Mauro Vecchio

USA, chi ha paura della geolocalizzazione?

Intervistati 1500 utenti social, a proposito dei rischi connessi a servizi come Foursquare e Gowalla. Più della metà teme stalker, ladri e invasori della privacy. Ma si tratta di strumenti sempre più usati

Roma - C'è chi ha ricordato il sito PleaseRobMe, che metteva in guardia milioni di utenti social sui potenziali rischi derivanti da una condivisione eccessiva. Al centro dei timori, il successo crescente dei vari servizi di geolocalizzazione - tra questi Foursquare e Gowalla - che metterebbero in pericolo la privacy degli utenti più ciarlieri.

E proprio questo rischio sembra preoccupare il 55 per cento di un campione scelto dalla società di sicurezza Webroot. Che durante lo scorso giugno ha sottoposto a circa 1500 utenti social alcune domande online, per capire in cosa consistano le loro principali preoccupazioni.

Più della metà degli intervistati ha quindi sottolineato quanto sia concreta la minaccia per la privacy tra i meandri dei principali strumenti di geolocalizzazione. Mentre il 45 per cento dei cittadini britannico-statunitensi ha evidenziato un problema già affrontato proprio da PleaseRobMe: ovvero che i ladri possano approfittare delle uscite localizzate per mettere a frutto i propri piani.
Il 49 per cento delle donne intervistate ha poi illustrato un'ulteriore tematica di rischio legata a servizi come Foursquare. Che potrebbero venire utilizzati da stalker e molestatori affini per conoscere esattamente la posizione delle vittime. Ma ci sono ulteriori dati che hanno in un certo senso sorpreso, dato il generale livello di consapevolezza da parte degli utenti.

Quasi il 40 per cento del campione ha infatti dichiarato di utilizzare almeno un servizio di geolocalizzazione online, mentre circa il 30 per cento non ha fatto mistero di condividere le proprie posizioni con persone sconosciute. Un intervistato su nove ha poi ammesso di aver sfruttato queste piattaforme per fare incontri, sia in ambienti digitali che reali.

Quella della privacy social è tuttavia una tematica affrontata con più frequenza dalle persone con più di 60 anni, almeno secondo un'altra ricerca condotta dal Marist Institute for Public Opinion. Nella fascia d'età tra i 18 e i 29 anni il pericolo verrebbe avvertito di meno, solo nel 43 per cento dei casi contro un 63 per cento relativo agli adulti.

Mauro Vecchio
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