Claudio Tamburrino

USA: ebook, antitrust, Apple e Amazon

Al centro i contratti stipulati con gli editori per i libri digitali. Secondo il procuratore del Connecticut minerebbero la concorrenza. In Italia, invece, Edigita riceve il nulla osta di Agcom

Roma - Il procuratore generale del Connecticut, Richard Blumenthal, ha aperto un'inchiesta sugli accordi stipulati da Amazon e Apple con gli editori per la vendita di ebook. Il dubbio è che abbiano violato i regolamenti antitrust.

Secondo l'ipotesi del procuratore, c'è il rischio che gli accordi così firmati possano taglie fuori altri possibili concorrenti dal mercato degli book, costituendo una specie di "cartello" del libro digitale. L'interesse di Blumenthal conferma le ipotesi che vede il mercato dei libri digitali prossimo alla piena maturazione: per permettere ad eventuali concorrenti di parteciparvi (garantendo così la costituzione di un settore sano) occorre sgombrare il campo da dubbi e possibili blocchi.

A preoccupare il procuratore generale in particolare la cosiddetta clausola della nazione più favorita concessa da editori come Macmillan e Simon&Schuster a Amazon e Apple: la formula, mutuata dal diritto internazionale, impone di fornire alla controparte stipulante sempre la condizione commerciale migliore (il prezzo più basso), adeguandola - per esempio - a quella offerta a altri soggetti anche con accordi successivi.
La clausola della nazione più favorita, pur essendo non illegale di per sé, rischierebbe di bloccare il mercato perché già concessa ai due operatori principali del settore: significa cioè che gli editori sono del tutto disincentivati dal fare in futuro qualsiasi tipo di sconto a singoli distributori, innescando un positivo meccanismo di concorrenza, perché significherebbe concederlo a tutti i suoi partner commerciali.

Intanto sembra muoversi qualcosa anche in Italia: il progetto Edigita (Editoria Digitale Italiana), annunciato a maggio come "la prima piattaforma digitale italiana dedicata esclusivamente alla distribuzione degli ebook" ha ricevuto il via libera dell'antitrust. Pur collaborando con vari protagonisti dell'editoria italiana (effe 2005, Messaggerie Italiane e Rcs libri) non costituisce per l'Agcom un'operazione di concentrazione. La piattaforma sarà dunque operativa dal mese di novembre e partirà con un catalogo di oltre 1.500 titoli.

Claudio Tamburrino
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38 Commenti alla Notizia USA: ebook, antitrust, Apple e Amazon
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  • Prezzi alti, cataloghi monchi, formati chiusi e non compatibili con tutti i programmi e dispositivi di lettura in circolazione.

