Mauro Vecchio

Afghanistan, buio in Rete

Il ministero per le Comunicazioni ha obbligato tutti i provider del paese a bloccare determinati contenuti del web. Come quelli legati a pornografia, gioco d'azzardo e appuntamenti online, anche sui social network

Roma - Un'altra settimana pesante per la libertà d'espressione su Internet: così un titolo scelto da Electronic Frontier Foundation (EFF), a criticare una recente mossa strategica da parte del ministero per le Comunicazioni dell'Afghanistan. Che ha in sostanza obbligato tutti i provider del paese a filtrare determinati contenuti del web.

Contenuti appartenenti a quattro principali categorie, tutte bandite dal governo afghano. Gli ISP locali dovranno bloccare tutti quei siti che risultino afferire a sostanze alcoliche, gioco d'azzardo, pornografia e appuntamenti online, anche sulle principali piattaforme social.

E infatti Facebook è stato inserito nella lista nera diramata dal governo di Kabul, insieme ai servizi di Gmail, alla piattaforma di video sharing YouTube e a quella cinguettante, Twitter. Protagonisti del web attuale, bloccati su tutto il territorio nazionale. Certamente non un colpo di scena, dal momento che già lo scorzo marzo le autorità afghane avevano annunciato di voler procedere con i filtri.
Una mossa che pare riportare il paese alle abitudini censorie dei Talebani, in contraddizione con gli sforzi fatti per garantire al popolo afghano un più generalizzato accesso alla Rete. Nel 2001 - quando i Taliban avevano bloccato ogni accesso - l'utenza locale era pari a zero, cresciuta poi fino a 500mila utenti nel 2008. Una Rete più vasta, che ora verrà monitorata con particolare attenzione.

Mauro Vecchio
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