Roma - Secondo Lookout, azienda che si occupa sicurezza nel settore della telefonia,
quasi la metà delle app di Android e circa un quarto di quelle di iPhone
conterrebbero codice che potenzialmente può essere utilizzato per raccogliere dati personali degli utenti e inviarli ad un soggetto terzo. Inserito, per esempio, con l'intenzione di agevolare l'advertising, rappresenta una porta aperta ai malintenzionati.
In particolare, l'azienda ha citato applicazioni sviluppate per Android da
Jackeey Wallpaper, le quali avrebbero inviato informazioni sensibili dei propri utenti in Cina. Le vittime sarebbero comprese
tra 1,1 e 4,6 milioni: i loro
dati personali (dettagli SIM card, numero di telefono o della casella vocale ecc.) sarebbero stati consegnati al sito cinese
www.imnet.us.
Se nel caso delle applicazioni che operano su iOS il controllo preventivo adottato da Apple
permette di vigilare un po' più facilmente e in quel caso eliminare l'applicazione che violi le condizioni di utilizzo relative alla privacy, il discorso con il Marketplace di Android si fa più complicato.
Con la nuova minaccia per gli utenti Android, insomma, si torna a
parlare della sicurezza del sistema aperto adottato da Google e dell'utilità del
kill switch. D'altra parte un
recente studio ha rilevato come la piattaforma preferita dagli sviluppatori sia proprio Android:
il 60 per cento dei programmatori del campione intervistato ha lavorato o sta lavorando su progetti Android, contro il 50 per cento di iOS.
Nonostante iPhone
detenga ancora il maggior numero di applicazioni (circa 225mila contro le 72mila di Android), l'interesse degli sviluppatori sembra iniziare a pendere verso il sistema operativo di Mountain View: a pesare, sia la maggiore libertà (non vi è il rischio di non superare l'approvazione di Cupertino) sia la
dimensione della piattaforma di advertising che detiene Google, che nel caso delle applicazioni basate sulla pubblicità rappresenta un fattore determinante.
Claudio Tamburrino