Luca Annunziata

Nokia e Sony Ericsson, destini incrociati

La finlandese sta consumando la pazienza di investitori e analisti. La concorrenza che unisce Giappone e Svezia sembra aver invece scovato la chiave di volta per la sua rinascita

Roma - Per un'azienda che è indicata in calo, un'altra che sembra confermarsi in ascesa. Č presto per sentenziare vittorie o sconfitte, ma l'opinione degli analisti sull'andamento di due pezzi grossi del mercato della telefonia mobile come Nokia e Sony Ericsson è tutto sommato concorde: per la prima si attende, ormai da tempo, un deciso cambio di rotta in grado di riportarla sulla breccia dopo anni di sconquassi causati da RIM e Apple. Per la seconda, invece, il piano di ristrutturazione dell'offerta sembra stia funzionando, con buone prospettive anche per il futuro.

Al centro di tutto c'è la ormai storica scesa in campo di Apple con iPhone, unita alla decisione di Google di fare qualcosa di simile con Android: entrambe le piattaforme hanno sparigliato le carte di un mercato che, fino a quel punto, vedeva sostanzialmente Nokia sbaragliare tutti in tutte le fasce di mercato (dai telefonini entry level agli smartphone) con la propria offerta, fatta eccezione forse per gli USA. E se sui telefoni meno complessi, quelli per intenderci che costituiscono la fetta grossa della torta delle vendite, Espoo continua a dettar legge (pur con qualche pensiero in più che viene dalle coreane Samsung ed LG), è nella fascia alta che ci si gioca l'immagine e buona parte del profitto: qui Nokia stenta, mentre SE pare aver trovato una prima via d'uscita puntando tutto su Android.

E così, dopo diversi trimestri di rosso, per la seconda volta consecutiva la joint venture nippo-svedese ha presentato un bilancio in positivo (seppur non di molto) per i tre mesi appena trascorsi: 12 milioni di euro sono stati guadagnati nel Q2 di Sony Ericsson, una cifra non particolarmente significativa in un mercato che ha abituato a ben altri volumi, ma che invece costituisce un balzo notevole rispetto ai 213 milioni di euro di perdite dichiarate nello stesso periodo dello scorso anno. Nel Q1, SE aveva invece messo in cassa 21 milioni: in controtendenza la vendita di terminali, cresciuta di 500mila esemplari circa, ma in calo invece rispetto a un anno fa (quasi 14 milioni di pezzi nel secondo trimestre 2009).
La chiave della rinascita di SE è tutta qua: meno pezzi venduti, aumento in percentuale della quantità di apparecchi appartenenti alla fascia alta del mercato. Sono prodotti che montano spesso Android, smartphone a tutti gli effetti, e che hanno fatto balzare il valore medio dei prodotti venduti da 134 a 160 euro cadauno: significa, in pratica, che per ogni cellulare venduto a Sony Ericsson finiscono più soldi in cassa, minimizzando anche il calo della sua quota di mercato (-2,3 per cento all'inizio del 2010). Tutto ciò, unito a una profonda ristrutturazione che ha tagliato oltre 4mila teste a partire dal 2008, dovrebbe condurre l'azienda a una prospettiva più rosea per il 2010.

Di tutt'altro tenore le questioni che tengono banco in casa Nokia: è proprio la penetrazione nella fascia di mercato degli smartphone a impensierire analisti e investitori, con questi ultimi che arrivano a chiedere a chiare lettere un avvicendamento ai vertici dell'azienda finlandese per rilanciarne l'azione. La presenza in casa di Symbian, Symbian^3 e Symbian^4, oltre alla collaborazione in corso con Intel su MeeGo, non semplifica la scelta per i consumatori, che non hanno chiara la prospettiva sul futuro dei telefonini di fascia alta di Espoo.

A risentirne, oltre allo smalto del marchio, anche il titolo in borsa: e con un assetto azionario complicato come quello di Nokia, dove manca un personaggio di spicco in grado di far pesare le proprie opinioni (come fu Carl Icahn nella vicenda Motorola, che ora invece si avvia a conclusione dopo essersi rilanciata lei stessa grazie ad Android), la situazione potrebbe andare per le lunghe. Proprio il contrario di quello di cui avrebbe bisogno Nokia: ovvero un cambio di mentalità, volto ad accogliere con maggiore attenzione le indicazioni che vengono da un mercato che negli ultimi anni ha visto trionfare BlackBerry, iPhone e gli smartphone Android. Tutti prodotti con caratteristiche differenti, ma con in comune un approccio spiccato alla gestione dei servizi online.

Luca Annunziata
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