Claudio Tamburrino

Intel inside your mind

Non ci sarÓ differenza tra pensiero e azione. La sfida del Labs di Santa Clara Ŕ cancellare le interfacce: sarÓ il cervello a essere proiettato nella computazione

Roma - La tecnologia in grado di leggere una mente può essere considerata per la ricerca scientifica quello che il Santo Graal è per la religione: e ora Intel sembra essere vicino al punto di trovarlo.

Non si tratterebbe semplicemente della possibilità di captare e interpretare gli stimoli cerebrali relativi ad un determinato movimento muscolare, ma proprio della possibilità di scrivere email o effettuare una ricerca su Internet solo visualizzando nella propria mente le parole da utilizzare.

Per fare uscire l'idea dalla fantascienza i ricercatori degli Intel labs starebbero pensando tracciando mappe dettagliate dell'attività cerebrale, trovando una corrispondenza tra parole pensate e stimoli trasmessi. Gli scienziati sarebbero addirittura arrivati al punto di lavorare ad alcune apparecchiature, simili a delle fasce, da indossare, e utili per raccogliere maggiori dettagli possibili.
Si parla in ogni caso di uno studio ancora nella fase primitiva di sviluppo, e limitato ad alcune parole basilari.

Claudio Tamburrino
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22 Commenti alla Notizia Intel inside your mind
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  • anche la DARPA sta studiando caschi che permettano la trasmissione del pensiero tra i soldati, o tra soldati e apparecchiature.
    il problema è che le persone per utilizzare queste apparecchiature debbono essere "addestrate"... i ricercatori USA hanno soperto l'acqua calda, cioè che il nostro cervello è un po' come un centralina telefonica attraverso la quale passano svariati messaggi: insomma, oltre a non pensare praticamente mai una sola cosa, difficilmente riusciamo a focalizzarci su un unico pensiero, col risultato che il lettore di pensieri in genere si trova a leggere messaggi confusi... a meno che il soggetto che deve trasmettere il pensiero non abbia un'elevata capacità di concentrazione e non abbia avuto un apposito training.
    davvero si può pensare di estendere alle masse un simile approccio? chissà...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Max
    > anche la DARPA sta studiando caschi che
    > permettano la trasmissione del pensiero tra i
    > soldati, o tra soldati e
    > apparecchiature.
    > il problema è che le persone per utilizzare
    > queste apparecchiature debbono essere
    > "addestrate"... i ricercatori USA hanno soperto
    > l'acqua calda, cioè che il nostro cervello è un
    > po' come un centralina telefonica attraverso la
    > quale passano svariati messaggi: insomma, oltre a
    > non pensare praticamente mai una sola cosa,
    > difficilmente riusciamo a focalizzarci su un
    > unico pensiero, col risultato che il lettore di
    > pensieri in genere si trova a leggere messaggi
    > confusi... a meno che il soggetto che deve
    > trasmettere il pensiero non abbia un'elevata
    > capacità di concentrazione e non abbia avuto un
    > apposito
    > training.
    > davvero si può pensare di estendere alle masse un
    > simile approccio?
    > chissà...

    Male che vada cercherà di aprirti youporn ogni paio di secondiA bocca storta
    non+autenticato
  • ..di embolie schizoidi alla Total RecallA bocca aperta
    non+autenticato
  • ...un progetto simile di un ricercatore giapponese che era riuscito a capire quale carattere dell'alfabeto si stava pensando...
    non+autenticato
  • Manca il ritorno. Ce lo vedo: palmare da 10Teraflops, 10Petabytes disco, lettura diretta impulsi cerebrali, schermo da 10.000x10.000 pixel, 3.5" ... hihi ... e poi che ci fai?

    Se qualcuno non ci mette le mani, sul canale di ritorno intendo, siamo messi male.

    Ed e' un problema molto complicato. Le architetture che si intravedono da qui ad una ventina d'anni, ammesso e non concesso che ci arriviamo in discrete condizioni, saranno in grado di elaborare una quantita' enorme di informazioni ed indubbiamente di essere portatili e permanentemente collegate ad una rete di potenza indescrivibile.

    Ma i nostri sensi sono quello che sono. Una emerita schifezza progettata da madre natura per permetterci di scappare sull'albero piu' vicino e di raccogliere qualche frutto maturo. Fine.