    Non ce ne frega un accidente di niente delle beghe commerciali / legali degli editori, né del diritto d'autore.
    Se la situazione continuerà ad essere questa, ci rivolgeremo alla pirateria.
    Funz
    13000
  • Non so come funzioneranno edigita, bookrepublic & c. ma Stealth di Simplicissimus non mi pare niente male. I formati sono standard (tutti epub e qualche pdf), non ho ancora visto libri protetti da DRM, e l'offerta editoriale è interessante (Iperborea e altri indipendenti).
  • Che vergogna. Con questa mossa la piccola e media editoria e quel che ancora resta di indipendente verrà completamente strozzato. I grandi editori posseggono già distributori, catene di librerie e store online. Gruppi come Mauri-Spagnol (che possiede 14 case editrici), Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli-Corriere della Sera riescono a incassare fino al 90% del prezzo di copertina, contro il 15-17% di tutti gli altri.
    Gli ebook e l'editoria online avrebbero potuto far aggirare agli editori il collo di bottiglia del distributore - che prende il 50% del prezzo di copertina - e contribuire all'abbassamento drastico del costo, per giunta con un aumento dei proventi anche per gli autori; e invece ci si ritrova con i soliti colossi che, anche qui, fanno la voce grossa e spazzano via tutto il resto. Sono MESI che Edigita si fa una propaganda al limite dello sconveniente, e sarà l'ennesimo modo mediante il quale i grandi gruppi faranno profitti anche sui libri fatti dagli altri. Per non dire del caso, da brivido, per cui uno è contemporaneamente editore, distributore e venditore. Solo le compagnie petrolifere fanno cose simili.
    E l'antitrust dice che va tutto bene?
  • L'editoria è destinata a sparire, prima la piccola, poi la grande.
    non+autenticato
  • e poi leggere diventerà un reato...buhahahahah!
  • È l'unico modo per avere veramente una libera concorrenza
    non+autenticato
  • Sì, certo, tanto i libri si traducono da soli, si correggono da soli, si editano da soli e dulcis in fundo si impaginano da soli. Anche la copertina, sorge spontaneamente dalle pagine come un parto virginale. Guardate che la gente per fare i libri LAVORA. Tra l'autore e la tipografia o l'ePUB ci sono almeno altre tre persone. E non è che 'sta gente faccia libri come fosse fare volontariato...
  • si si, ma guarda che CC non vuol dire gratis. Così come OpenSource non è Free. Il fatto che vi possano essere libri in CC e che vi si possa viverci come lavoro, dovrebbe essere una modifica della percezione del mercato da parte degli utenti stessi. Vale a dire ricompensare il lavoro pagando opere che possono comunque essere accessibili.
    non+autenticato
  • Lo so. Ma il mondo non è CC. Mentre lavoriamo per un mondo CC, mentre cambiamo il modello di consumo, la compulsione all'acquisto, mentre spostiamo l'attenzione e la relazione sul lavoro e non sul prodotto [cfr. K Marx, Il Capitale, libro primo, capitolo 4, feticismo delle merci] e mentre rendiamo questo posto, nel nostro piccolo, più simile al migliore dei mondi possibili, ricordiamoci che prima di mandare allegramente un libro in CC, magari sarebbe carino retribuire la correttrice di bozze che ha fatto l'indice dei nomi e revisionato la bibliografia pedestre dell'autore, l'impaginatrice che ha reso il tutto leggibile, il tizio che ha comprato i diritti per le immaigni e quello che quelle immagini le ha rese decenti, ciascuno affrontando certi costi.
    Come ho scritto sotto, l'editore incassa al più il 20% del prezzo di copertina. Il 50, invece, va al distributore. Prima di parlare di CC, sarà il caso di farsi un'idea di chi sono gli attori nel mondo dell'editoria, dove si concentrano i poteri e, quindi, semmai, capire come agire. Perché io sarei molto felice di potere vendere in rete dei libri a 4 euro anziché 16, e la piccola casa editrice ci guadagnerebbe anche più di quanto non ci guadagna adesso, ma prima di passare a forme di CC devo accertarmi che chi lavora sia pagato. Non posso sperare nella "bontà del prodotto". Se speriamo in quella - determinata dalle vendite - in Italia finiremo con il pubblicare solo Moccia e Vespa.
  • - Scritto da: GioCa83
    > Lo so. Ma il mondo non è CC.

    In realtà, sì. Ciò che si può copiare all'infinito ha disponibilità infinita, e costo che tende a zero. Il copyriright è una situazione artificiosa, che non ha riscontro in natura.



    > ricordiamoci che prima di mandare allegramente un
    > libro in CC, magari sarebbe carino retribuire la
    > correttrice di bozze che ha fatto l'indice dei
    > nomi e revisionato la bibliografia pedestre
    > dell'autore, l'impaginatrice che ha reso il tutto
    > leggibile, il tizio che ha comprato i diritti per
    > le immaigni e quello che quelle immagini le ha
    > rese decenti, ciascuno affrontando certi
    > costi.

    All'utente finale non può importare di meno il sapere quanto sono state pagate queste persone. Importe che si possa leggere il libro, e che i costi per farlo siano il più ridotti possibile.


    > sarei molto felice di potere vendere in rete dei
    > libri a 4 euro anziché 16, e la piccola casa
    > editrice ci guadagnerebbe anche più di quanto non
    > ci guadagna adesso, ma prima di passare a forme
    > di CC devo accertarmi che chi lavora sia pagato.

