Guido Scorza

La cosa di Azuni

di G. Scorza - Una bozza di un documento per favorire il dibattito sulla governance di Internet. Brunetta invita con urgenza alla partecipazione, ma gli obiettivi sono vaghi. E' solo l'ultima delle quattro "cose" del 2010

La cosa di AzuniRoma - Uno scarno comunicato stampa pubblicato sul sito del Ministero dell'innovazione ha annunciato ieri il lancio, da parte del Ministro Brunetta, dell'operazione "Codice Azuni", un'iniziativa - si legge nel comunicato - "per favorire un dibattito nazionale ed internazionale sulla governance di internet" utilizzando - prosegue il comunicato - un "metodo non nuovo ma innovativo".

Il comunicato rimanda quindi ad un sito creato per l'occasione sotto il dominio www.azunicode.it (dominio di cui è titolare l'istituto di informatica e telematica del CNR) sul quale è pubblicato un elenco di buoni propositi circa l'opportunità di avvicinarsi alla regolamentazione della Rete attraverso un approccio "bottom up" e multistakeholder nonché una "versione beta del Codice Azuni", dal nome del giurista sardo che Napoleone incaricò di redigere il Codice della navigazione marittima.

La lettura di quella che è presentata come la "versione beta del Codice Azuni", in realtà, non consente di decifrare la natura del documento che, allo stato, certamente, non è la bozza di un Codice, né di comprendere quale sia il reale intendimento del Ministro Brunetta.
Il testo attualmente online si risolve, infatti, in un'introduzione - densa di ovvietà e retorica - di carattere generale sulle origini della Rete e le difficoltà sin qui incontrate nella sua governance, seguita da una serie di considerazioni frutto di un cut&paste, non sempre felice, di posizioni assunte in ambito IGF (Internet Governance Forum) ed in ambito europeo, attraverso le quali si individua un elenco non esaustivo di aspetti che, a detta degli autori del documento, andrebbero tenuti in considerazione nell'occuparsi - non è chiaro attraverso quali strumenti - della governance della Rete.
Un'avvertenza che campeggia nell'area del sito dedicata alla pubblicazione di questa criptica ed ermetica versione beta del codice informa, infine - tanto per confondere definitivamente il lettore circa la natura del documento sul quale è invitato a pronunciarsi - che "Il contenuto del documento riflette le opinioni dei membri del Tavolo di Lavoro e non rappresenta in alcun modo la posizione ufficiale del Governo italiano".
Chiunque voglia, attraverso un'apposita pagina del sito, può iscriversi ad una mailing list e, nei prossimi 30 giorni, inviare il proprio contributo "estivo" ai lavori della "Cosa di Azuni" alla quale, a settembre, il Ministro Brunetta intende porre mano.
Sin qui i fatti.

Veniamo ora a qualche considerazione sulla nuova iniziativa del vulcanico Ministro dell'innovazione.
Ritengo, innanzitutto, che ogni volta - e non accade di frequente - che un'Istituzione decide di avviare una consultazione pubblica e raccogliere contributi e spunti di riflessione da cittadini ed esperti prima di agire, meriti il plauso di tutti.
Non fa eccezione a questa regola l'iniziativa estiva del Ministro Brunetta al quale non può pertanto non andare - assieme ai colleghi ed amici che hanno dedicato pare due giorni del loro tempo a lavorare alla bozza della "Cosa di Azuni" - il ringraziamento di quanti si occupano di questioni della Rete o hanno, comunque, a cuore il futuro di Internet.
Egualmente, sono convinto che, a seguito del lancio di una consultazione pubblica ciascuno - in relazione alle proprie competenze e/o interessi nella materia oggetto della consultazione - abbia prima che il diritto, il dovere di parteciparvi. Pena, qualora non lo faccia, di doversi poi astenere dal criticare o contestare il contenuto dei provvedimenti adottati a valle della consultazione.

