Mauro Vecchio

Se il copyright castra la pornografia

Avviata una causa contro pornografi e il loro sito. Per undici etichette non avrebbero pagato per alcune canzoni di sottofondo ai video. E i vari attori avrebbero anche mimato alcuni testi con le labbra

Roma - Si tratterebbe di una violazione tra le più sfacciate e offensive. Almeno secondo una letteraccia pervenuta a Miami, sulla scrivania dei vertici di RK Netmedia, società specializzata in contenuti per adulti. Ad inviarla non una, bensì undici etichette discografiche, tra cui la grande sorella Warner Bros, Elektra e Atlantic Records.

Allegato, un corposo documento di 18 pagine, ad illustrare ai responsabili di RK Netmedia i vari dettagli di una causa legale recentemente avviata presso una corte di Los Angeles. Oggetto del contendere, una serie di filmati pornografici caricati sul sito RealityKings.com, tutti colpevoli di aver violato il copyright.

Una violazione che, per le varie etichette, avrebbe più di una sfaccettatura. In primis, RK Netmedia non avrebbe pagato alcunché per alcune canzoni di sottofondo alla serie di video su RealityKings.com. Ma c'è dell'altro: il sito avrebbe sfacciatamente preso in prestito i titoli di alcuni brani per etichettare i vari filmati pornografici.
Tra questi, "Don't stop (till you get enough)" di Michael Jackson, "SexyBack" di Justin Timberlake e "I kissed a girl" di Katy Perry. Quest'ultimo probabilmente utilizzato in un filmato tra sole donne. E non è finita. I vari video prodotti da RK Netmedia si sarebbero macchiati di un reato del copyright noto con l'espressione lip synching.

Attori e attrici avrebbero cioè mimato con le labbra i testi di alcune canzoni protette dal diritto d'autore. Questa dunque l'ultima richiesta da parte delle etichette, che hanno infine fissato il prezzo per ogni tipo di violazione elencata nella causa, pari a 150mila dollari. Solo così gli attori di RealityKings.com potranno tornare a canticchiare Timberlake mentre sono al lavoro.

Mauro Vecchio
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