    Come la vogliamo risolvere? Occhiolino

    Orfheo.
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    Modificato dall' autore il 27 agosto 2010 18.45
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    Modificato dall' autore il 27 agosto 2010 18.47
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  • - Scritto da: Orfheo
    > Manca il ritorno. Ce lo vedo: palmare da
    > 10Teraflops, 10Petabytes disco, lettura diretta
    > impulsi cerebrali, schermo da 10.000x10.000
    > pixel, 3.5" ... hihi ... e poi che ci
    > fai?
    >
    > Se qualcuno non ci mette le mani, sul canale di
    > ritorno intendo, siamo messi
    > male.
    >
    > Ed e' un problema molto complicato. Le
    > architetture che si intravedono da qui ad una
    > ventina d'anni, ammesso e non concesso che ci
    > arriviamo in discrete condizioni, saranno in
    > grado di elaborare una quantita' enorme di
    > informazioni ed indubbiamente di essere portatili
    > e permanentemente collegate ad una rete di
    > potenza
    > indescrivibile.
    >
    > Ma i nostri sensi sono quello che sono. Una
    > emerita schifezza progettata da madre natura per
    > permetterci di scappare sull'albero piu' vicino e
    > di raccogliere qualche frutto maturo.
    > Fine.
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    > Come la vogliamo risolvere? Occhiolino
    >
    > Orfheo.
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    > Modificato dall' autore il 27 agosto 2010 18.45
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    > Modificato dall' autore il 27 agosto 2010 18.47
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    Diventiamo come i Borg?Geek
    non+autenticato
  • - Scritto da: ces
    >
    > Diventiamo come i Borg?Geek
    Io apprezzerei molto. Sono pronto ad essere assimilato Occhiolino

    Tanto ogni resistenza e' inutile Occhiolino

    Orfheo.
  • Lo sei già, da quando hai votato B...
  • - Scritto da: markoer
    > Lo sei già, da quando hai votato B...
    Difficile. Sono quindici anni che non voto.

    Orfheo.
  • Era ovviamente una battuta (ci stava bene). Comunque anch'io, anche se dovrei calcolare da quanto.

    Comunque non concordo affatto con la tua analisi delle nostre capacità cerebrali, non siamo certo scimmie, e ci manca un bel po' prima di poter eguagliare/replicare o anche soltanto capirle abbastanza da poterle replicare al computer. Se non altro perché facciamo ancora l'errore di isolare la parte cognitiva da quella senso-motoria

    Cordiali saluti
  • - Scritto da: markoer
    > Era ovviamente una battuta (ci stava bene).
    > Comunque anch'io, anche se dovrei calcolare da
    > quanto.
    >
    > Comunque non concordo affatto con la tua analisi
    > delle nostre capacità cerebrali, non siamo certo
    > scimmie, e ci manca un bel po' prima di poter
    Sul fatto che non siamo "scimmie" avrei da replicare: ci siamo separati dagli altri primati solo qualche milione di anni fa. Credo siamo piu' scimmie di quanto ci piace pensare.

    Rimane vero invece che siamo ben lontati dal replicarle. Ma quanto?

    Questo invece si puo' misurare in qualche modo. Penrose stima la capacita' computazionale del cervello umano tra le 10^19 e le 10^21 istruzioni al secondo. Supponendo si tratti di "flops" le macchine piu' potenti oggi in funzione sono sul Petaflop, 10^15 istruzioni al secondo.

    Dato e non concesso che la legge di Moore, una stima, non una legge fisica ovviamente, continui ad agire nei prossimi anni, i 5 ordini di grandezza tra 10^15 e 10^20, un fattore 100.000, sarebbero percorribili in meno di 40 anni (2^17=131072, ovvero 17 periodi di due anni, circa 35 anni).

    Una misura rozza e probabilmente lontana dal vero, se non altro perche' valuta solo l'evoluzione dell'hw, della materia bruta e non del codice necessario.

    Ma per motivi che sarebbero troppo complessi da discutere in questo post, altri indicatori mi fanno pensare che tra il 2030 e il 2050 avremo a disposizione macchine in grado di replicare le funzioni fondamentali di un cervello umano o almeno della sua neocorteccia.

    Qundi, oggetti in grado di essere interfacciati direttamente al cervello umano fornendo funzioni "utili". Non solo, gli stessi sistemi saranno probabilmente utilizzati per progettare e realizzare tali interfacce.

    > eguagliare/replicare o anche soltanto capirle
    > abbastanza da poterle replicare al computer. Se
    > non altro perché facciamo ancora l'errore di
    > isolare la parte cognitiva da quella
    > senso-motoria

    Questa e' una osservazione profonda. Il cervello "computa" non solo quando "pensa", quando esprime pensiero verbale, ma per la maggior parte del tempo lo fa proprio per elaborare funzioni senso-motorie. Alla fine il problema fondamentale che si e' evoluto per risolvere era "trova l'albero piu' vicino e salva la pelle da quel maledetto predatore".