Metodo, forme e termini dell'iniziativa lanciata dal Ministro dell'Innovazione ieri, tuttavia, non convincono e, anzi, preoccupano.
Cominciamo dal principio. Trenta giorni - questa la durata della consultazione pubblica - in pieno periodo estivo, per raccogliere contributi e spunti di riflessione sulla governance della Rete è una scelta che bolla inesorabilmente l'iniziativa come un'operazione di marketing istituzionale, dettata da finalità auto promozionali o, ancor peggio, dall'intento di poter agire più liberamente a settembre con l'alibi di aver preventivamente ascoltato i cittadini. Non c'è alcuna giustificazione per la scelta del Ministro circa i tempi ed i termini dell'iniziativa: non l'ormai imminente Internet Governance Forum di Vilnius fissato da mesi, né l'urgenza degli argomenti oggetto della consultazione giacché la governance della Rete è un tema vecchio più o meno di quarant'anni e realisticamente destinato a rimanere attuale ed "urgente" - ma non nel senso "estivo" del Ministro - ancora per molto tempo.
In trenta giorni, in piena estate, gli stakeholder - federazioni di imprese, associazioni di consumatori, corporation, ed enti portatori di interessi che pure andrebbero ascoltati e valutati - non sono evidentemente in grado - e questo a Palazzo Vidoni lo sanno benissimo - di formare una posizione su temi tanto articolati e complessi da impegnare, da decenni, l'intera comunità internazionale senza che si sia mai arrivati ad una soluzione.
È un peccato perché tale infelice scelta priva di serietà tutta l'iniziativa anche a prescindere da ogni ulteriore perplessità.

Stupisce, in tutta franchezza, che si possano spendere centinaia di migliaia di caratteri - come avviene sul sito del Codice Azuni - a parlare di approccio bottom up, di volontà di ascoltare le istanze di tutti, di affrontare il problema della governance della Rete in maniera multistakeholder e poi, alla prova dei fatti, cadere nella più tipica e tradizionale delle "ipocrisie di Palazzo": una consultazione-lampo, per pochi addetti ai lavori magari informati telefonicamente dell'urgenza, lanciata in sordina ed in pieno periodo estivo.
Se il buon giorno si vede dal mattino... l'iniziativa del Ministro Brunetta è, purtroppo, assai meno "innovativa" di quanto non si voglia far credere.
Ma, come anticipato, il problema non sono solo i tempi.

Il documento pubblicato sul sito creato per l'iniziativa ed intitolato "Codice Azuni, versione Beta", non è lo schema di un Codice in nessuna delle accezioni a me note nelle quali può essere utilizzata l'espressione "codice" e non si capisce né cosa sia né cosa ambisca a divenire: un vero codice normativo, un codice deontologico, un testo unico che raccolga leggi preesistenti, una posizione italiana sui problemi della governance della Rete con la quale presentarsi al prossimo IGF di Vilnius?
La natura e gli obiettivi dell'iniziativa che, a Palazzo Vidoni, probabilmente per scelta di marketing istituzionale, hanno battezzato "Codice Azuni", non sono secondari ma prioritari se la consultazione pubblica avviata deve rappresentare qualcosa di più di un'ipocrita manifestazione di "vicinanza" alla Rete. Come si può chiedere ad uno stakeholder di inviare un contributo senza chiarire quale ne sia la funzione e quale l'intenzione del Ministero promotore dell'iniziativa?
Appare, sfortunatamente - lo scrivo con sincero rammarico - un altro sintomo importante del dilettantismo o della mancanza di buona fede che anima l'iniziativa.

Temo, d'altra parte, che la realtà sia che, allo stato, nessuno al Ministero può dire con certezza a cosa l'iniziativa estiva, intitolata al grande Domenico Azuni, possa o debba condurre. Non credo, infatti, che il Ministro Brunetta abbia deleghe o autorità sufficienti per dettare - o proporre di dettare - regole nelle tante e complesse materie sulle quali, durante la pausa estiva, ha chiesto agli italiani di dire la loro. Né, francamente, credo che le questioni oggetto della consultazione pubblica appena lanciata possano trovare una soluzione - non importa di quale natura - a livello di regolamentazione nazionale.

