Claudio Tamburrino

Brevetti, un piccolo passo per la riforma

La prima decisione dell'USTPO post-Bilski nega un brevetto ad HP perché il codice del software è astratto. E in quanto tale rappresenta un'eccezione di non brevettabilità

Roma - La prima forma di decisione post-Bilski (la sentenza che sembra aver minimamente scalfito il meccanismo con cui è riconosciuta la brevettabilità di un metodo commerciale o di un software) sembra effettivamente dar ragione a chi vi aveva visto un minimo spiraglio contro la brevettabilità dei programmi così com'è attualmente concessa.

Il Board of Patents Appeals and Interferences (BPAI), l'organo dell'Ufficio statunitense marchi e brevetti (USTPO) che ha il compito di revisionare l'approvazione di un brevetto contestato, nel primo caso riguardante un software successivo alla dibattuta sentenza, ha respinto la richiesta di brevetto avanzata da HP: la motivazione è che "il codice del software è astratto" e quindi in quanto tale costituisce una delle eccezioni alla brevettabilità.

I fatti, dunque, danno per il momento torto a quegli osservatori che nella sentenza Bilski, certamente cauta rispetto alle aspettative, non avevano intravisto nulla di buono. E speranze a chi preme per una riforma del sistema brevettuale, che a questo punto potrebbe partire dalle pratiche interne dell'Ufficio brevettuale. Le future decisioni dell'USTPO diranno chi l'avrà vinta.
Claudio Tamburrino
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