooproduzione , ma sono sempre case cinematografiche .
    un film non lo finanzia un privato , o tanti privati .
    forse tu saprai insegnare matematica ...
    ma queste cose non puoi scriverle se non le sai.
  • > e inutile che ci giri attorno , non hai risposto
    > alla domanda , sti benedetti soldi chi li tira
    > fuori.

    Non hai ancora capito? Non li tira fuori nessuno!

    Si usa un budget più basso, o si rinuncia a fare il film. Più semplice di così...
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > > e inutile che ci giri attorno , non hai risposto
    > > alla domanda , sti benedetti soldi chi li tira
    > > fuori.
    >
    > Non hai ancora capito? Non li tira fuori
    > nessuno!

    >
    > Si usa un budget più basso, o si rinuncia a fare
    > il film. Più semplice di
    > così...

    Ma nemmeno, il produttore deve esserci... l'investimento lo ripaga con il cinema, i passaggi televisivi, il merchandising...
    non+autenticato
  • la conoscenza e le arti sono beni comuni immateriali illimitati (infinitamente riproducibili a costo 0)

    il copyright li sottrae al pubblico godimento a vantaggio di pochi "proprietari" privati, trasformandole da beni a merci per portare artificiosamnte alla loro inguistificata valorizzazione capitalista che determina profitti e rendite parassitarie private (nonché potere e controllo sociale in mano a governi e multinazionali):

    questo è il vero *furto* che i detentori dei (cosiddetti) diritti d'autore (che sono i veri *pirati*) compiono ai danni della collettività

    chi difende il copyright o ci è (poco intelligente e/o di indole servile)
    o ci fa (in quanto approfittatore, di molto o poco che sia, delle rendite)
    non+autenticato
  • Concordo e aggiungerei che i detentori dei diritti di sfruttamento economico non sono quasi mai gli artisti, ma le case discografiche.
    non+autenticato
  • L'assunto che un brano copiato corrisponda ad un brano non venduto e' evidentemente folle.

    L'interpretazione corretta' e' che un brano copiato corrisponda ad una perdita equivalente a tutti gli LP, compilation e raccolte varie in cui e' contenuto, moltiplicato per il numero di dispositivi sul quale e' stato copiato.

    Per esempio prendiamo il capolavoro di Marco Carta.

    E' presente su:
    1) TuttoSanremo 2009
    2) Il meglio di SanRemo
    3) Il meglio di Amici
    4) Il meglio di Marco Carta.
    5) Il meglio di Mariadefilippi CD doppio.

    Ognuno dei cd succitati ha un prezzo di listino di 30 euro, tranne l'ultimo che essendo doppio ha un prezzo di 50 euro.

    Quindi fanno 170 euro.

    Poi, una copia sul computer, una sul telefonino, una sul lettore MP3, una sulla chiavetta USB, una sul CD da sentire in macchina.
    Sono 5 copie

    170x5=850 euro.

    Questo e' il calcolo corretto.
  • ho capito che eri ironico dal fatto che hai definito la musica di carta un capolavoroA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: nemo230775
    > ho capito che eri ironico dal fatto che hai
    > definito la musica di carta un capolavoro
    >A bocca aperta


    EHH no no

    ha ragione lui.... CARTA CANTA !
  • D: si ma in tutto questo, per colpa nostra....qual'e' il futuro della industria musicale?
    R: direi, musichero'....
    non+autenticato
  • Carneade Marco Carta? Chi era costui? (ndr A. Manzoni)
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > L'assunto che un brano copiato corrisponda ad un
    > brano non venduto e' evidentemente
    > folle.
    >

    Certo, il problema è che anche l'assunto "ogni brano scaricato è comunque un brano che non si sarebbe comprato" è folle, pura fantasia poi quelli che dicono che comprano di più (a parte rari casi di chi ha i soldi per farlo evidentemente).

    Come al solito la verità è nel mezzo, alle major interessa ingigantire le cifre, ai pirati diminuirle. Pensare che il download non produca perdite è da ingenui o essere in malafede.
    Che poi il settore sia da re-inventare e ridimensionare è un altro discorso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lemon
    > Pensare che il download non produca
    > perdite è da ingenui o essere in
    > malafede.

    Come ho gia' detto e ripetuto piu' volte su questo forum, Avatar, il film che piu' ha incassato al botteghino, sono pronto a scommettere che vendera' un casino anche in DVD.