E veniamo, infine, alla ragione per la quale l'iniziativa del Ministero dell'innovazione, che pare in linea di principio meritevole di plausi e gratitudine, non convince e, anzi, preoccupa.
Solo nell'ultimo anno, il Ministro Brunetta è il quarto Ministro di questo Governo che istituisce un tavolo tecnico per individuare regole relative alle "cose della Rete". Il primo fu il Ministro Bondi con l'ormai famoso "Comitato tecnico per la lotta alla pirateria digitale e multimediale" la cui presidenza venne - ed è tutt'ora con scelta di dubbio buon gusto almeno sotto il profilo della terzietà ed indipendenza di pensiero rispetto alle questioni trattate - affidata all'attuale direttore generale della RAI, Mauro Masi. Anche in quel caso il Prof. Masi, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, annunciò l'intenzione di chiudere i lavori del comitato e varare una "cosa" - ieri come oggi di contenuto indefinito - entro 60 giorni attraverso un processo - ieri come oggi - "non nuovo ma innovativo" e "bottom up": la creazione di un forum per raccogliere i contributi degli stakeholder. Era il 14 gennaio 2009. Ad oltre un anno e mezzo da allora, nulla è accaduto salvo il fatto che, con un colpo di coda - in questo caso pre-estivo - il 10 luglio scorso, il Comitato ha creato, al suo interno, una task force per elaborare - naturalmente in tempi brevi - "una proposta di un codice di autoregolamentazione tra i soggetti operanti in ambito digitale... mirata a contrastare il fenomeno della pirateria".
Frattanto il forum istituito sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri è alla deriva, abbandonato a sé stesso, senza che vi sia mai stato pubblicato dalla Presidenza alcun documento o studio utile ad orientare la discussione.

A seguito del lancio dell'ormai celebre statuina contro il Premier Silvio Berlusconi e del costituirsi su Facebook di una serie di gruppi pro ed anti vittima ed aggressore, fu poi la volta del Ministro Maroni che il 23 dicembre 2009 - anche in questo caso in tutta fretta ed a qualche ora dalla vigilia di Natale - convocò gli stakeholder - o la più parte di essi - attorno ad un tavolo per scrivere, a più mani, la bozza di un codice di autoregolamentazione per evitare che certe condotte in Rete rimanessero impunite e garantire una più elastica governance di certe dinamiche telematiche rispetto a quella assicurata dalle leggi dello Stato.
Anche in quel caso, tanto rumore per nulla. Alla convocazione del tavolo ed all'indicazione del Ministro di voler concludere i lavori in tempi brevissimi seguì - per fortuna - un lungo silenzio ed un periodo di assoluta inattività giacché il Palazzo si lasciò, come di consueto, assorbire dalle consultazioni elettorali di primavera.

Superata la pausa elettorale, quindi, toccò al Ministro Romani, raccogliere l'eredità del Ministro Maroni e convocare, nuovamente - questa volta era il 12 maggio 2010 - tutti gli stakeholder, per discutere, in questo caso, addirittura una bozza di codice di autoregolamentazione - benché scritto nelle segrete stanze del Ministero delle comunicazioni - relativo alla tutela della dignità della persona sulla Rete Internet. Anche in quel caso, l'imperativo categorico, fu quello di inviare osservazioni e indicazioni di modifica sulla bozza nello spazio di qualche settimana ma, anche in quel caso - per fortuna - il Palazzo venne poi distratto da questioni ritenute "più serie" - ovvero dal tormentato iter del DDL intercettazioni - rispetto alle "cose della Rete" ed il tutto si concluse con un nulla di fatto.

Ora è la volta del Ministro Brunetta che, come nelle più tradizionali storie italiane, scommette e rilancia di dettare - non è chiaro come - le regole per la governance della Rete. E non già solamente per un singolo aspetto, all'esito di una consultazione pubblica di appena 30 giorni ed in piena estate.
Quattro ministri, quattro "cose" per regolamentare la Rete o singoli aspetti della convivenza in Rete, quattro tavoli o commissioni tecniche, quattro consultazioni e, sempre, una costante: la fretta, l'emergenza e poi, inesorabilmente, il silenzio.
A lasciare di stucco è la totale assenza di coordinamento tra Ministeri fisicamente distanti qualche centinaio di metri l'uno dall'altro, la mancanza assoluta di una politica dell'innovazione del Governo (nel pubblicare la "non" versione beta del Codice Azuni, il Ministro Brunetta ha avvertito l'esigenza di imputare il contenuto della stessa al tavolo tecnico da lui istituito piuttosto che al Governo!) e, soprattutto, l'incoerenza tra i buoni propositi manifestati in queste occasioni circa l'opportunità di avvicinarsi alle cose della Rete con un approccio multistakeholder e la sconsiderata e continua produzione di leggi, leggine e regolamenti anti-Rete.

