Comunica/ Sulla TV Digitale il peso del Net

di Simone Favaro (presidente AISCOM) - La tv sat e quella tradizionale confondono stili e offerta e non pongono attenzione alle promesse dei new media. Dalla RAI, ora, finalmente un segnale di rottura. L'utente Tv torna parte attiva

Roma - Sulla TV digitale e sui modelli che essa deve avere, sulle potenzialità e sui modi di attuarli si sono spesi litri di inchiostro e si sono consumate milioni di tastiere. Con l'arrivo del digitale sembrava che televisione, carta stampata e radio fossero destinate a sparire in favore del computer.

Si sono stanziati finanziamenti, si sono avviate società, sono stati spediti in orbita satelliti, si è preparata l'infrastruttura; era tutto pronto per le trasmissioni. Unico problema: "cosa trasmettiamo?" . Le Tv satellitari hanno iniziato, quindi, a veicolare gli stessi programmi che venivano trasmessi nella rete terrestre con il risultato che, per sostenere i costi delle infrastrutture, si è impoverita la TV per portare gli utenti sul satellite.

Ma qual è la differenza tra la tv terrestre e quella satellitare, ad eccezione della cifratura di alcuni canali o della minore presenza di pubblicità? Credo proprio nessuna. L'interattività promessa si è limitata alla libertà di scelta nell'ampio panorama di offerta (come in quella via etere) e gli spettatori sono costretti a rispettare i palinsesti (come nella TV via etere).
In questi giorni si è parlato molto della relazione che la presidente della RAI, Lucia Annunziata, ha esposto di fronte alla Commissione di Vigilanza. Al di là dei temi politici, le venti pagine di analisi e di suggerimenti esposti propongono una nuova filosofia di comunicazione in cui il ruolo rilevante è svolto dalla tecnologia e, in particolar modo dalla rete. Proprio in queste pagine si legge la possibilità di realizzare il sogno del digitale.

La via proposta per il risanamento sfrutta le tecnologie adsl, satellitare, internet ed ha come prerequisito l'acquisizione in digitale degli archivi radiofonici e televisivi dell'azienda per poi estendersi alla digitalizzazione delle teche di istituzioni, università e biblioteche. Il modello è un sistema convergente in cui la RAI diviene catalizzatore di informazioni accessibili e selezionabili liberamente dall'utente, che per accedervi sarà libero di scegliere lo strumento tecnologico più vicino alle proprie esigenze.

I suggerimenti avanzati nella relazione, unitamente all'avvio della diffusione di connessioni ad alta velocità (dsl, adsl, hdsl, ecc.), lasciano intravedere una tv finalmente digitale. Qualora il sistema televisivo italiano nel suo complesso adottasse il modello di integrazione, l'utente sarebbe finalmente attivo e potrebbe decidere realmente quali film, trasmissioni, libri, documentari consultare, quando farlo e, aspetto non secondario, come usufruirne. Anche qualora questi contenuti fossero targetizzati a seconda del pubblico a cui la società ha intenzione di rivolgersi, sarebbe pur sempre possibile decidere se usufruirne o di cosa fare uso.

E' il chiaro esempio di come il modello internet (pluralità di informazione, accessibilità, interazione) stia sempre più influenzando i mezzi di comunicazione di massa e di come sia avvertita la necessità di un cambiamento, per adeguarsi ai mutamenti che stanno avvenendo nella modalità di fruizione dell'informazione.

Simone Favaro
presidente AISCOM
Associazione italiana Sviluppo Scienze della Comunicazione
TAG: italia
2 Commenti alla Notizia Comunica/ Sulla TV Digitale il peso del Net
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  • Quando si parla d'interattività si pensa ai programmi interattivi in cui il telespettatore può scegliere tutto o parte di quello che succede in video, dai giochi all'informazione.
    In realtà noi utenti vorremmo semplicemente avere una TV on-demand, proprio come ci ha abituato Internet da qualche anno a questa parte.
    Il sito xxx non va "in onda" a una certa ora, ma è sempre disponibile; ogni giorno cambia i propri contenuti e quelli precedenti sono consultabili in archivio.
    Fastweb, con la sua videostation ha realizzato qualcosa di simile. Il Videorec. Ovvero un videoregistratore online, con una semplice interfaccia che permette, sia dal TV che dal web, la registrazione dei programmi che andranno in onda per poi vederseli con calma "on-demand". Come spesso accade nei new-media, anche in questo caso manca la sperimentazione sull'utente vero, quello che poi usa i servizi.
    Infatti, contro ogni logica, non esiste la possibilità di identificare un programma per poi averne SEMPRE le puntate a disposizione. Infatti bisogna programmare manualmente ogni singola registrazione.
    Non serve essere dei programmatori per immaginare quanto sia semplice intridurre questa "piccola" funzione in più, che nel suo piccolo, realizzerebbe la prima vera versione di Tv on-demand reale. Dico "reale" in contrapposizione a Raiclick che di reale ha ben poco, visto che propone solo materiale "polveroso".

    Ciao
    2.0
    non+autenticato
  • Con tutte le critiche che possono essere fatte, anche a ragione, su Rai Click è il primo esperimento di tv on-demand. Ovviamente da qualche parte si deve pur iniziare. E' come se volessimo andare sullo spazio, senza prima costruire il razzo. Credo che i progetti in atto siano proprio orientati a quello che tu dicevi: creare un archivio permanente accessibile sempre e su richiesta.
    Se con "polveroso" ti riferisci ai programmi di archivio, beh credo che comunque sia sempre un passo da non sottovalutare. Prima di mettere inpiedi una redazione, devi vedere se il gioco vale la candela. Che ne dici?
    non+autenticato