Alfonso Maruccia

Kepler inizia a stanare gli esopianeti

Gli scienziati continuano ad esaminare i dati raccolti dal telescopio in orbita. Dopo le critiche della prima ora, importanti informazioni sugli esopianeti in giro per la galassia iniziano a filtrare

Roma - Gli specialisti NASA della missione Kepler avevano promesso nuovi dettagli sui corpi celesti "papabili" per la classificazione di esopianeti, e puntualmente quelle informazioni sono arrivate. O meglio si tratta di conferme in anticipo sui tempi, con i ricercatori che danno per certa la scoperta di due esopianeti "saturniani" e la probabile identificazione di una super-terra un po' troppo vicina al suo "sole" per poter ospitare la vita intesa in termini umani.

Chi gestisce e analizza l'enorme massa di informazioni raccolta dal telescopio Kepler - 156mila sistemi stellari esaminati per 43 giorni entro i primi 3mila anni luce dalla stella Sole - era finito sotto il fuoco di fila delle critiche dopo la decisione, qualche mese fa, di centellinare le rivelazioni sui potenziali candidati come "esopianeti": scelta giustificata con l'obiettivo di studiare per bene i dati prima della pubblicazione, a beneficio dell'intera comunità scientifica.

I due esopianeti confermati dagli esperti NASA sono stati battezzati Kepler 9b e Kepler 9c, hanno dimensioni simili a Saturno e orbitano attorno a una stella simile al Sole a più di 2mila anni luce di distanza da quest'ultima nella costellazione della Lyra (emisfero settentrionale). Il terzo, possibile esopianeta avrebbe dimensioni pari a 1,5 volte quelle della Terra, classificandosi dunque come una cosiddetta "super-Terra".
In quest'ultimo caso NASA si riserva di confermare le informazioni in un secondo momento, mentre per i due "eso-Saturni" già individuati i ricercatori sottolineano la "prima volta" della scoperta di un sistema planetario extra-solare con il metodo sfruttato dalla sonda Kepler: il telescopio misura le minute variazioni nella luminosità di una stella a causa di un pianeta in transito davanti a essa, fornendo ai ricercatori a terra i dati necessari a calcolare massa e raggio del corpo celeste.

Sia come sia, il periodo pare propizio per la caccia agli esopianeti: solo qualche giorno prima dell'annuncio dei ricercatori di Kepler, è arrivata la notizia che astronomi dello European Southern Observatory hanno individuato un nuovo sistema planetario completo di stella e tra i 5 e i 7 pianeti orbitanti attorno a essa.

Alfonso Maruccia
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43 Commenti alla Notizia Kepler inizia a stanare gli esopianeti
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  • A volte Asimov e la psicostoria andrebbero riletti a un età più adeguata.
    Diversamente uno si può sentire sulla terra prigioniero come un minatore cileno nella camera di sicurezza della miniera crollata.
    Pensa a quanto spazio interiore questi minatori scopriranno per sopravvivere prima di essere liberati in questo pianeta....
  • E si,ogni anno gli scienziati scoprono nuovi pianeti,abitabili e non.
    La tecnologia però aime non fa passi da gigante da poterli esplorare in persona.
    E anche se un giorno si potesse,bisognerebbe che la terra fosse a un passo dall'auto distruzione, perche i governi di tutto il mondo non ti facciono pagare per potergli andare....
    non+autenticato
  • "Non facciono pagare per potergli andare", che rima, sembra un verso dantesco...Con la lingua fuori
    non+autenticato
  • Semmai le agenzie di viaggio, o le compagnie aeree, non i governi.
    non+autenticato
  • leggendo asimov, bradbury, clarke e altri... traspare quanto fosse grande la certezza popolare che in trent'anni avremmo già iniziato a colonizzare i pianeti... invece tutto torna indietro, abbiamo avuto un impulso iniziale subito arrestato e ora stiamo tornando ancora più indietro... mi viene da piangerw. e sicuramente un giorno scopriremo che "quando finalmente iniziammo ad esplorare tutti i pianeti abitabili erano già stati presi, dovunque avremmo trovato segnali di "Alt!" o "Dietrofront!" per cui all'umanità non toccò altro che tornare indietro e avvizzire per poi lentamente morire nella tristezza"
    non+autenticato
  • Allora, invece di dedicarci alla costruzione di astronavi, costruiremo una macchina del tempo, torneremo indietro, e faremo in modo che la corsa allo spazio parta prima... è rischioso, c'è anche il rischio che la terra si trasformi in una palla radioattiva, ma in compenso avremo un impero grande quanto la galassia.

    (anch'io ho letto "La fine dell'eternità")
    non+autenticato
  • Ah ecco da dove è nato l'Impero di Star Wars...