È per questo che, pur continuando a plaudire ad ogni Ministro che ritenga di ascoltare la Rete prima di dettare regole sulla Rete, sono convinto che forse sia giunta l'ora - come peraltro sta accadendo in tutti gli altri Grandi Paesi - di smettere di ricordarsi della Rete solo sull'onda di emozioni ed emergenze o, piuttosto, per scopi promozionali e, iniziare, un percorso - forse meno ambizioso rispetto al Codice che Napoleone chiese ad Azuni di redigere - che consenta al Paese di disporre, finalmente, di una politica dell'innovazione che individui in modo puntuale le priorità ed il metodo attraverso il quale istituzioni e stakeholder potranno dettare, caso per caso - solo laddove strettamente necessario e possibile a livello nazionale - regole, protocolli e best practice.
La governance della Rete è una cosa seria, è un problema che va necessariamente affrontato a livello globale e che non può e non deve essere ridotto ad un spot pre-elettorale di mezza estate.
Buon lavoro, comunque, ai novelli Azuni ai quali continuo a ritenere vada dato - nonostante l'estate e la voglia di riposo che incombe - tutto il supporto possibile, partecipando alla consultazione pubblica nonostante la genericità e complessità dei quesiti sui quali la stessa è stata promossa.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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29 Commenti alla Notizia La cosa di Azuni
Ordina
  • per quando avranno regolamentato tutti gli usi odierni della rete, ne saranno nati almeno il doppio di nuovi e imprevisti, che richiederanno nuove regolamentazioni... ma cosa vogliono regolamentare, i pixel colorati sul video? MA PENSASSERO ALLA VITA REALE PIUTTOSTO... ormai si buttano le discussioni sempre su internet, sulla tv, su questa o quell'altra religione... vabbeh poi basta vedere Giacobbo a Voyager o quell'altro a Mistero per capire dove si va a parare ormai in italia... TUTTO, pur di non sporcarsi le mani con le cose VERE, con l'inquinamento, le materie prime che si esauriscono, l'energia, l'industria a rotoli, la criminalità. Ah già, e ovviamente danno la caccia ai ped*fili virtuali, perchè invece agguantarli in tempo dal vivo nelle famiglie e nelle parrocchie è troppo faticoso... molto meglio fare i cacciatori di fotografie seduti dietro a un monitor, vero?
    MA ANDASSERO A LAVORARE
    non+autenticato
  • Quanto è vero. Non si può sprecare tempo prezioso a parlare di fumo! Pensate alle cose serie!!
    non+autenticato
  • > MA ANDASSERO A LAVORARE

    epporcammisseria sììììììììììììììììììì
    non+autenticato
  • la libertà dà fastidio al potere, ne sono una conferma le limitazioni che pongono a Internet nazioni come la Cina, l'Iran, l'Arabia Saudita e non ultima l'Australia.
    Oggi tutti, e non solo le nazioni che ho citato si stanno agitando per trovare un modo per controllare Internet, cioè per controllare la libertà che hanno le persone con Internet, ci sono persone che non riescono neppure ad immaginare una società senza segreti (vedi wikileaks) eppure è proprio quello che con la rete sta avvenendo, e non si può fare niente, o si accetta la rete così com'è o si chiude tutto, (ammesso che ormai si riesca a farlo).
    non+autenticato
  • Compilate, compilate anche voi il codice Azumi, perché c'è una grande differenza tra il non dire nulla e dirlo inutilmente !

    State a casa ! Perché andare in vacanza quando questo è un paese che sà attingere le cose migliori dal mondo intero ?