    Chi sostiene che un film gia' visto (o al cinema o via P2P) non vende in DVD, non deve fare altro che accettare la mia scommessa.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Lemon
    > > Pensare che il download non produca
    > > perdite è da ingenui o essere in
    > > malafede.
    >
    > Come ho gia' detto e ripetuto piu' volte su
    > questo forum, Avatar, il film che piu' ha
    > incassato al botteghino, sono pronto a
    > scommettere che vendera' un casino anche in
    > DVD.
    >
    > Chi sostiene che un film gia' visto (o al cinema
    > o via P2P) non vende in DVD, non deve fare altro
    > che accettare la mia
    > scommessa.

    Non lo metto in dubbio. Forse il problema principale è nella musica che nei film, Avatar non si può non guardarlo in HD come tanti altri film, i download di giga e giga sono ancora eccessivamente pesanti.
    Però con la musica è più facile scaricarsi un album in poco tempo ed ad una buona qualità.
    In ogni caso ripeto: un minimo di perdite li avranno o no queste major? ti sembra possibile che il download pirata non abbia minimamente influito sui loro incassi?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lemon
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Lemon
    > > > Pensare che il download non produca
    > > > perdite è da ingenui o essere in
    > > > malafede.
    > >
    > > Come ho gia' detto e ripetuto piu' volte su
    > > questo forum, Avatar, il film che piu' ha
    > > incassato al botteghino, sono pronto a
    > > scommettere che vendera' un casino anche in
    > > DVD.
    > >
    > > Chi sostiene che un film gia' visto (o al cinema
    > > o via P2P) non vende in DVD, non deve fare altro
    > > che accettare la mia
    > > scommessa.
    >
    > Non lo metto in dubbio. Forse il problema
    > principale è nella musica che nei film, Avatar
    > non si può non guardarlo in HD come tanti altri
    > film, i download di giga e giga sono ancora
    > eccessivamente
    > pesanti.
    > Però con la musica è più facile scaricarsi un
    > album in poco tempo ed ad una buona
    > qualità.
    > In ogni caso ripeto: un minimo di perdite li
    > avranno o no queste major? ti sembra possibile
    > che il download pirata non abbia minimamente
    > influito sui loro
    > incassi?

    Non più di quanto possa avere influito l'audiocassetta sulle vendite dei dischi. Se puoi vantare più di una trentina di primavere, non puoi negare di aver mai registrato la compilation di canzoni su cassetta da un amico, per poi sentirla magari in macchina. Beh, era illegale pure quello, e da almeno 40 anni. Non mi pare, però, che le major siano tutte fallite. Il problema è che la gente è stufa di pagare 20-30 euro per una canzone buona e nove o dieci tracce "filler".
    non+autenticato
  • >
    > Non più di quanto possa avere influito
    > l'audiocassetta sulle vendite dei dischi. Se puoi
    > vantare più di una trentina di primavere, non
    > puoi negare di aver mai registrato la compilation
    > di canzoni su cassetta da un amico, per poi
    > sentirla magari in macchina. Beh, era illegale
    > pure quello, e da almeno 40 anni. Non mi pare,
    > però, che le major siano tutte fallite. Il
    > problema è che la gente è stufa di pagare 20-30
    > euro per una canzone buona e nove o dieci tracce
    > "filler".

    Credo sia una offesa all'intelligenza pensare sia la stessa cosa di 30 anni fa, cioè tu confronti la copia di un supporto fisico con il download di un file? ti faccio notare che oggigiorno basta che UNO metta in sharing in Tanzania per averlo disponibile in poche ore in tutto il mondo, è tutta un'altra cosa (senza contare il TEMPO che impiegavi a farti una copia di una cassetta o disco)

    Non è mia intenzione difendere la major, concorso sulla questione dei prezzi (anche se a dire la verità dalle mie parti trovo tutto sui 15-16 euro anche roba nuova), io dico che bisogna boicottare e non scaricare
    non+autenticato
  • - Scritto da: Lemon
    > io dico che bisogna boicottare
    > e non scaricare

    E allora boicotta.

    Pure io sto boicottando Sony: in tutti i miei acquisti nel settore di tecnologia home video, la prima cosa che guardo e' che non sia Sony, dopodiche' vado a considerare le altre caratteristiche.
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