Mauro Vecchio

UE, il pedoporno innesca la data retention?

Approvata quasi all'unanimità la Dichiarazione numero 29. Che dovrebbe occuparsi della tutela online dei minori. Ma c'è chi parla di un attentato alla privacy di chi usa i motori di ricerca

Roma - Si tratterebbe di misure che finiranno col violare la privacy di tutti i cittadini del Vecchio Continente. Così un più che preoccupato articolo, apparso di recente tra gli spazi online di Privacy International, organizzazione non profit nata a Londra nel lontano 1990.

Ben 371 membri del Parlamento Europeo hanno infatti apposto la propria firma a quella che è stata chiamata Dichiarazione numero 29, ovvero l'iniziativa lanciata dalle autorità di Bruxelles per fermare abusi e violenze sui minori. E che dovrebbe in sostanza portare all'innesto, nella direttiva europea 24/2006 sulla data retention, di una previsione per estendere la conservazione dei dati anche ai motori di ricerca. Le attività legate al search degli utenti sarebbero dunque monitorabili, alla ricerca di potenziali sex offender da denunciare alle autorità.

Un'iniziativa ora approvata dalla stragrande maggioranza dei parlamentari d'Europa. Una proposta già ampiamente criticata dal piratpartiet svedese, ora definita illegittima e male informata dagli stessi rappresentanti di Privacy International. Che hanno infatti annunciato l'avvio di una campagna di protesta contro la Dichiarazione numero 29, subito dopo il coinvolgimento di circa 200 organizzazioni mondiali.
"Una volta che le autorità avranno la capacità di archiviare e monitorare le attività di search dei cittadini europei - si può leggere nell'articolo di Privacy International - verrà aperta una finestra sugli interessi di decine di milioni di persone. E la storia recente ci insegna che questa riserva di dati personali potrebbe essere sfruttata con intenzioni del tutto diverse da quelle iniziali".

Mauro Vecchio
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