    Pensate, quando si parla di lavoro diventiamo americani e vogliamo la flessibilità, quando si parla di stipendi diventiamo rumeni, quando si parla di sanità si pensa al modello americano a pagamento ma quando si parla di assicurazioni o di avvocati abbiamo un modello cileno.

    Quando si parla pagare le tasse si diventa federalisti e quando si parla di ricevere i servizi, centralisti.

    Quando si parla di giustizia bisogna essere garantisti per i milionari e giustizialisti per i poveri cristi.   

    Quando si parla di libertà economica il nostro modello sono le Cayman, quando si parla di libertà di espressione e di rete è la Cina.
    non+autenticato
  • Bastava questo per riassumere l'articolo
    2678
  • - Scritto da: gerry
    > Bastava questo per riassumere l'articolo

    Giusto. Nel senso che l'articolo genera tanto rumore per nulla: tanti dubbi, tante perplessità, che leggendo meglio il progetto si potevano tranquillamente evitare.
    Infatti il ministro precisa che quella non sarà l'unica consultazione pubblica in materia, e che non c'è l'intenzione di fare nuove norme, ma solo di consolidare la situazione attuale, per mapparla e costituire una base di cultura tecnologica per sviluppare nuove linee guida.

    Ma forse tutto questo scrivere, e riscrivere, serve ad accrescere la propria visibilità.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Rocco Rattazzi
    > - Scritto da: gerry
    > > Bastava questo per riassumere l'articolo
    >
    > Giusto. Nel senso che l'articolo genera tanto
    > rumore per nulla: tanti dubbi, tante perplessità,
    > che leggendo meglio il progetto si potevano
    > tranquillamente
    > evitare.
    > Infatti il ministro precisa che quella non sarà
    > l'unica consultazione pubblica in materia, e che
    > non c'è l'intenzione di fare nuove norme, ma solo
    > di consolidare la situazione attuale, per
    > mapparla e costituire una base di cultura
    > tecnologica per sviluppare nuove linee
    > guida.
    >
    > Ma forse tutto questo scrivere, e riscrivere,
    > serve ad accrescere la propria
    > visibilità.
    tanto rumore per nulla è perchè i politici ( di tutto il mondo) non hanno ancora compreso il livello sovranazionale di internet, qualunque iniziativa presa a livello nazionale può essere bypassata con pochi click del mouse, anzi più i tentativi di controllo aumentano più le tecniche di neutralizzazione si diffondono e diventano di pubblico dominio, tanto rumore per nulla perchè solo iniziative globali, e sto parlando di ONU e WTO potrebbero incidere veramente sul funzionamento della rete, e anche qui ho qualche dubbio.
    Ma mettere d'accordo tutte le nazioni del mondo..
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > - Scritto da: Rocco Rattazzi
    > > - Scritto da: gerry
    > > > Bastava questo per riassumere l'articolo
    > >
    > > Giusto. Nel senso che l'articolo genera tanto
    > > rumore per nulla: tanti dubbi, tante
    > perplessità,
    > > che leggendo meglio il progetto si potevano
    > > tranquillamente
    > > evitare.
    > > Infatti il ministro precisa che quella non sarà
    > > l'unica consultazione pubblica in materia, e che
    > > non c'è l'intenzione di fare nuove norme, ma
    > solo
    > > di consolidare la situazione attuale, per
    > > mapparla e costituire una base di cultura
    > > tecnologica per sviluppare nuove linee
    > > guida.
    > >
    > > Ma forse tutto questo scrivere, e riscrivere,
    > > serve ad accrescere la propria
    > > visibilità.
    > tanto rumore per nulla è perchè i politici ( di
    > tutto il mondo) non hanno ancora compreso il
    > livello sovranazionale di internet, qualunque
    > iniziativa presa a livello nazionale può essere
    > bypassata con pochi click del mouse, anzi più i
    > tentativi di controllo aumentano più le tecniche
    > di neutralizzazione si diffondono e diventano di
    > pubblico dominio, tanto rumore per nulla perchè
    > solo iniziative globali, e sto parlando di ONU e
    > WTO potrebbero incidere veramente sul
    > funzionamento della rete, e anche qui ho qualche
    > dubbio.
    > Ma mettere d'accordo tutte le nazioni del mondo..

