Roma - Ad annunciarlo erano stati i primi
rumor apparsi
tra le pagine online di Gizmodo. Microsoft avrebbe presto ufficializzato un duplice omicidio. Vittime, le due creaturine social che rispondono al nome di
Kin One e
Kin Two. E, in effetti, l'ufficialità è giunta tempestiva in casa Redmond.
"Abbiamo preso la decisione di focalizzarci sul lancio di Windows Phone 7 -
ha spiegato un comunicato stampa diramato da BigM - e, per questo, in autunno non lanceremo Kin in Europa come avevamo annunciato". Microsoft aveva infatti
presentato al mondo i suoi due nuovi piccoli smartphone, chiamati in codice
Turtle e
Pure.
Due dispositivi dalle forme sinuose, che avrebbero obbedito al mantra rivisitato in casa Redmond:
social, social, social. Ma ora pare che Microsoft abbia altro per la testa, dal momento che
tutti gli sforzi verranno indirizzati verso Windows Phone 7, considerato l'unico rivale di
device come iPhone e gli smartphone basati su Android.
"Procederemo alla fusione della squadra al lavoro su Kin con quella di Windows Phone 7 -
ha continuato il comunicato di BigM - per fornire alle future
release di Windows Phone le valide tecnologie sperimentate con Kin". Valide tecnologie che si sono tuttavia rivelate fallimentari per il colosso di Redmond.
Le vendite statunitensi non sono mai decollate, a causa di un piano tariffario troppo costoso. Venduti attraverso l'operatore
Verizon Wireless, i due Kin costavano rispettivamente 50 e 100 dollari. Cifre scese rapidamente a 30 e 50. Ma
i 30 dollari mensili sono risultati probabilmente eccessivi agli utenti, innanzitutto per la mancata possibilità di inviare un numero illimitato di messaggi di testo.
Ma soprattutto per il fatto che si tratta di una cifra in linea con quelle di altri smartphone, decisamente più completi delle due creaturine social
made in Redmond. E questa è stata probabilmente una delle cause di vendite ben al di sotto delle aspettative, secondo alcuni
tra le mille e le 10mila unità.
C'è infatti chi ha puntato il dito contro un dato di fatto: i due Kin richiedono un abbonamento in stile smartphone senza però offrire ai suoi utenti le caratteristiche di un vero smartphone. Appare dunque probabile che le cosiddette
Generazioni Y non abbiano gradito
la totale assenza di applicazioni e di giochi.
Mauro Vecchio