    Ma anche questo settore e' in rapida evoluzione: robot che camminano, che ballano, che esprimono emozioni con espressioni facciali, che si orientano nello spazio e nel tempo.

    Piu' potenza computazionale uguale sistemi di elaborazione senso-motoria piu' sofisticata. E ci faranno un gran comodo per sostituire arti, per controllare macchine a distanza e cosi' via.

    Orfheo.
    >
    > Cordiali saluti
  • Finchè parli di "assistenza" al cervello ti seguo ed anche le cifre che citi hanno un loro senso.

    Quando passiamo invece all'IA mi perdo un pò, per due ragioni:

    1) il "robot che balla ed esprime emozioni" in questo momento è solo un mimo: non ne siamo completamente sicuri ma comunque abbastanza da dire che non le sta "provando" ma solo "emulando".
    Per parafrasare i termini di un noto racconto (cfr. "squadra d'esplorazione" di M. Leinster), non sarò convinto di una IA finchè non mi sputerà in un occhio se tenterò di farle fare qualcosa che va contro la sua salute ed integrità (cfr. anche alla Terza Legge della roboticaOcchiolino)

    2) non siamo sicuri (e personalmente non lo credo) che un robot dovrebbe pensare come un essere umano: le sue esigenze non sono dello stesso tipo, anche se alla base abbiamo dei punti in comune (es. l'energia/alimentazione e, almeno dovremmo, la tendenza a sopravvivere): se pensa come un essere umano non è un robot ma una replica, mima ma non è "sè stesso". D'altro canto, si può replicare, come fa ad esser diverso, un prodotto fatto dall'uomo? lo si progetta "perchè sia così".
    Ok... allora avremo tanti bei mimi, ma nessuna IA vera.

    Ehm... mi rendo conto d'aver fatto osservazioni un pò forti, soprattutto tenendo conto che le mie conoscenze di IA tendono allo zero assoluto: diciamo che ho voluto esprimere un concetto e non sono certo d'esserci riuscito.Occhiolino

    Edit
    forse un'idea più precisa la danno Neuromante ed Invernomuto, del cyberspazio gibsoniano: due IA con motivazioni proprie ed i mezzi per percorrere la loro strada.Sorride
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    Modificato dall' autore il 30 agosto 2010 20.58
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    883
  • - Scritto da: Sky
    > Finchè parli di "assistenza" al cervello ti seguo
    > ed anche le cifre che citi hanno un loro
    > senso.
    >
    > Quando passiamo invece all'IA mi perdo un pò, per
    > due
    > ragioni:
    >
    > 1) il "robot che balla ed esprime emozioni" in
    > questo momento è solo un mimo: non ne siamo
    > completamente sicuri ma comunque abbastanza da
    > dire che non le sta "provando" ma solo
    > "emulando".
    Ma certo che e' una "simulazione" e primitiva per giunta. Non siamo ancora in grado, al livello hw, di emulare una porzione cospicua della neocorteccia di un "sorcio" (vedi progetto BlueBrain).

    Ma stiamo mettendo a punto i sistemi "attuatori", quelli che permetteranno ad un essere umano o ad una IA di interfacciarsi con un sistema "fisico" che permetta l'interazione con la realta'.

    Per capirci piu' quello che fa il "cervelletto" nell'uomo, piuttosto che le funzioni da direttore d'orchestra della neocorteccia.

    Per questo motivo l'osservazione la giudico "profonda", non perche' siano funzioni fondamentali per implementare una IA astratta, me perche' per sputare in un occhio devi avere un occhio, una bocca, devi saper sputare ed avere un buon motivo per farlo. La strada e' lunga Occhiolino

    > Per parafrasare i termini di un noto racconto
    > (cfr. "squadra d'esplorazione" di M. Leinster),
    > non sarò convinto di una IA finchè non mi sputerà
    > in un occhio se tenterò di farle fare qualcosa
    > che va contro la sua salute ed integrità (cfr.
    > anche alla Terza Legge della robotica
    >Occhiolino)
    >
    > 2) non siamo sicuri (e personalmente non lo
    > credo) che un robot dovrebbe pensare come un
    > essere umano: le sue esigenze non sono dello
    > stesso tipo, anche se alla base abbiamo dei punti

    E veniamo alle dolenti note Sorride

    Non si programma una IA. La si fa "crescere", la si "alleva" come si fa con un essere umano. Anzi la cosa piu' semplice sarebbe partire da un cervello umano funzionate, aggiungere funzioni artificiali aumentanti e lasciar integrare il sistema biologico e quello artificiale.

