Da IBM una lampadina molecolare

Grazie alla tecnologia dei nanotubi, IBM ha costruito quella che definisce la più piccola fonte di luce artificiale, una sorta di lampadina in miniatura che potrebbe essere impiegata nei futuri chip ottici

Armonk (USA) - Una lampadina 50.000 volte più piccola di un capello umano. È ciò che i laboratori di IBM sono riusciti a costruire attraverso i cosiddetti nanotubi, microscopici cilindri di carbonio del diametro di pochi atomi che, a seconda della disposizione delle singole molecole che lo compongono, possono comportarsi come un semiconduttore o come un metallo.

La microscopica fonte di luce artificiale creata da IBM assume una certa importanza in previsione dell'impiego, fra 15 o 20 anni, di chip ottici in grado di trasportare, al posto di segnali elettrici, impulsi luminosi. I chip che utilizzano questa tecnologia potrebbero essere usati per creare processori e reti ottiche diversi ordini di grandezza più veloci degli attuali.

I processori del futuro potranno essere non solo molto più veloci di quelli attuali, ma anche più economici e in grado di sviluppare meno calore: è questo infatti uno dei problemi più seri che affliggono le tradizionali tecnologie al silicio.
I nanotubi vennero inizialmente scoperti da uno scienziato giapponese, Sumio Iijima, nel 1991: egli dimostrò che, combinando atomi di carbonio
in costruzioni tubolari del diametro di soli 5-10 atomi, si possono ottenere strutture che si comportano elettricamente proprio come un transistor. Diversi anni più tardi IBM trovò il modo di sviluppare un processo produttivo che consentiva di creare nanotubi in grande quantità, aprendo dunque la strada alla futura produzione in serie di circuiti basati su questi nuovi "mattoni".
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