The Guild, storia di una webserie

di A. Mastrantonio - Un'intervista alla produttrice della serie Kim Evey. Che racconta degli esordi della serialità in rete, sostiene il rimbalzare degli episodi online, discute delle potenzialità delle nicchie

The Guild, storia di una webserieRoma - The Guild è una delle web serie più longeve e di maggior successo tra quelle che hanno calcato la scena della Rete finora. Le avventure di Codex, giocatrice compulsiva di World Of Warcraft, e dei bizzarri componenti della sua gilda virtuale sono diventate un vero e proprio cult per tutti gli appassionati di giochi di ruolo online. La serie, nata nel 2007 da un'idea dell'attrice Felicia Day, ha inaugurato oggi la sua quarta stagione e ha ottenuto oltre 50 milioni di visualizzazioni totali nei 34 episodi distribuiti finora. Si tratta ad ogni modo della punta di un iceberg: Internet è ormai popolato da centinaia di migliaia di prodotti audiovisivi seriali, un mercato enorme che non potrà che crescere in popolarità e giro di affari nei prossimi anni. Abbiamo chiesto a Kim Evey, produttrice esecutiva di The Guild, di parlarci del suo show, dell'attuale panorama della serialità online e di come pensa che si evolverà nel prossimo futuro.

Alfonso Mastrantonio: The Guild è attualmente uno dei più grandi successi tra le serie per il web e ha indubbiamente contribuito a creare attenzione attorno a questa tipo di medium. Come sono cambiate le cose nella Web TV dal lancio della serie?
Kim Evey: Il 2007 è stato davvero l'anno in cui tutto è cominciato. C'erano moltissime piccole case di produzione che finanziavano web serie a basso budget, oltre alle società più potenti che offrivano risorse più consistenti. Solo pochi degli indipendenti sono rimasti attivi fino ad oggi e le case di produzione più grandi sono riuscite a rinnovarsi con nuovi modelli di contenuti e ridimensionamento di budget. Penso che all'epoca facessero fatica a capire perché la gente volesse vedere contenuti video sul web o come facesse a preferire le web series ai programmi televisivi. 
 
AM: Cosa fa di una serie un prodotto adatto all'ambiente del web? Suggeriresti ad un esordiente di individuare una nicchia legata a tematiche tecnologiche o alla cultura geek?
KE: Non penso che un esordiente dovrebbe necessariamente cercare per il suo prodotto una nicchia tecnologica o geek, ma direi che gli converrebbe individuare in ogni caso una nicchia, la più specifica possibile. Detto questo, esistono delle nicchie particolari che interessano un vasto bacino di pubblico, il che è il motivo del grande successo di The Guild. Noi forniamo un prodotto pensato per un gruppo di interesse molto specifico che conta però milioni di membri al suo interno. Ma ce ne sono diversi altri in giro: sportivi, mamme, adolescenti dark, e così via. Il segreto consiste nell'essere realmente parte integrante di quel gruppo e nel lasciare che la tua esperienza al suo interno si riversi nella scrittura del tuo prodotto. Non c'è nulla di peggio di qualcuno estraneo alla tua cerchia che tenta di spiegarti cosa quella cerchia rappresenti per te. In un istante il tuo stesso target si scaglierebbe contro di te.

AM: Attualmente moltissime persone guardano le serie televisive in streaming su portali come Hulu, assistendo ogni volta ad episodi di 20 o più minuti. Pensi che i formati brevi o brevissimi siano ancora una priorità per la serialità online?
KE: Ritengo che una formula da pochi minuti sia un modo divertente ed efficace di raccontare una storia e penso ancora che sia consigliabile mantenere il primo episodio al di sotto dei cinque minuti. In quanto produttrice, faccio fatica a comprendere perché si debba volere un episodio da 20 minuti, ma non capisco neanche l'utilità dei cortometraggi da 20 minuti, e a quanto pare moltissime persone li producono. Se scegli di puntare su episodi più corti, una volta agganciato il tuo pubblico e costruita la tua base di fan ti potrai concedere il lusso di estendere le tue storyline. Ma, perlomeno all'inizio, "lascia che ne vogliano ancora" dovrebbe essere il motto di ogni creativo del web.
AM: Che tipo di modelli di revenue avete sperimentato con The Guild?
KE: Abbiamo utilizzato un po' di tutto, con buoni risultati in tutti i casi: riceviamo parte dei proventi pubblicitari di YouTube, abbiamo firmato contratti di distribuzione con MSN, vendiamo merchandising, DVD e, nell'online store della Xbox 360, episodi in formato podcast. Durante la prima stagione siamo anche ricorsi alle sottoscrizioni volontarie, ma solo per questioni di emergenza e non per ricavarne profitto, perché in quel periodo facevamo fatica a portare a termine le puntate. Non penso che sia un modello poco valido, ma non lo considero un metodo affidabile per ottenere dei ricavi consistenti. È difficile convincere delle persone a pagare per dei contenuti così brevi. Non so quanti di questi video guarderei se li dovessi pagare anche solo 99 centesimi ciascuno. Inoltre, con YouTube e tutti questi aggregatori di torrent, è praticamente impossibile evitare che il tuo contenuto si diffonda gratuitamente. Creerebbe una situazione opposta a quella ideale: invece di sperare che il nostro prodotto venga visto da sempre più persone, saremmo ridotti a pattugliare costantemente il web per far rimuovere i tuoi video dai vari siti. Cerchiamo di evitare il più possibile di farlo, a meno che il sito il questione non affianchi il nostro nome a contenuti pornografici, cerchi di vendere qualche prodotto a nostro nome o voglia far credere che sosteniamo qualche causa in cui in realtà non crediamo.
 
AM: Quanto viene a costare la produzione di un episodio di The Guild in media?
Per quanto riguarda il nostro budget non posso fornire informazioni precise ma dubito fortemente che ci siano molti produttori in grado di realizzare un film indipendente della durata della nostra serie con la stessa somma di denaro.
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