    Comunque la si ottenga, almeno inzialmente, al tempo zero, sara' molto simile ad un cervello umano. Per necessita', non per scelta.

    Ripeto la mia opinione: non si programma una autocoscienza. Non sappiamo e non sapremo mai definirla finche' saremo umani. Ritengo sia un ordine di complessita' sopra le capacita' di analisi della nostra intera specie.

    Forse una specie in grado di utlizzare percomputare tutta la materia di un pianeta o di un sistema solare sara' in grado di fare di meglio. Ne riparliamo dopo la "singolarita'" Occhiolino

    Orfheo.
    > in comune (es. l'energia/alimentazione e, almeno
    > dovremmo, la tendenza a sopravvivere): se pensa
    > come un essere umano non è un robot ma una
    > replica, mima ma non è "sè stesso". D'altro
    > canto, si può replicare, come fa ad esser
    > diverso, un prodotto fatto dall'uomo? lo si
    > progetta "perchè sia
    > così".
    > Ok... allora avremo tanti bei mimi, ma nessuna IA
    > vera.
    >
    > Ehm... mi rendo conto d'aver fatto osservazioni
    > un pò forti, soprattutto tenendo conto che le mie
    > conoscenze di IA tendono allo zero assoluto:
    > diciamo che ho voluto esprimere un concetto e non
    > sono certo d'esserci riuscito.
    >Occhiolino
    >
    > Edit
    > forse un'idea più precisa la danno Neuromante ed
    > Invernomuto, del cyberspazio gibsoniano: due IA
    > con motivazioni proprie ed i mezzi per percorrere
    > la loro strada.
    >Sorride
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    > Modificato dall' autore il 30 agosto 2010 20.58
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    Modificato dall' autore il 30 agosto 2010 21.13
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  • mmm dipende molto da quanto capace è realmente il cervello

    tu stai giudicando le nostre capacità tenendo conto dell'attuale modello d'interazione

    lo noto benissimo anch'io, essendo un programmatore, che sembra quasi che l'anello debole sia proprio io, però poi mi accorgo che il vero anello debole sono le mie mani, mentre il cervello è quasi capace di star dietro alla macchina

    a volte mi saltano alla mente intere procedure che però richiedono ore per essere implementate, ma questo per colpa della velocità delle mani non certo del cervello
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > mmm dipende molto da quanto capace è realmente il
    > cervello
    >
    > tu stai giudicando le nostre capacità tenendo
    > conto dell'attuale modello
    > d'interazione
    >
    > lo noto benissimo anch'io, essendo un
    > programmatore, che sembra quasi che l'anello
    > debole sia proprio io, però poi mi accorgo che il
    > vero anello debole sono le mie mani, mentre il
    > cervello è quasi capace di star dietro alla
    > macchina
    >
    > a volte mi saltano alla mente intere procedure
    > che però richiedono ore per essere implementate,
    > ma questo per colpa della velocità delle mani non
    > certo del
    > cervello
    Programmo da piu' di 30 anni ormai ... e certo che il nostro cervello e' limitato, cosi' come lo sono i nostri sensi.

    Ma cambia il nostro cervello, il cambiamento piu' profondo che puoi fare su un essere vivente e otterrai qualcosa che non e' piu' umano. Non come lo intendiamo oggi.

    Circa 50.000 anni fa un sapiens si mise a fare dei disegnini su una pietra perche' qualcosa era mutato nel suo cervello. Probabilmente qualcosa di minuscolo. Quello che serviva per trasformare qualunque mezzo in un mezzo di comunicazione simile alla sua voce.

    Ed eccoci qui a programmare e a discutere di Meccanica Quantistica, Relativita' Generale e Genomica.

    Prova ad immaginare cosa potrebbe combinare un cambiamento piu' profondo, anzi non immaginarlo. Staccati dalla Rete per qualche settimana ed analizza la sensazione che provoca. Per me e' di "mutilazione". Come se non avessi piu' un arto.

    Ora fai qualche piccolo cambiamento qui, qualche ritocco la' e collega un cervello umano, permanentemente, attraverso il sistema di interfaccia sensoriale e magari con qualche piccola capacita' artificiale.

    Non siamo lontanti vero? E sono sicuro che programmatori, matematici, fisici, biologi se ne rendono conto.

    Questo e' cio' che potrebbe provocare un semplice meccanismo di "feedback" diretto tra computer e cervello. Capacita' aumentate. Ovvero l'inizio di una nuova specie.

    Addio sapiens.

    Orfheo.
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    Modificato dall' autore il 29 agosto 2010 15.45
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  • Chissà facendo il contrario si potrà usare il Proprio cervello per folding@home !! Rotola dal ridere
    Be&O
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