Claudio Tamburrino

Wired e la morte del Web

A parlarne Chris Anderson: si apre così il dibattito sull'evoluzione dell'economia di Internet e del ruolo delle applicazioni. Sancendo la morte del browser, e la sopravvivenza del resto

Wired e la morte del WebRoma - A due decenni dalla sua nascita il World Wide Web sarebbe in declino, pronto a cedere il passo a strutture più leggere (l'esempio è quello della app tipiche degli smartphone attuali) non più basate sul cercare ma sul prendere: da questo presupposto sono partiti due (attesi) articoli paralleli del direttore di Wired USA Chris Anderson e dell'editorialista Michael Wolff.

Come da struttura classica del giallo, ora che c'è una "vittima" (il morente Web) c'è da trovare un colpevole: e i due commenti si distanziano proprio sul chi incolpare. È stato l'utente medio, su iPhone, con un app? O il mercato, con gli investimenti, su Facebook?

Chris Anderson, che già aveva annunciato la fine del Web per mano di Push nel 1997, vede l'arma del delitto in mano agli utenti: sono le app. Queste, a diferenza del Web come lo conosciamo, sono piattaforme spesso chiuse e utilizzano Internet per il trasporto di dati ma non il browser per la loro visualizzazione. Il fatto che siano per molte attività più comode per gli utenti (in particolare per il mobile), e molto più facilmente remunerative per le aziende, dovrebbe a breve sancire la fine del Web così come lo conosciamo, a favore di una nuvola di app a sostituire il desktop.
Michael Wolff, invece, dà la colpa ai (tanti) soldi dei nuovi investitori: non più attenti a distribuire i propri investimenti su più siti, ma pronti a mettere tutto su un solo cavallo vincente che possa cannibalizzare il resto della Rete. L'esempio che fa è quello dell'investitore russo Yuri Milner che detiene ora il 10 per cento di Facebook. Questo modello di investimento spingerebbe ad un'evoluzione verticale (sul modello dei media tradizionali) per Internet, e a una compressione della Rete in una serie di grandi piattaforme. Così, mentre per il resto si vive un susseguirsi di piccoli protagonisti, l'unico oppositore (per dimensione) del gigante open Google è Facebook, che ha avuto successo creando una sorta di mondo parallelo al Web e autoreferenziale.

In entrambe le approfondite analisi, la somma (che tira le fila di eventi che risalgono alla sua origine) porta al medesimo risultato: morte del Web e ruolo decisivo svolto dalla volontà di monetizzare i prodotti digitali. Su questo punto concorda anche Anderson, autore tra l'altro di Free, libro sulla teoria dell'economia del costo zero attualmente protagonista del Web. Da un lato gli investimenti concentrati, dall'altro le app con i loro costi, la morte del Web porterebbe con sè nell'oltretomba anche il concetto di gratis e di apparente mancanza di controllo.

Aggregatori di informazioni, API integrate in app, investimenti concentrati e monopoli, in fondo, sono tutti modi per controllare (e, di conseguenza, monetizzare) le cose di Internet.

Claudio Tamburrino
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113 Commenti alla Notizia Wired e la morte del Web
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  • Se i (pochi) siti dietro paywall diventano app, il web diventa finalmente tutto-gratis-al-100%, gli utenti che non vogliono pagare (praticamente tutti) rimarranno sul web, e chi distribuisce contenuti a pagamento si ritroverà sovrano di un regno deserto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > Se i (pochi) siti dietro paywall diventano app,
    > il web diventa finalmente tutto-gratis-al-100%,
    > gli utenti che non vogliono pagare (praticamente
    > tutti) rimarranno sul web, e chi distribuisce
    > contenuti a pagamento si ritroverà sovrano di un
    > regno
    > deserto.