    Oh be... basta mettere d'accordo quelle più influenti, magari tenendo fuori l'ONU, non si sa mai... hai presente ACTA?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Comandante Berry
    ..
    > > Ma mettere d'accordo tutte le nazioni del
    > mondo..
    >
    > Oh be... basta mettere d'accordo quelle più
    > influenti, magari tenendo fuori l'ONU, non si sa
    > mai... hai presente
    > ACTA?
    no devi metterle d'accordo proprio tutte, perchè altrimenti tutti quelli che non gradiscono essere controllati spostano i loro server nelle nazioni escluse, ne basta solo una per rendere inefficente il sistema.
    Presente le isole Cayman?
    non+autenticato
  • > Infatti il ministro precisa che quella non sarà
    > l'unica consultazione pubblica in materia, e che
    > non c'è l'intenzione di fare nuove norme, ma solo
    > di consolidare la situazione attuale, per
    > mapparla e costituire una base di cultura
    > tecnologica per sviluppare nuove linee guida.

    Sarebbe corretto citare le proprie fonti, quando si fanno delle affermazioni.

    Ad ogni modo, iniziare una consultazione di 30 giorni ad agosto è il miglior modo per poter decidere in solitudine.

    Mi spieghi cosa significa consolidare la situazione attuale? Non mi sembra ci sia una "situazione attuale" (regole, regolamenti, best practice, di cosa parliamo?) da "consolidare" (rendere più solido qualcosa che non si ha definito?). "Mapparla" su che cosa? "Costituire una base di cultura tecnologica"? Puoi raccogliere delle idee, costituire una base da cui partire, costituire una base di cultura tecnologica non vuol dire niente. Mi sembra una di quelle espressioni che usano i politici per dire tutto e non dire niente, senza sapere di cosa stanno parlando.

    Attendo chiarimenti.

    Ad ogni modo, sulle promesse dei politici (e sulla loro coerenza) si dovrebbe aver già imparato qualcosa, evidentemente no. Neanche gli opportuni reminder di Scorza evidentemente aiutano in questo caso.
    pippuz
    1260
  • se c'è una cosa che in questi anni ha funzionato benissimo, che è cresciuta al di là di ogni aspettativa e che ha avuto un successo inimmaginabile è internet.
    Uno dei principali motivi di qusto successo è proprio la mancanza di una governance, se per venti anni è stato tutto così perfetto perchè dobbiamo avere una governance?
    La rete sa gestirsi da sola è un microcosmo (non tanto micro) autosufficinte che funziona seguendo le impietose regole dell'evoluzione.
    Il meno adatto muore.
    Qualunque tipo di governance verrebbe bypassata in pochi giorni rimarrebbe relegata in un angolino a regolare quelli che non hanno necessità di essere regolati gli altri continuerebbero a fare quello che facevano prima.
    Regolare internet non è difficile, è inutile
    non+autenticato
  • > La rete sa gestirsi da sola è un microcosmo (non
    > tanto micro) autosufficinte che funziona seguendo
    > le impietose regole
    > dell'evoluzione.
    > Il meno adatto muore.

    Si dicevano le stesse cose del libero mercato, poi abbiamo avuto i mutui subprime, la lehman brothers, e tutto il resto...
    non+autenticato
  • il futuro della rete potrebbe essere questo:
    http://seattlewireless.net/


    usando la tecnologia WiFi, quella che usiamo per collegare il portatile in un internet cafè, noi potremmo collegarci ad un nostro vicino poi a un vicino del nostro vicino e così' via costruendo una ragnatela di connessioni da vicino a vicino e magari anche a fare a meno di provider, backbone, e di qualunque tipo di controllo. Si otterrebbe una internet parallela collegata qua e là alla internet tradizionale.
    Visto che parliamo di governance di internet, in questo caso che si fa?
    non+autenticato
  • Non lo so!
    E comunque non è facile nemmeno con l'Internet di ora.