    E l'utente, nel frattempo, si è andato a scaricare dal P2P il libro craccato, e ti ignora. Cosa hai ottenuto?


    > Non posso sperare nella "bontà del prodotto".

    Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi per misurarla. Tu come la definiresti?

    > Se
    > speriamo in quella - determinata dalle vendite -
    > in Italia finiremo con il pubblicare solo Moccia
    > e
    > Vespa.

    E questa sarà la fine dell'editoria. Forse conviene vendere tutto subito, per non fare la fine dei negozi di dischi e delle videoteche.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > - Scritto da: GioCa83
    > > Lo so. Ma il mondo non è CC.
    >
    > In realtà, sì. Ciò che si può copiare
    > all'infinito ha disponibilità infinita, e costo
    > che tende a zero. Il copyriright è una situazione
    > artificiosa, che non ha riscontro in
    > natura.

    Neanche i transistor. Che argomento è? (a parte che è matematicamente sbagliato, perché fai finta che il supporto sia irrilevante)

    >
    > All'utente finale non può importare di meno il
    > sapere quanto sono state pagate queste persone.
    > Importe che si possa leggere il libro, e che i
    > costi per farlo siano il più ridotti
    > possibile.

    Questo si chiama avidità, consumismo capitalistico all'ultimo stadio, totale mancanza di rispetto per il lavoro e le capacità altrui, concorrenza spietata, gioco al massacro. A me, scusami, ma importa sapere quanto sono state pagate le persone che hanno lavorato per quello che sto usando.

    >
    >
    > > sarei molto felice di potere vendere in rete dei
    > > libri a 4 euro anziché 16, e la piccola casa
    > > editrice ci guadagnerebbe anche più di quanto
    > non
    > > ci guadagna adesso, ma prima di passare a forme
    > > di CC devo accertarmi che chi lavora sia pagato.
    >
    > E l'utente, nel frattempo, si è andato a
    > scaricare dal P2P il libro craccato, e ti ignora.
    > Cosa hai ottenuto?


    >
    > > Non posso sperare nella "bontà del prodotto".
    >
    > Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi per
    > misurarla. Tu come la
    > definiresti?

    Era scritto polemicamente oltre. Il livore ti sta annebbiando la vista.
    E siccome non si può misurare, va da sé che non ci posso fare affidamento. Oppure, non ci posso fare affidamento proprio perché non la si può misurare. Però se devi polemizzare senza manco fare lo sforzo di capire cosa scrivo dimmelo, così smetto anche io di sforzarmi di spiegarmi.

    >
    > > Se
    > > speriamo in quella - determinata dalle vendite -
    > > in Italia finiremo con il pubblicare solo Moccia
    > > e
    > > Vespa.
    >
    > E questa sarà la fine dell'editoria. Forse
    > conviene vendere tutto subito, per non fare la
    > fine dei negozi di dischi e delle
    > videoteche.

    Non male, come non sequitur.
  • > Neanche i transistor. Che argomento è? (a parte
    > che è matematicamente sbagliato, perché fai finta
    > che il supporto sia
    > irrilevante)

    Il supporto è irrilevante, perchè non me lo dai tu, ce lo metto io. Il supporto era rilevante quando me lo forniva l'editore (quindi, nel libro cartaceo), mentre con l'ebook, il supporto hardware (ad esempio una scheda SSD) si compra a parte, e si usa più volte.

    >
    > >
    > > All'utente finale non può importare di meno il
    > > sapere quanto sono state pagate queste persone.
    > > Importe che si possa leggere il libro, e che i
    > > costi per farlo siano il più ridotti
    > > possibile.
    >
    > Questo si chiama avidità, consumismo
    > capitalistico all'ultimo stadio

    Poco fa non lo chiamavi comunismo?

    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2962026&m=296...

    mentre cambiamo il modello di consumo, la compulsione all'acquisto, mentre spostiamo l'attenzione e la relazione sul lavoro e non sul prodotto [cfr. K Marx, Il Capitale, libro primo, capitolo 4, feticismo delle merci]

    Deciditi, almeno


    > A me, scusami, ma importa sapere quanto sono state
    > pagate le persone che hanno lavorato per quello
    > che sto usando.