    magari fosse... ma non sarà
    non+autenticato
  • i siti con layout allegerito per cellulari ci sono!
    ma spesso x motivi di puro marketing prima di svelarti i contenuti ti offrono di scaricare l'app... costringendoti di fatto a caricare 2 pagine invece di 1.
    E' ovvio che se il tuo sito web si occupa, per esempio, di oroscopo è nell'interesse del publisher quello di offrire un accesso preferenziale ed esclusivo ai propri contenuti..
    Un app potrebbe bene per un sito che frequenti quotidianamente ma se davvero la previsione di costui si avverasse dovremmo girare con un pacco di memory card per poter visitare i miliardi di siti internet.
    E' solo un altra provocazione sparata da mister nessunosotuttoio.
    Ma del resto un coglione che dice che nel futuro venderanno solo app ha sicuramente più "visibilità" di milioni di persone che dicono che nel futuro vedremo solo opensource.
    non+autenticato
  • vedo che ci provano di tanto in tanto a far fuori questo web che da fastidio ai poteri consolidati e a molte corporations.
    io cercherò, dopo l'uscita di affermazioni del genrere da parte di wired, a stare ancora più attento a difendere maggiormente il web. ovviamente per quello che posso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ni as
    > vedo che ci provano di tanto in tanto a far fuori
    > questo web che da fastidio ai poteri consolidati
    > e a molte corporations.

    mi pare sia tutto l'opposto: ci sguazzano alla grande, sia i poteri consolidati che le major: potere, soldi, condizionamento e controllo sociale per tutti e con la minima fatica

    > io cercherò, dopo l'uscita di affermazioni del
    > genrere da parte di wired, a stare ancora più
    > attento a difendere maggiormente il web.

    che è come dire che vuoi difendere le strade o i martelli pneumatici...

    vanno difesi gli spazi di auorganizzazione, di autogestione, di libera socializzazione e condivisione, di scambio non remunerato ecc. ... dobbiamo difendere noi stessi e l'autonomia delle nostre personalità...
    non+autenticato
  • La tendenza degli ultimi anni sembrerebbe tracciare una strada che va nella direzione esattamente opposta! Il web che diventa piattaforma per le applicazioni e non il contrario, come sostiene Chris Anderson.
    Ad esempio (il sistema operativo) Google Chrome è un assaggio -forse prematuro- di quello che sarà il futuro.
    Un futuro fatto di tante piccole apps, soggette inevitabilmente a bug, incompatibilità, patch e nuove versioni... mi fa venire la pelle d'oca!
    Penso anche a tutti i problemi che ci sono oggi con i browser... moltiplicati per migliaia di apps! Un incubo per me... o un sogno per qualche hacker!
  • Ma poi, le "apps di consultazione" c'erano già con Windows (ricordate i cd allegati alle riviste? Tipo "Pittori dell'Ottocento", o cose simili?) E sono durati ben poco.
    non+autenticato
  • Stra quoto. Il web è il vero internet, tutto il resto sono solo applicazioni client-server di rete.

    - Scritto da: wastedego
    > La tendenza degli ultimi anni sembrerebbe
    > tracciare una strada che va nella direzione
    > esattamente opposta! Il web che diventa
    > piattaforma per le applicazioni e non il
    > contrario, come sostiene Chris Anderson.
    >
    > Ad esempio (il sistema operativo) Google Chrome è
    > un assaggio -forse prematuro- di quello che sarà
    > il
    > futuro.
    > Un futuro fatto di tante piccole apps, soggette
    > inevitabilmente a bug, incompatibilità, patch e
    > nuove versioni... mi fa venire la pelle
    > d'oca!
    > Penso anche a tutti i problemi che ci sono oggi
    > con i browser... moltiplicati per migliaia di
    > apps! Un incubo per me... o un sogno per qualche
    > hacker!
    non+autenticato
  • concordo
    non+autenticato
  • - Scritto da: ni as
    > concordo

    Concordate finché vi pare, ma le cose non cambiano: il futuro é nelle mani delle corporations e sarà deciso dietro porte chiuse da dirigenti e azionisti.

    Professioni di fede e vuote parole nulla possono o potranno contro la potenza del denaro.
    non+autenticato
  • Il denaro può far costruire le app, ma non può far sparire i siti, e non può portare la gente a preferire le app ai siti.
    non+autenticato
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