Marco Calamari

Cassandra Crossing/ 41 bis, SMS e sonno catodico

di M. Calamari - Colpirne 100 per educarne (forse) uno. Ovvero: come ribaltare una soluzione, creando un problema. La questione degli SMS in TV è l'esempio della deriva paternalista di regole sempre più opprimenti

Cassandra Crossing/ 41 bis, SMS e sonno catodicoRoma - Isolato causa vacanze in un (bel) paesino dove non passa nemmeno un autobus, mi sono ridotto a fruire della carta stampata, anche di tipo domenicale. Perciò, come tutti i fruitori domenicali della carta stampata, ho letto che dopo anni dalle prime segnalazioni ufficiali alcuni pezzi grossi della televisioni nazionali, dirigenti e conduttori di note trasmissioni, si sono accorti che anche i detenuti per reati di mafia sotto il famoso articolo 41 bis, cioè quello del carcere duro, potevano vedere la televisione.

Questo gli permetteva di godere delle trasmissioni culturali in cui chi lo desidera può inviare un SMS che scorre nel sottopancia dello schermo (il sottopancia è la riga di testo che scorre in basso) ormai comune nelle trasmissioni più svariate, dai telegiornali ai tormentoni sul calcio.

E con un ispirato lampo di comprensione si sono perciò resi conto che con questo mezzo di comunicazione anche i detenuti in regime di 41 bis, malgrado le condizioni di isolamento in cui devono restare, possono ricevere brevi messaggi in chiaro od in codice dall'esterno.
Caspiteronzola! Che metodo raffinato ed imprevedibile. Ma quale mente geniale, diabolica, subdola e raffinata avrà concepito un simile barbatrucco?

Ma non è questo il problema che interessa Cassandra, più interessante è che la reazione di molti dei sopraddetti pezzi grossi televisivi sia stata di annunciare che la possibilità di inviare SMS destinati a scorrere nel sottopancia delle trasmissioni televisive sarebbe stata immediatamente eliminata.

Occhio per occhio, anzi idiozia per idiozia, dunque. Riscoprire una falla già nota, banale e prevedibile e colpire tutti i cittadini per rimediarla, invece di chiedere a chi gestisce i detenuti di mettere un pezzo di nastro adesivo in fondo allo schermo o vietare certe trasmissioni televisive troppo "interattive" a chi si trova in regime di carcere duro. Spiegare poi la questione in diretta televisiva, cosa che avrebbe anche il vantaggio di far girare qualche rotellina bloccata dalla paralisi catodica, facendo presente che non si potevano ovviamente censurare (è questa la parola giusta) 60 milioni di cittadini per quello che facevano alcuni criminali: perché la libertà di espressione è sacra e sancita dalla Costituzione.
Fantascienza, vero?

Certo, persino i cuori della maggior parte dei teledipendenti non sanguineranno per questa perduta possibilità. È semmai non il cuore ma il cervello di Cassandra che si preoccupa. Sì, perché anche tra i professionisti della comunicazione la necessità di dare risposte idiote, che sono in realtà censure, si conferma la solita, usuale e facile regola. Non importa quanto il problema possa essere ovvio, circoscritto e con una soluzione alternativa facile, indolore e senza effetti collaterali negativi per tutti.

La necessità di salvaguardare la libertà di espressione dei cittadini onesti, anche quando esercitata con mezzi idioti in sedi idiote, non passa nemmeno per l'anticamera del cervello di nessuno, non è percepita come un valore importante, sacro. Paternalismo e censura sono il solito ed usuale rimedio. E così l'uso della censura e dei bavagli, popolarissimo nell'Italia odierna, verrà esteso a questa ben piccola forma di comunicazione. Cosa di meglio che giustificare la censura, sventolando la necessità di colpire i pedoterro41bissatanisti: in fondo è il metodo prediletto dai regimi assolutistici da sempre.

Ed è un metodo efficace tanto quanto viene consentito da chi, come semplice cittadino, non ha a cuore le proprie libertè. Sonno catodico, davvero!

Marco Calamari

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