    Facevo solo presente che, in ultima istanza, senza regole c'è libertà.
    non+autenticato
  • Senza regole anche gli operatori sono liberi. Ad esempio liberi di fare traffic management, strozzare la banda agli utenti che fanno file sharing e usano il voip (vedi Vodafone con le internet key).
    Insomma, la governance non deve voler dire per forza controllare gli utenti, "ma anche" (scusate il veltronismo) tutelarne i diritti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Rocco Rattazzi
    > Senza regole anche gli operatori sono liberi. Ad
    > esempio liberi di fare traffic management,
    > strozzare la banda agli utenti che fanno file
    > sharing e usano il voip (vedi Vodafone con le
    > internet
    > key).
    > Insomma, la governance non deve voler dire per
    > forza controllare gli utenti, "ma anche" (scusate
    > il veltronismo) tutelarne i
    > diritti.

    Si... in linea di principio.

    Ma sinceramente in 13 anni di internet di provvedimenti a tutela degli utenti non ne ricordo nemmeno uno che sia uno.
    In compenso ricordo i bei prodotti di tutte le volte che si è messo mano alla legislazione per "governare" la rete: Legge sull'editoria 2001, Decreto Urbani, Decreto Romani, legge sulle intercettazioni in arrivo, filtri DNS e persino IP ad uso discrezionale di ogni giudice, data retention, EUCD, Ipred1, Ipred2, Telecoms Package, Acta... ogni volta che c'è qualche casino al quale fa anche solo minimamente eco la rete, qualche politico salta in piedi e dice "giro di vite su internet!"

    Insomma con queste premesse è difficile essere ottimisti...
    non+autenticato
  • [...]
    > Insomma con queste premesse è difficile essere
    > ottimisti...

    Agiungerei anche che ad ogni colpo "negativo" tirato da chi governa verso la rete, c'e' stata una risposta capace di neutralizzare il provvedimento e anzi facilitare il compito.

    Ad esempio: la definizione di "sistema telematico" applicata anche ai file ha reso imbloccabile il p2P operato via email e sistemi analoghi.

    I provvedimenti alla "HADOPI" sono stati aggirati con l'uso di darknet o (peggio) attaccando i router di ignari (ed onesti) utenti e trasformando questi ultimi in proxy.

    I filtri sono aggirati con i proxy che ormai dilagano (e qualcuno ne approfitta per carpire informazioni personali) e con vpn e, dulcis in fundo le reti mesh stanno facendo la loro comparsa.

    I prossimi 10 anni saranno molto interessanti.

    GT
  • - Scritto da: Guybrush
    > [...]
    > > Insomma con queste premesse è difficile essere
    > > ottimisti...
    >
    > Agiungerei anche che ad ogni colpo "negativo"
    > tirato da chi governa verso la rete, c'e' stata
    > una risposta capace di neutralizzare il
    > provvedimento e anzi facilitare il
    > compito.
    >
    > Ad esempio: la definizione di "sistema
    > telematico" applicata anche ai file ha reso
    > imbloccabile il p2P operato via email e sistemi
    > analoghi.
    >
    > I provvedimenti alla "HADOPI" sono stati aggirati
    > con l'uso di darknet o (peggio) attaccando i
    > router di ignari (ed onesti) utenti e
    > trasformando questi ultimi in
    > proxy.
    >
    > I filtri sono aggirati con i proxy che ormai
    > dilagano (e qualcuno ne approfitta per carpire
    > informazioni personali) e con vpn e, dulcis in
    > fundo le reti mesh stanno facendo la loro
    > comparsa.
    >
    > I prossimi 10 anni saranno molto interessanti.
    >
    > GT