    Paga pure, chi te lo impedisce?


    > > > Non posso sperare nella "bontà del prodotto".
    > >
    > > Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi per
    > > misurarla. Tu come la
    > > definiresti?
    >
    > Era scritto polemicamente oltre. Il livore ti sta
    > annebbiando la
    > vista.
    > E siccome non si può misurare, va da sé che non
    > ci posso fare affidamento. Oppure, non ci posso
    > fare affidamento proprio perché non la si può
    > misurare. Però se devi polemizzare senza manco
    > fare lo sforzo di capire cosa scrivo dimmelo,
    > così smetto anche io di sforzarmi di
    > spiegarmi.

    Fondamentalmente abbiamo scritto una cosa molto simile. Io mi sono solo spinto un po' oltre, facendoti notare che la "bontà del prodotto" non esiste.



    > > E questa sarà la fine dell'editoria. Forse
    > > conviene vendere tutto subito, per non fare la
    > > fine dei negozi di dischi e delle
    > > videoteche.
    >
    > Non male, come non sequitur.

    Mi pare di capire che tu sei nel settore della piccola ditoria, da quello che scrivi.
    Vedila così: adesso, chi era nella vendita di dischi, o nelle videoteche, rimpiange di non aver cambiato quando poteva ancora guadagnarci qualcosa, e chiude dopo anni in perdita, lasciando solo debiti; chi ha capito la situazione prima, ha chiuso anni fa, ed ha chiuso in attivo.
    Non ripetere l'errore commesso da tanti venditori di dischi....
    non+autenticato
  • >
    > Il supporto è irrilevante, perchè non me lo dai
    > tu, ce lo metto io. Il supporto era rilevante
    > quando me lo forniva l'editore (quindi, nel libro
    > cartaceo), mentre con l'ebook, il supporto
    > hardware (ad esempio una scheda SSD) si compra a
    > parte, e si usa più
    > volte.

    obsolescenza programmata a parte, s'intende
    (...)
    (ah, scusa, adesso Kidle non lo vende Amazon, già, lo fa la Kraft)

    >
    > >
    > > >
    > > > All'utente finale non può importare di meno il
    > > > sapere quanto sono state pagate queste
    > persone.
    > > > Importe che si possa leggere il libro, e che i
    > > > costi per farlo siano il più ridotti
    > > > possibile.
    > >
    > > Questo si chiama avidità, consumismo
    > > capitalistico all'ultimo stadio
    >
    > Poco fa non lo chiamavi comunismo?
    >
    > http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2962026&m=296
    >
    > mentre cambiamo il modello di consumo, la
    > compulsione all'acquisto, mentre spostiamo
    > l'attenzione e la relazione sul lavoro e non sul
    > prodotto [cfr. K Marx, Il Capitale, libro primo,
    > capitolo 4, feticismo delle
    > merci]

    >
    > Deciditi, almeno

    Se non sai, non dedurre erroneamente e con supponenza. Marx, appunto, ha ampiamente criticato un modello sociale in cui le relazioni interpersonali sono mediate e, al limite, sostituite dalle relazioni con la merce. Il "cambiare il modello di consumo" è una cosa che viene da molto lontano. Siccome da Il Capitale sono passati giusto quei 160 anni, nell'attesa di vivere in un mondo CC possiamo anche ricordarci di quello che fanno gli altri per noi.

    > > > > Non posso sperare nella "bontà del
    > prodotto".
    > > >
    > > > Cosa sarebbe? Non esistono criteri oggettivi
    > per
    > > > misurarla. Tu come la
    > > > definiresti?
    > >
    > > Era scritto polemicamente oltre. Il livore ti
    > sta
    > > annebbiando la
    > > vista.
    > > E siccome non si può misurare, va da sé che non
    > > ci posso fare affidamento. Oppure, non ci posso
    > > fare affidamento proprio perché non la si può
    > > misurare. Però se devi polemizzare senza manco
    > > fare lo sforzo di capire cosa scrivo dimmelo,
    > > così smetto anche io di sforzarmi di
    > > spiegarmi.
    >
    > Fondamentalmente abbiamo scritto una cosa molto
    > simile. Io mi sono solo spinto un po' oltre,
    > facendoti notare che la "bontà del prodotto" non
    > esiste.

