Mauro Vecchio

Pakistan: a morte Zuckerberg!

Avviata un'inchiesta che dovrebbe portare all'arresto del CEO di Facebook. Colpevole di non aver rimosso contenuti che hanno infangato il nome di Maometto. Per lui, il carcere a vita o la morte

Roma - Un'inchiesta a sfondo criminale, avviata dalla polizia del Pakistan con l'obiettivo di mettere le mani su Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del sito in blu, Facebook. Un'operazione che dovrebbe prevedere la collaborazione dell'Interpol, affinché si arrivi all'arresto - oltre che di Zuckerberg - dei co-fondatori Dustin Moskovitz e Chris Hughes.

Ma anche di una donna tedesca chiamata Andy, colpevole di risultare tra i principali promotori della giornata "Tutti disegnino Maometto", organizzata con l'intento di protestare contro un gruppo musulmano estremista che aveva minacciato i creatori dell'irriverente cartone animato statunitense South Park.

Un contest che aveva scatenato l'ira delle autorità pakistane. Una corte locale aveva infatti imposto l'inaccessibilità momentanea di Facebook, dopo che un gruppo di avvocati islamici aveva puntato il dito contro il sito di Zuckerberg, reo di non aver bloccato subito la pagina incriminata.
Ma l'avvocato Muhammad Azhar Siddique era andato oltre, rivolgendosi alla Corte Suprema pakistana per ottenere l'avvio di un'inchiesta, per arrestare e condannare a morte il CEO di Facebook Mark Zuckerberg. Questa infatti l'estrema pena per tutti coloro che violano la sezione 295-C del codice penale locale.

Che punisce con la morte o il carcere a vita chi venga colto a infangare l'immagine o la parola di Maometto attraverso scritti, discorsi o più semplici disegni. Proprio come quelli apparsi sulla pagina del sito in blu, che aveva scatenato il blocco dell'accesso ai netizen pakistani fino al 31 maggio scorso.

Mauro Vecchio
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