Guido Scorza

Banda larga, il j'accuse di Calabrò

di Guido Scorza - L'analisi del Presidente dell'Agcom è lucida, netta e niente affatto edulcorata. Calabrò propone soluzioni. Il Palazzo sarà in grado di ammettere le proprie colpe e di cominciare ad agire?

Roma - È un j'accuse forte sulla drammatica situazione della diffusione della banda larga nel nostro Paese e sulle conseguenze che ciò determina per le imprese, i consumatori ed i cittadini, quello contenuto nell'audizione del Presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dinanzi alla IX Commissione della Camera dei Deputati. Un j'accuse che non può e non deve essere lasciato cadere nel vuoto.

Gli stessi "dati che ci vedono ai primi posti in Europa sul fronte dei prezzi dei servizi tradizionali e della concorrenza infrastrutturata - ha detto il Presidente dell'AGCOM - ci classificano sotto la media UE per diffusione della banda larga, anche se con quasi 5 milioni di chiavette USB e 15 milioni di smartphones l'Italia è leader in Europa nella diffusione delle tecnologie per l'internet mobile" e, ha continuato "Siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a internet, oltre che per la diffusione degli acquisti on-line e per il contributo dell'Information Communication Tecnology al prodotto interno".
"Il nostro Paese - ha aggiunto Calabrò a proposito delle ricadute che tale drammatica situazione di arretratezza nella diffusione di Internet produce - è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all'ICT è pari al 2,2% e relega l'Italia al penultimo posto in Europa".

Ovviamente si tratta di considerazioni note a tutti gli addetti ai lavori e che si vanno ripetendo ormai da anni senza che, peraltro, nulla cambi. Ma sentirlo dire dal Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dinanzi al nostro Parlamento fa un certo effetto.
È il segno evidente e tangibile che la situazione è, probabilmente, persino più grave di quanto appaia.
Neppure il rigido linguaggio istituzionale vale ad attutire il peso delle parole utilizzate da Calabrò dinanzi al Parlamento quando non può che segnalare come sia, persino, difficile scorgere all'orizzonte segnali capaci di accendere una speranza: "Il futuro presuppone l'ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s, mentre l'Italia ancora ha difficoltà a chiudere il piano per il digital divide - che vuol dire, sostanzialmente, far accedere tutti oggi a internet alla potenza della tecnologia di ieri - e non si accinge a fare un passo decisivo verso la fibra".
Come dire che siamo ultimi e che siamo destinati a rimanere tali perché sin qui assolutamente incapaci di adottare un'adeguata politica dell'innovazione.
Ma non basta.
Il Presidente dell'AGCOM, infatti, rincara la dose e mette nero su bianco quello che in molti abbiamo pensato e scritto all'indomani delle paradossali dichiarazioni con le quali il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, lo scorso anno ha annunciato la decisione di rinviare l'investimento di 800 milioni di Euro per la diffusione della banda larga a quando il nostro Paese fosse uscito dalla crisi.
Il Presidente dell'Authority per le comununicazioni, evidentemente, non la pensa allo stesso modo e, infatti, dice: "Eppure il passaggio alla fibra ottica - e ai nuovi servizi e contenuti fruibili - garantirebbe ingenti risparmi e una spinta decisiva alla ripresa (exit strategy)".
Questione di punti di vista? Possibile credere che il Governo sia convinto dell'opportunità di uscire dalla crisi prima di investire in banda larga mentre il Presidente Calabrò si mostra così convinto del contrario? Non sarà piuttosto che a Palazzo Chigi hanno ben chiara la situazione ma hanno deliberatamente deciso di far altro con i famosi 800 milioni di euro o, più semplicemente, non sono così convinti che diffondere la banda larga sia - allo stato - la mossa migliore per i signori della TV?

Frattanto - e lo ricorda proprio Calabrò nel corso della sua audizione - in Francia il Governo ha lanciato un piano nazionale per l'economia digitale e l'ultra-banda nell'ambito del quale i principali operatori hanno deciso di coordinarsi per realizzare una rete in fibra e la legge ha imposto loro la condivisione delle cablature condominiali. Oltralpe, la previsione di stanziamenti pubblici è di 2 miliardi di euro per una rete in fibra ottica e in applicazione di questo quadro, France Telecom, SFR e Free cooperano per realizzare una rete di nuova generazione che collegherà, entro un anno, 800 mila abitazioni.
Direi che ce n'è abbastanza per sentirsi la Cenerentola d'Europa senza neppure la speranza che arrivi un bel principe con una scarpetta di cristallo.