    Sì, e ce l'hai più lungo.

    > > > E questa sarà la fine dell'editoria. Forse
    > > > conviene vendere tutto subito, per non fare la
    > > > fine dei negozi di dischi e delle
    > > > videoteche.
    > >
    > > Non male, come non sequitur.
    >
    > Mi pare di capire che tu sei nel settore della
    > piccola ditoria, da quello che
    > scrivi.
    > Vedila così: adesso, chi era nella vendita di
    > dischi, o nelle videoteche, rimpiange di non aver
    > cambiato quando poteva ancora guadagnarci
    > qualcosa, e chiude dopo anni in perdita,
    > lasciando solo debiti; chi ha capito la
    > situazione prima, ha chiuso anni fa, ed ha chiuso
    > in
    > attivo.
    > Non ripetere l'errore commesso da tanti venditori
    > di
    > dischi...

    Mi pare che chi distribuisce dischi non solo continua a fare soldi a palate, ma orienta i gusti della maggioranza e ha ampliato i propri margini di profitto aggiungendovi quelli che andavano ai negozianti. Non è la fine del commercio di dischi. C'è solo un gigante più grosso di prima e qualche nanerottolo in meno.

    Grazie per il consiglio. Ma sono in molti settori.
  • > obsolescenza programmata a parte, s'intende
    > (...)


    Che stai dicendo? Gli ebook me li posso leggere con un palmare del 2003.

    > Se non sai, non dedurre erroneamente e con
    > supponenza. Marx, appunto, ha ampiamente
    > criticato un modello sociale in cui le relazioni
    > interpersonali sono mediate e, al limite,
    > sostituite dalle relazioni con la merce. Il
    > "cambiare il modello di consumo" è una cosa che
    > viene da molto lontano.

    Il cambiamento è continuo.

    > Siccome da Il Capitale
    > sono passati giusto quei 160 anni, nell'attesa di
    > vivere in un mondo CC possiamo anche ricordarci
    > di quello che fanno gli altri per
    > noi.

    Cosa fanno, o cosa hanno fatto?



    > Mi pare che chi distribuisce dischi non solo
    > continua a fare soldi a palate, ma orienta i
    > gusti della maggioranza e ha ampliato i propri
    > margini di profitto aggiungendovi quelli che
    > andavano ai negozianti. Non è la fine del
    > commercio di dischi.

    Ma è la fine dei negozianti, perchè semplicemente non servono più.


    > Grazie per il consiglio. Ma sono in molti settori.

    Buon per te...
    non+autenticato
  • - Scritto da: ogni tanto
    > si si, ma guarda che CC non vuol dire gratis.

    Se scegli una licenza CC che permette la distribuzione commerciale senza il permesso dell'autore in quel caso vuol proprio dire gratis.

    > Così come OpenSource non è Free.

    Veramente se scrivi Free sembra proprio che tu voglia dire Opens Source non vuol dire Libertà. Ma poi se parli italiano usa la tua lingua, visto che è solo in inglese che c'è l'ambiguità. In italiano basta dire gratis quando vuoi dire gratuito e libero quando intendi la libertà.

    >Il fatto che vi
    > possano essere libri in CC e che vi si possa
    > viverci come lavoro, dovrebbe essere una modifica
    > della percezione del mercato da parte degli
    > utenti stessi. Vale a dire ricompensare il lavoro
    > pagando opere che possono comunque essere
    > accessibili.

