Marco Calamari
venerdì 18 giugno 2010

Spiccioli di Cassandra/ Virtualità Reale

di M. Calamari - Chi pone i confini tra ciò che è parte di questo universo e quello che non ne fa parte? Vale forse la pena drizzare le antenne, e iniziare a tenere d'occhio quello che ci passa sotto gli occhi

Roma - Lunedì ero a mangiare una pizza con dei conoscenti, ovviamente tifosi, che avevano scelto una pizzeria con i tavoli fuori, dotata di un megaschermo, su cui venivano proiettati omini rossi ed azzurri che correvano su un campo verde dietro un puntino bianco. I tavoli erano in una tranquillissima piazza del centro storico di una cittadina toscana, e qualcuno, per mantenere la suddetta tranquillità, aveva fortunatamente imposto al proprietario di eliminare completamente l'audio.

Per un ateo di calcio come me questa era una vera benedizione: paradossalmente pero' quelle immagini silenziose, proiettate in alta definizione su uno schermo a me vicinissimo, hanno finito per attrarre la mia attenzione molto di più che se avessero avuto il sonoro.

In una vita passata mi sono occupato a livello professionale di quella che allora si chiamava "Grafica Computerizzata" e successivamente "Realtà Virtuale". Anche se adesso ho abbandonato il settore (sono diventato un Indiana Jones di antichi codici di calcolo) mi è rimasto un sano interesse per l'argomento, e non perdo occasione per documentarmi ed esaminare qualsiasi hardware, applicazione grafica o videogioco mi capiti di incontrare.E così, mentre sgranocchiavo una focaccina, ho fatto tra me e me la considerazione che la partita che stavo guardando sembrava graficamente proprio un videogioco. Improvvisamente le parole "la vita è un videogioco" mi sono apparse davanti sospese in aria, fuse in oro massiccio e sfavillanti, come nella sigla di Harry Potter. Su questo ho costruito un filo di pensieri, che molti di voi considereranno banali e scontati, ma che considerati nel loro complesso non credo lo siano.

Perché la partita assomigliava ad un videogioco? Certamente non perché i videogiochi siano adesso così realistici da essere indistinguibili dalla realtà. Anzi, l'imprinting dei videogiochi di qualche anno fa era fatto di ombre approssimative, di texture uniformi del terreno di gioco, di giocatori sempre lontani e dai movimenti poco fluidi, di movimenti di camera impossibili. I videogiochi ora sono incredibilmente migliorati, i giocatori sono ripresi da vicino e perfettamente renderizzati, i pattern ed i movimenti sono realistici, c'è persino la pubblicità sui cartelloni virtuali (è un business reale, non virtuale, ed in crescita).

Però. Però a me la partita continua a sembrare un "vecchio" videogioco. Poi capisco, è successo il contrario, sono le partite che adesso sembrano videogiochi. I terreni di gioco sono più uniformi per facilitare la visione, e sembrano finti, le telecamere la fanno da padrone per inventare artificiali differenze (in favore della pay-TV) e si annidano negli angoli più riposti delle porte o percorrono traiettorie impossibili sopra il terreno offrendoci prospettive degne di Escher.

È proprio la TV, quella di cui una volta si diceva "ti porta il mondo in casa", a migliorare o più esattamente a "costruire" una realtà più soddisfacente di quella vera, una Iperrealtà alla Baudrillard. Invece di "portarti il mondo in casa", ti porta piuttosto via dal mondo reale!

Bene, di questo non c'è poi da stupirsi, semmai da preoccuparsi, da incavolarsi, da pensare come reagire.
In questi Spiccioli, però, non c'è posto per grandi discorsi.

Solo, cosa bisogna pensare del fatto che la stessa iperrealtà venga ottenuta sia dalla simulazione digitale che dalla rappresentazione televisivamente manipolata della realtà "vera"? Forse che il risultato identico che nelle due maniere si ottiene è esattamente quello che il telespettatore vuole? In questo caso sarebbe tutto sintetizzabile nell'ossimoro che la Realtà Virtuale è stata infine raggiunta da una "Virtualità Reale" con essa convergente.

