Claudio Tamburrino

WoW, il paradosso dell'anonimato

Divulgati per sbaglio gli indirizzi di coloro che avevano protestato contro il bando dei nickname. Responsabile sarebbe ESRB, cui si erano rivolti gli utenti preoccupati

Roma - Entertainment Software Ratings Board (ESRB), che ha patrocinato tra l'altro il programma "Privacy online", ha divulgato per sbaglio l'intera lista degli indirizzi email delle persone che vi si erano rivolte per protestare contro la decisione (poi ritrattata) di Blizzard di abolire l'anonimato sui propri forum.

Le email inviate all'indirizzo privacy@esrb.org, infatti, avrebbero avuto una risposta generale, destinata a tutti e con la lista dei mittenti e dei loro recapiti in chiaro.

"Grazie per averci contattato - si legge nella risposta - a proposito delle policy recentemente adottate da Blizzard e per averci espresso le vostre preoccupazioni sulle possibili conseguenze che queste potrebbero avere sulla privacy". In realtà però, non entrando nel merito della questione, la ESRB ha sottolineato agli utenti preoccupati che privacy non vuol dire per forza anonimato, ma solo sicurezza nella trattazione dei dati raccolti. E, con estrema ironia della sorte e beffa per gli utenti, lei stessa ha erroneamente divulgato gli indirizzi idealmente affidatele con l'invio della missiva.
ESRB si è scusata con un comunicato ufficiale: ha spiegato che l'errore, commesso da un suo dipendente, è stato dovuto dalla volontà di "rispondere velocemente alle migliaia di persone che si erano rivolte ad essa", ha spiegato che ha coinvolto (fortunatamente) solo una "parte limitata" di tutti coloro che gli avevano scritto, e ha promesso di "far tutto il possibile affinché non si ripeta più".

Claudio Tamburrino
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