    I libri in CC e la gente che ci campa per il momento è una realtà che non esiste. Tu la paragoni col software open source, ma sono due cose diverse. Il software permette di offrire il supporto, mentre se io ti vendo un romanzo mica ti faccio l'assistenza. Poi il software venduto al cliente può essere fatto su misura e dato sotto licenza GPL, poi starà al cliente decidere se distribuirlo o no. Se uno fa un libro invece lo scrive per il pubblico in generale, poi vabbe' ci può essere un caso assurdo di un'azienda che commissiona un libro tecnico e lo vuole sotto CC. Ma in realtà non accade e comunque non è con il particolare che si spiega una realtà generale.
    Software e arte poi sono due cose diverse. Romanzi, film e musica hanno come scopo quello di esprimere qualcosa. Il software invece ha lo scopo di rendere determinati lavori più facili da fare. All'arte non puoi applicare un modello di sviluppo come quello del software. Non sono lavori che si fanno in modo collettivo, dove gente esterna fornisce le "patch". Tranne magari i libri scolastici. Ma non a TUTTI i libri come alcuni di voi sostengono.
    Il libro poi lo si affida a dei professionisti che fanno la revisione del testo, la correzione delle bozze ecc... Non è come dice Angros che passa un idraulico e dice la sua, poi passa un dentista e propone un'altra correzione e in serata l'autore decide quale versione gli va più a genio.
    E' come se un atleta facesse la tabella di allenamento in base a quello che gli dicono su Internet ogni giorno. "Ah oggi faccio gli addominali?" "Un attimo ora c'è uno che mi suggerisce di fare 30 minuti di corsa"

    Scrivere romanzi e scrivere un'enciclopedia su Wikipedia sono due cose diverse. La prima deve rispecchiare l'oggettività, un romanzo è anche una questione di stile di gusto e comunque per fare traduzioni e correzioni che vanno al di là degli errori di ortografia bisogna essere del mestiere.
    Detto questo Wikipedia è utile, ma anche piena di errori e infatti in ambito scientifico non va accettata come fonte.
    Magari il mondo dell'editoria cambierà, ma il lavoro professionale andrà pagato. L'idea che i libri si creeranno attraverso un network di volontari e che verranno distribuiti sotto Creative Commons è un'utopia. Magari come ho detto prima per alcune cose tipo wikipedia e i libri scolastici si può fare. Ma non per la stragrande maggioranza di testi che sono disponibili nelle librerie.

    A me comunque sembra che molta gente qui faccia molta retorica quando in realtà ha come solo scopo di non comprare niente. Un po' come accadeva con il satellite dove si leggevano certi pipponi sul perché non si doveva pagare, della gente che non aveva soldi ecc... Poi appena Sky ha trovato un modo per non far crackare le tessere di colpo sono apparsi 4 milioni e mezzo di abbonati.
    non+autenticato
  • > Magari il mondo dell'editoria cambierà, ma il
    > lavoro professionale andrà pagato.

    È proprio questo l'errore di fondo: non c'è modo di fartelo pagare. Non con gli ebook. E non per questioni filosofiche, ma per motivi tecnici.

    Se non lo accetti, sei finito: il tuo libro viene piratato, che tu lo voglia o no, e non incassi comunque.

    Al limite, sparirà del tutto il lavoro professionale: ma il modello basato sulla vendita delle copie non può funzionare, e sparirà: e se il lavoro di un professionista non può farne a meno, sparirà anche tale lavoro.

    Non sarebbe la prima volta che ciò accade.



    > A me comunque sembra che molta gente qui faccia
    > molta retorica quando in realtà ha come solo
    > scopo di non comprare niente.

    Lo scopo dichiarato è proprio questo, non l'ho mai negato. Non comprare mai nessun bene digitale, perchè non ha nessun valore monetario.


    Un po' come
    > accadeva con il satellite dove si leggevano certi
    > pipponi sul perché non si doveva pagare, della
    > gente che non aveva soldi ecc... Poi appena Sky
    > ha trovato un modo per non far crackare le
    > tessere di colpo sono apparsi 4 milioni e mezzo
    > di
    > abbonati.

    Non li ha "trovati", semplicemente ha messo insieme gli abbonati di Stream e Tele+. E intanto, sono calati i pirati col satellite ma sono saliti quelli col masterizzatore e con internet, e la pirateria è aumentata.
    non+autenticato