Mauro Vecchio

Se il filtro antispam denuncia tutti

Un'azienda texana contro i colossi del business tecnologico (e non solo) a stelle e strisce. I 36 imputati avrebbero violato un brevetto risalente agli albori della Rete. Sfruttando indebitamente una tecnologia antispam

Roma - A finire sotto accusa è stato il gotha delle tecnologie informatiche, formato da protagonisti del calibro di Apple, Google, Yahoo!, RIM e Dell. Ma anche grandi retailer come JCPenney e prestigiosi istituti finanziari come Bank of America. Una lista che è sembrata a molti una vera e propria enciclopedia del business, per un totale di 36 imputati per violazione di brevetto.

Ad intentare la causa è stata una società texana chiamata InNova, che ha informato un giudice della città di Marshall di essere legittimamente in possesso di una particolare tecnologia antispam. Tecnologia di filtraggio protetta da un brevetto depositato circa 15 anni fa dal fondatore di InNova Robert Uomini.

I 36 accusati avrebbero tutti approfittato per anni di quella che è stata descritta come una tecnologia atta a separare i messaggi di posta elettronica indesiderati da quelli effettivamente attesi dagli utenti. Una divisione forse rivoluzionaria per una Internet agli albori come quella di 15 anni fa, quando Uomini otteneva il brevetto numero 6,018,761.
La tecnologia di InNova è stata quindi definita come uno dei primi, fondamentali mattoni dell'intero ecosistema della comunicazione a mezzo posta elettronica. Almeno secondo i rappresentanti legali del founder Uomini, che hanno poi ricordato come l'attuale meccanismo legato alla posta elettronica smetterebbe di funzionare senza il filtraggio dell'azienda texana.

Mauro Vecchio
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