O forse sarebbe meglio dire in perfetto stile cassandresco che, o per volontà deliberata o per naturale evoluzione della nostra società, si è raggiunta una nuova e non piccola sinergia nella manipolazione delle menti e nel controllo sociale.

Nel frattempo credo che non regalerò mai una consolle a Sofia: speriamo di riuscire a convincere alla rinuncia sia lei che il nutrito gruppo di zii di cui faccio parte. E le parlerò di televisione...

Marco Calamari

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Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
15 Commenti alla Notizia Spiccioli di Cassandra/ Virtualità Reale
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  • La lettura di questo articolo, e soprattutto dell'ultima frase, mi sollecita una risposta.
    Fin da quando i miei due figli eran piccini ho vietato le consolle e ho diffidato gli zii da simili regali; oggi i figli stanno affrontando la maturità ed è tempo di bilanci.
    Premetto che:
    - ho vietato le consolle ma ho affidato a loro un pc a testa, senza controlli sui contenuti dei quali però ho reso obbligatoria la discussione
    - ho permesso la visione della tv solo con anticipata decisione dei programmi da guardare e non per zapping

    Bilancio:
    i ragazzi hanno giocato con le consolle a casa degli amici, nelle stesse case in cui hanno fatto zapping e visto programmi deficienti in TV. Ma hanno sviluppato un senso critico: i divieti domestici sono diventati uno dei punti di vista che oggi hanno a disposizione per mettere le mani sul loro futuro. Un contributo dei genitori alla loro crescita.
    Giusto o sbagliato, non lo so; ma è stato il nostro modo (mio e di mia moglie) di aiutarli.
    non+autenticato
  • Lo stesso è avvenuto anche prima con il sonoro. Quando ascolti un CD di musica classica per orchestra ad esempio, viene simulato l'ascolto di una persona sospesa a mezz'aria ed equidistante da ogni strumento. Un "audiofilo" rischia per questo ed altri motivi un vero e proprio "down" di fronte a un concerto reale.
    Non parliamo poi dello stravolgimento di altri sensi, come l'olfatto, che hanno un ruolo tangibilissimo quanto inconscio nel caratterizzare cosa è reale è cosa no.
  • Tutta colpa dei Japponesi!A bocca aperta
    non+autenticato
  • ... ed il virtuale ... se ne parla da sempre ... credo ...

    Penso che anche gli "antichi" si siano posti il problema di come si possa distinguere tra sogno e realta', tra concreto ed immaginario.

    Io una rispostina, nel tempo, me la sono data. Sicuro che saranno pochi a condividerla, comunque, la azzardo.

    Semplice ... non si puo' Occhiolino

    Citando ... "di che sostanza sono fatti i sogni?" ... della stessa sostanza di quella che comunemente chiamiamo "realta'". Sono "bit" informazioni che viaggiano tra un sistema fisico ed un altro.

    Di che sostanza sono fatti i bit contenuti nel DNA di tutte le mie cellule? Amminoacidi, nucleotidi ... ed un attimo dopo sono codificati in orbite di elettroni nella memoria di silicio di un computer.

    La loro natura e' cambiata? Beh si' ... il sistema fisico che fornisce loro "sostanza" e' cambiato ... ma sogna lo stesso sogno Occhiolino

    E piu' e' fedele il sistema di copiatura dell'informazione, piu' il morfismo fornisce una rappresentazione corrretta, piu' difficile diviene distinguere la realta' dal sogno.

    Forse a Shakespeare la mia ripostina sarebbe piaciuta?

    Chissa' Occhiolino

    Orfheo.
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    Modificato dall' autore il 19 giugno 2010 12.47
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  • caro marco...

    leggendo i commenti al tuo (bellissimo) articolo non si può fare altro che pensare al famoso detto: "perle ai porci"
    non+autenticato
  • - Scritto da: CCC
    > caro marco...
    >
    > leggendo i commenti al tuo (bellissimo) articolo
    > non si può fare altro che pensare al famoso
    > detto: "perle ai
    > porci"

    Allora illuminaci tu, o Sapiente!
    non+autenticato
  • in padella; quello che devi fare la sera al posto di uscire se non hai voglia di cucinare
    vedrai che il mondo ti apparirà più realistico
    non+autenticato
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