Il Presidente dell'AGCOM nel corso dell'audizione non si è, però, limitato a delineare l'attuale situazione e ne ha, anche, analizzato cause e possibili rimedi. "È un problema di domanda, di offerta e di politiche pubbliche" ha detto, infatti, Calabrò.
Questi i principali fattori che secondo il Presidente dell'Authority inciderebbero sulla carenza di domanda: l'insufficiente diffusione di internet nelle scuole (sebbene in crescita), la modesta diffusione dell'informatica nelle fasce di reddito/istruzione medio-basse, la scarsa sostituibilità fra televisione e Internet, la stentata diffusione di Internet nelle fasce di età over 50, costi e balzelli accessori ingiustificati per i servizi online e, da ultimo, la diffidenza degli italiani ad affidarsi ai servizi online per la paura di truffe. Analisi puntuale e largamente condivisibile anche se è curioso - e Calabrò non manca di annotarlo - che proprio l'Italia sia, secondo l'Unione Europea, il Paese che ha il record di acquisti on line di biglietti di treni e di aerei. "Come mai? - si chiede in modo retorico il Presidente dell'AGCOM, che poi risponde - Oltre a non fare più la coda, l'utente non paga i diritti di emissione e non deve necessariamente stampare il biglietto. In questo caso gli incentivi per utente e imprese verso la dematerializzazione e la disintermediazione del servizio convergono". Ciò significa - conclude sul punto Calabrò - che "Se l'Italia vuole essere on line deve dunque agire per la rimozione delle remore mentali e l'azzeramento dei balzelli digitali".
Ma non basta.

Secondo il Presidente dell'Autorità Garante "il settore pubblico può fare la sua parte" perché "i contenuti pubblici sono infatti un driver importantissimo per la diffusione di una familiarità con il digitale". In questo senso conclude Calabrò, che non perde occasione per un'altra stoccata ai "decisori", "la diminuzione del 17,8% degli investimenti destinati ai contenuti digitali in ambito pubblico nel corso del biennio 2008 - 2009 non è un buon segno".

Interessante anche l'analisi che Calabrò propone sul versante della scarsa offerta come freno alla diffusione delle risorse di banda. Secondo il Presidente dell'Agcom infatti, allo stato, sul tavolo ci sarebbero due schemi di piano di intervento autonomi - quello di Telecom Italia e quello degli operatori alternativi e diverse iniziative regionali - ma le pur apprezzabili soluzioni proposte offrirebbero "una visione di quello che si può fare, ma non ancora di quello che concretamente ci si impegna a fare". Così non basta - conclude Calabrò - perché "si rischia di essere troppo lenti e di fare uno spezzatino non coordinato".

Il vero j'accuse del Presidente dell'Authority al Palazzo, arriva, tuttavia, nella conclusione della propria audizione dedicata alle politiche pubbliche per il digitale ed all'assenza di una visione di insieme. Al riguardo, Calabrò non usa mezzi termini e, pur "facendosi scudo" della terza persona e parlando per "l'Autorità", dice chiaro che è urgente l'adozione di "un'agenda italiana per lo sviluppo della larga banda e dei servizi digitali che contenga gli obiettivi fondamentali per un'azione dei pubblici poteri per guidare la transizione verso uno Stato ed un'economia digitale". Il Presidente non ha dubbi: "il settore pubblico può fare molto. Anche in tempi di rigore di bilancio".

Ed eccola la ricetta di Calabrò al Parlamento: "Norme quadro per la costruzione e condivisione delle infrastrutture che affranchino dalle molteplici autorizzazioni e/o concessioni; Completamento delle norme sull'interoperabilità dei servizi della PA e sanità on line; Norme per la liberalizzazione delle transazioni on line e il commercio elettronico; Norme sulla sicurezza delle reti; Liberazione delle radiofrequenze per la larghissima banda e meno vincoli per il Wi-fi; Utilizzazione di parte dei proventi delle aste delle radiofrequenze per gli incentivi alla larga banda e per la riduzione del digital divide; Contributi per la rottamazione degli apparati informatici obsoleti; Elevazione del tetto del credito d'imposta per gli investimenti delle imprese e riduzione delle imposte sui finanziamenti a lungo termine per interventi strutturali. Agevolazioni fiscali per l'impiego di capitali privati nel finanziamento di progetti di lungo periodo con forti esternalità positive (tra cui le reti NGN) possono rappresentare una valida alternativa all'impiego di risorse di bilancio sempre più scarse; Riforma del diritto d'autore, bilanciando i diritti degli autori e quello degli utenti che navigano in rete; tema che si inserisce nel più ampio dibattito sulla net neutrality".
Diagnosi e prescrizioni impeccabili. C'è solo da augurarsi che non siano arrivate troppo tardi quando, ormai, la sindrome da incapacità ad innovare si è incancrenita.

