
Roma - L'interessato sarà saltato sulla sedia, durante la lettura mattutina del
tabloid svedese Expressen. Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ricercato dalle autorità di Stoccolma per
molestie e violenze nei confronti di due ragazze di vent'anni. Due reati separati, consumatisi a distanza ravvicinata tra le città di Enköping e Stoccolma.
"Non ne era a conoscenza -
ha poi spiegato una collega di Assange - finché non ha letto di quelle accuse tra le pagine del tabloid conservatore
Expressen. Potenti organizzazioni vogliono fare del male a Wikileaks". Il fondatore del noto sito delle spifferate ha infatti risposto con fermezza attraverso vari cinguettii su Twitter.
"Siamo stati avvisati -
ha spiegato un micropost - ci aspettavamo questi sporchi trucchi. Ed ecco il primo".
In un altro cinguettio, lo stesso
founder di origini australiane ha parlato di
accuse senza fondamento, diramate da un tabloid. Nessun membro di Wikileaks sarebbe stato contattato dalla polizia svedese.
Polizia che invece avrebbe subito provveduto alla diramazione di un mandato di cattura per Julian Assange.
C'è chi ha tirato presto in ballo le autorità statunitensi, già stizzite a causa della pubblicazione su Wikileaks dei cosiddetti
diari della guerra, circa
90mila documenti riservati su anni e anni di conflitto in Afghanistan.
In molti hanno quindi parlato di una vera e propria campagna di diffamazione nei confronti di Assange, il quale
ha confermato proprio questa visione complottista organizzata ai suoi danni. Le pesanti accuse avrebbero infatti
già macchiato l'immagine di Wikileaks, nonostante
un dettaglio che ha sorpreso più di un osservatore.
Non ci sarebbero prove concrete contro Julian Assange, il mandato di cattura è stato in sostanza
ritirato dalle autorità svedesi. E questo ha alimentato le teorie complottiste, che vedrebbero gli Stati Uniti implicati in una campagna diffamatoria, per esercitare pressione su Assange e convincerlo a trattare su un'ulteriore pubblicazione di circa 15mila documenti riservati.
Mauro Vecchio