    Non è questo il punto: è che comunque si è costretti a mettere in atto tecniche per sfuggire agli ostacoli imposti che a loro volta generano altri divieti, in un circolo vizioso. E sommando divieto ad altro divieto, vista poi la genericità dei provvedimenti, i confini della legalità diventano incerti e si rischia di incappare in sanzioni pur non avendo fatto niente di male, o addirittura essere danneggiati da chi sa come (e può) utilizzare i vari cavilli legali a suo favore.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Comandante Berry
    > - Scritto da: Guybrush
    > > [...]
    > > > Insomma con queste premesse è difficile essere
    > > > ottimisti...
    > >
    > > Agiungerei anche che ad ogni colpo "negativo"
    > > tirato da chi governa verso la rete, c'e' stata
    > > una risposta capace di neutralizzare il
    > > provvedimento e anzi facilitare il
    > > compito.
    > >
    > > Ad esempio: la definizione di "sistema
    > > telematico" applicata anche ai file ha reso
    > > imbloccabile il p2P operato via email e sistemi
    > > analoghi.
    > >
    > > I provvedimenti alla "HADOPI" sono stati
    > aggirati
    > > con l'uso di darknet o (peggio) attaccando i
    > > router di ignari (ed onesti) utenti e
    > > trasformando questi ultimi in
    > > proxy.
    > >
    > > I filtri sono aggirati con i proxy che ormai
    > > dilagano (e qualcuno ne approfitta per carpire
    > > informazioni personali) e con vpn e, dulcis in
    > > fundo le reti mesh stanno facendo la loro
    > > comparsa.
    > >
    > > I prossimi 10 anni saranno molto interessanti.
    > >
    > > GT
    >
    > Non è questo il punto: è che comunque si è
    > costretti a mettere in atto tecniche per sfuggire
    > agli ostacoli imposti che a loro volta generano
    > altri divieti, in un circolo vizioso. E sommando
    > divieto ad altro divieto, vista poi la genericità
    > dei provvedimenti, i confini della legalità
    > diventano incerti e si rischia di incappare in
    > sanzioni pur non avendo fatto niente di male, o
    > addirittura essere danneggiati da chi sa come (e
    > può) utilizzare i vari cavilli legali a suo
    > favore.
    ottimo commento Berry. Purtroppo la possibilita' che si mettano a normare/governare internet nell'interesse degli utenti tende a 1 (non 0, sono ottimistaOcchiolino.
    La cosa che + facilmente capita (e per fortuna vien da dire),e' che riescano a normare poco e confusamente, perche a)non gli interessa realmente b)rapidamente su internet (ke poi,sempre meno di rado, sfocia nei giornali) si montano dei casi contro la merda che cresce..
    Pero', appunto, e' sempre un attivita' in difesa/in retroguardia.. stancante... come trovare nuove vie tecniche per bypassare i problemi che il legislatore ti piazza davanti... Sarebbe MOLTO meglio avere al governo cervelli meno assuefatti alle lobby...
    non+autenticato
  • - Scritto da: mario
    > il futuro della rete potrebbe essere questo:
    > http://seattlewireless.net/
    >
    >
    > usando la tecnologia WiFi, quella che usiamo per
    > collegare il portatile in un internet cafè, noi
    > potremmo collegarci ad un nostro vicino poi a un
    > vicino del nostro vicino e così' via costruendo
    > una ragnatela di connessioni da vicino a vicino e
    > magari anche a fare a meno di provider, backbone,
    > e di qualunque tipo di controllo. Si otterrebbe
    > una internet parallela collegata qua e là alla
    > internet
    > tradizionale.
    > Visto che parliamo di governance di internet, in
    > questo caso che si
    > fa?
    Li sta il bello!
    Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: mario
    > il futuro della rete potrebbe essere questo:
    > http://seattlewireless.net/
    >
    >
    > usando la tecnologia WiFi, quella che usiamo per
    > collegare il portatile in un internet cafè, noi
    > potremmo collegarci ad un nostro vicino poi a un
    > vicino del nostro vicino e così' via costruendo
    > una ragnatela di connessioni da vicino a vicino e
    > magari anche a fare a meno di provider, backbone,
    > e di qualunque tipo di controllo. Si otterrebbe
    > una internet parallela collegata qua e là alla
    > internet
    > tradizionale.
    > Visto che parliamo di governance di internet, in
    > questo caso che si
    > fa?
    P.S.
    Finalmente qualcuno che almeno si è preoccupato di leggere (forse persino capire) cose come quella!
    Qualcuno ci sta provando anche da noi... (con tutte le trappole da superare del caso)...
    Credevo che nessuno avrebbe non dico letto ma neppure posto la questione.
    Grazie di cuore.
    Diventeremo di più...
    non+autenticato
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