Sarà capace il Palazzo di rispondere al j'accuse del Presidente dell'Authority con un mea culpa?
Non resta che sperarlo perché l'innovazione premia ma non perdona e, in caso contrario, il rischio elevato è che il nostro Paese si ritrovi sempre di più ai margini del mondo e dell'economia digitali.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
41 Commenti alla Notizia Banda larga, il j'accuse di Calabrò
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  • > il contributo dell'Information Communication Tecnology
    > al prodotto interno

    Perche' questo cambi in meglio occorre, urgentemente ma con ordine, realizzare tre requisiti indispensabili.

    1. I manager delle imprese devono ripensare il ruolo e l'importanza dei servizi interni, smettendo una volta per tutte di anteporre l'appariscenza delle auto di rappresentanza e/o aziendali (o delle reception, o di altre cose che non realizzano il profitto) allo stato dei propri stessi CED.

    2. Il comparto ICT italiano deve smettere di comportarsi come una colonia subordinata alle multinazionali; ovvero, uscire dal ruolo di vendor puro e semplice, imparando, perlomeno, a scegliere che cosa vendere (in questo il FOSS gioca un ruolo chiave piu' o meno da quando esiste).

    3. I singoli addetti (programmatori, sysadmin, tutti) devono abbandonare la logica del "tanto prendo lo stipendio lo stesso" e sposare quella del servizio essenziale (energia, acqua, gas, ICT!); alzando la voce prima di tutto al proprio interno quando si pretende il best-effort come condizione abituale di lavoro. Questa e' la parte piu' difficile, ma serve anche quella.

    Il prezzo che pagheremo tutti, se non ci muoveremo, sara' proseguire come si e' fatto finora; cioe', sempre peggio. Con un grazie, a denti stretti, a chi ha pensato, tempo addietro, che le vacche dovessero e potessero soltanto ingrassare.
    non+autenticato
  • Al governo sanno benissimo che chi dispone di una connessione decente va a cercarsi l'informazione ed i contenuti dove vuole, on-demand e senza pubblicità.

    Tenere l'Italia ferma al medioevo consente di mantenere il controllo sui contenuti e sull'informazione.

    Considerando che il presidente del consiglio possiede o controlla di fatto non meno di tre televisioni private e due di stato, oltre che le testate più importanti e la più importante società di mediazione pubblicitaria, non è difficile capire perché non si riesca a sbloccare la situazione ...
  • A forza di tasse, gabelle, licenze, lo stato Italiano incancrenisce lo sviluppo.

    Si parla di j'accuse di Calabrò per la mancanza di infrastrutture per la banda larga,
    dimenticandoci che esiste il WI-MAX che risolverebbe i problemi.

    Ma che fine ha fatto il WI-MAX?
    Semplicemente l'asta per i diritti (tasse per lo stato) è andata deserta.

    Nessuno se la sente di regalare altri soldi ad uno stato sprecone,
    che offre oggettive e poche certezze!
    non+autenticato
  • Non è vero! Basta con il pessimismo ed il disfattismo! Siamo un paese felice. Ci negano forse il calcio? Oppure il grande fratello? Siamo la nazione più evoluta in termini di reality show. E allora smettete di rompere e lasciamoli lavorare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gino er nano
    > Non è vero! Basta con il pessimismo ed il
    > disfattismo! Siamo un paese felice. Ci negano
    > forse il calcio? Oppure il grande fratello? Siamo
    > la nazione più evoluta in termini di reality
    > show. E allora smettete di rompere e lasciamoli
    > lavorare.

    sopratutto pensate a tutti quei soldi che dalle bollette vengono dati a soubrettine per fare qualche pippatina ( come dicono loro stesse nei giornali) in locali milanesi....
    non+autenticato
  • Conosco delle societa in est-europa che danno la banda con la fibra ottica a 120 mb s a 30E (da cio che mi sono informato anche le societa statali offrono in molti paesi una banda pari a 70 mb a prezzi accessibili)...
    Non so se rendo l´idea ma dobbiamo essere sempre il peggio????
    Con marchio di una nota societa faccio fatica ad arrivare a 1 mb e 1/2 e pago compreso il canone 80E al mese.
    Nonostante abiti a Milano di fibra ottica non ne ho mai sentito nelle vicinanze.
    non+autenticato
  • - Scritto da: luigino

    > Nonostante abiti a Milano di fibra ottica non ne
    > ho mai sentito nelle
    > vicinanze.

    guarda a me passa a 1 mt sotto casa ma tanto e' una linea non funzionante...quindi possono pure metterla in opera ma poi la volontà economica di farla funzionare non c'e' perche' con il doppino in rame hanno piu' guadagno meno tecnici e meno abbonamenti da gestire....poi pensate solamente a cosa vorrbbe dire avere una linea in fivbra ottica funzionante 24/24h sarebbe la fine di tanti elettrodomestici in casa digitale terrestre comrpeso...
    non+autenticato
  • ...il digitale terrestre del Boss sarebbe il primo a sparire
    non+autenticato
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