Mauro Vecchio

Niente broadband tax, siamo inglesi

Accantonata la proposta per finanziare con mezza sterlina a testa lo sviluppo di un network nazionale a banda larga. E non ci saranno nemmeno agevolazioni fiscali per l'industria dei videogiochi

Roma - Una delle previsioni del tanto contestato Digital Economy Bill consisteva nell'introduzione di una speciale tassa voluta dal partito laburista britannico per giungere in tempi brevi ad un broadband presente sull'intero territorio nazionale. Un aumento di appena mezza sterlina sui vari abbonamenti, duramente contestato dall'opposizione del partito conservatore. E con la salita al potere dei Tory dopo le elezioni, il balzello pare destinato a sparire.

E il chancellor d'Albione George Osborne lo ha di recente confermato: il piano d'implementazione della speciale tassa sul broadband verrà definitivamente accantonato. Dal momento che nelle intenzioni dell'attuale governo britannico c'è l'affidamento agli investimenti privati dello sviluppo di linee veloci e super-veloci.

Come spiegato da Osborne, le autorità britanniche si occuperanno di finanziare - ma solo in parte - lo sviluppo di connessioni a banda larga nelle zone rurali del paese. Grazie a fondi che dovrebbero provenire dal budget destinato allo switchover digitale. Ma la rottamazione della broadband tax non è stata l'unica mossa annunciata dal governo di Londra.
Una seconda proposta - sempre proveniente dal partito laburista - è stata infatti cestinata: riguardava una riduzione delle tasse per le aziende locali specializzate in video game. Una decisione che ha fatto letteralmente infuriare il settore, che ha sottolineato come altri paesi del mondo godano di vantaggi fiscali del tutto cruciali.

Come ad esempio il Canada, dove il governo paga un terzo del salario destinato alle varie squadre di sviluppatori. E infatti lo stesso settore canadese ha superato due anni fa quello britannico, che pure ha contribuito all'economia nazionale con un miliardo di sterline. Ora, la mossa del governo potrebbe portare - secondo i rappresentanti dell'industria - a perdite significative: di posti di lavoro, di profitti, di investimenti.

Mauro Vecchio
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