Mauro Vecchio

ACTA, un segreto troppo vasto?

Eccessivo il numero di ambiti che verrebbero regolamentati dal trattato anti-contraffazione. A dirlo, il presidente dell'associazione statunitense della proprietà intellettuale. Pare inoltre che gli accordi siano tornati segreti

Roma - Una lettera breve e concisa, spedita all'attenzione dell'ambasciatore statunitense Ron Kirk. A scriverla, Douglas K. Norman, presidente della Intellectual Property Owners Association (IPO). Che non sembra aver particolarmente gradito certi aspetti del famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), ovvero il trattato con cui vari governi del pianeta vorrebbero estendere a livello globale la tutela della proprietà intellettuale.

Ed è proprio su questa estensione che si è soffermato nella sua missiva il presidente di IPO. Norman ha infatti sottolineato come le trame anti-contraffazione di ACTA siano più che fitte, pronte ad abbracciare un numero eccessivamente elevato di ambiti legati alla proprietà intellettuale.

"ACTA va decisamente al di là della semplice questione della contraffazione - ha spiegato Norman - La sua ampia definizione comprende tematiche che vengono in generale gestite in ambito civile da molti impianti giuridici del mondo, specialmente negli Stati Uniti". Il presidente di IPO ha quindi sottolineato come il trattato andrebbe a modificare certi meccanismi legali a stelle e strisce.
In sostanza, ACTA potrebbe cambiare la legge statunitense attraverso una pericolosa trasformazione. Quelli che attualmente sono procedimenti di natura civile concernenti violazioni non legate alla contraffazione potrebbero essere dunque perseguiti a livello penale, secondo i dettami delle leggi federali.

"IPO riconosce l'importanza di misure atte a contrastare la contraffazione del trademark - ha proseguito Norman - Ma non tutte le violazioni del trademark costituiscono una forma di contraffazione". Il presidente ha quindi spiegato a Kirk la differenza che intercorre tra la violazione di un marchio - che causerebbe quindi uno stato di confusione tra i consumatori - e la contraffazione, ad esempio la produzione di un DVD fasullo.

Le critiche di un'associazione del calibro di IPO sono giunte certo inaspettate, dal momento che non si tratta di certo di un'entità favorevole al generale indebolimento della lotta alla proprietà intellettuale. Ma quelle di Norman non sono state le uniche parole spese contro certi aspetti del trattato globale anti-contraffazione.

Un'aria di bufera tirava infatti nel corso di una recente seduta del Parlamento d'Europa. Le autorità del Vecchio Continente non avrebbero intenzione di ingoiare dagli Stati Uniti quella che è stata ritratta come ipocrisia, almeno secondo il commissario europeo per il Commercio Karel De Gucht. Al centro della bufera, i potenziali rischi per i diritti fondamentali di milioni di cittadini.

Contro ACTA si è scagliato ancora Christian Engstrom, membro parlamentare appartenente al Partito Pirata svedese. I negoziatori del trattato avrebbero informato in gran segreto i rappresentanti europei, dopo l'ultimo round tenutosi a Lucerna. Questo in barba a quanto sbandierato in precedenza dai sostenitori del trattato, che ne avevano diramato una copia aggiornata per dimostrare buone intenzioni in materia di trasparenza.

Ma pare che le negoziazioni siano tornate ad una dimensione segreta, in particolare quelle tra i negoziatori e i membri del Parlamento Europeo. Mentre la fazione dei Verdi ha chiesto alle autorità di Bruxelles di spingere verso una nuova trasparenza, ma soprattutto di fare in modo che ACTA parli solo ed esclusivamente di contraffazione.

Mauro Vecchio
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