    Tutto è già scritto e segnato Occhiolino
  • Più che altro, ecco come è nato l'impero di Trantor (dei cicli della Fondazione). In "l'orlo della fondazione" c'è anche il riferimento a "la fine dell'eternità"
    non+autenticato
  • - Scritto da: Jacopo Monegato
    > leggendo asimov, bradbury, clarke e altri...
    > traspare quanto fosse grande la certezza popolare
    > che in trent'anni avremmo già iniziato a
    > colonizzare i pianeti... invece tutto torna
    > indietro, abbiamo avuto un impulso iniziale
    > subito arrestato e ora stiamo tornando ancora più
    > indietro... mi viene da piangerw. e sicuramente
    > un giorno scopriremo che "quando finalmente
    > iniziammo ad esplorare tutti i pianeti abitabili
    > erano già stati presi, dovunque avremmo trovato
    > segnali di "Alt!" o "Dietrofront!" per cui
    > all'umanità non toccò altro che tornare indietro
    > e avvizzire per poi lentamente morire nella
    > tristezza"
    Supponiamo che domani mattina ci svegliamo con un ipermotore interstellare in grado di portarci, senza rischi, in ogni punto della galassia in meno di una settimana e con un piccolissimo dispendio di energia.

    E poi? Che si fa?

    L'homo sapiens sapiens si e' evoluto per vivere in un range di condizioni strettissime, in quanto a temperatura, pressione, percentuale di ossigeno, azoto, anidride carbonica, radiazioni, etc.

    La probabilita' di trovare queste condizioni su un qualunque pianeta di una tra le cento miliardi di stelle della nostra galassia sono piccolissime.

    Che ci va a fare l'homo sapiens sapiens su una luna di Giove o su una superterra a 2000 anni luce di distanza? O nel centro galattico, contenente la maggior parte delle stelle, dove ci sono radiazioni durissime e, fra l'altro, un buco nero supermassivo?

    Va a morirci? Ci riesce benissimo qui sulla Terra in meno di cento anni.

    L'Universo e' enorme e piccolissimo allo stesso tempo. Dipende da chi lo osserva.

    Per l'homo sapiens sapiens la maggior parte di esso e un luogo "proibito" dal suo DNA.

    Cambiamolo. Dopo se ne riparla.

    Come diceva Hawking nel 2000, il futuro non assomigliera' a Star Trek.

    Non perche' lo spazio non verra' colonizzato, ma perche' non sara' l'homo sapiens sapiens a farlo.

    Orfheo.
  • - Scritto da: Orfheo
    > - Scritto da: Jacopo Monegato
    > > leggendo asimov, bradbury, clarke e altri...
    > > traspare quanto fosse grande la certezza
    > popolare
    > > che in trent'anni avremmo già iniziato a
    > > colonizzare i pianeti... invece tutto torna
    > > indietro, abbiamo avuto un impulso iniziale
    > > subito arrestato e ora stiamo tornando ancora
    > più
    > > indietro... mi viene da piangerw. e sicuramente
    > > un giorno scopriremo che "quando finalmente
    > > iniziammo ad esplorare tutti i pianeti abitabili
    > > erano già stati presi, dovunque avremmo trovato
    > > segnali di "Alt!" o "Dietrofront!" per cui
    > > all'umanità non toccò altro che tornare indietro
    > > e avvizzire per poi lentamente morire nella
    > > tristezza"
    > Supponiamo che domani mattina ci svegliamo con un
    > ipermotore interstellare in grado di portarci,
    > senza rischi, in ogni punto della galassia in
    > meno di una settimana e con un piccolissimo
    > dispendio di
    > energia.
    >
    > E poi? Che si fa?
    >
    > L'homo sapiens sapiens si e' evoluto per vivere
    > in un range di condizioni strettissime, in quanto
    > a temperatura, pressione, percentuale di
    > ossigeno, azoto, anidride carbonica, radiazioni,
    > etc.
    >
    > La probabilita' di trovare queste condizioni su
    > un qualunque pianeta di una tra le cento miliardi
    > di stelle della nostra galassia sono
    > piccolissime.

    Sono piccolissime certo, ANDANDO A CASO. Ovviamente si suppone che una popolazione in grado di creare una tecnologia del genere abbia anche la tecnologia per sapere scegliere a priori. Perche' le probablita' sono piccolissime prendendo una stella qualsiasi, ma le probabilita' che ci siano condizioni del genere in almeno uno fra tutti i pianeti (e non uno DETERMINATO a caso) della nostra galassia sono ALTISSIME.
    non+autenticato
  • - Scritto da: contrario alla policy
    > - Scritto da: Orfheo
    > > - Scritto da: Jacopo Monegato
    > > > leggendo asimov, bradbury, clarke e altri...
    > > > traspare quanto fosse grande la certezza
    > > popolare
    > > > che in trent'anni avremmo già iniziato a
    > > > colonizzare i pianeti... invece tutto torna
    > > > indietro, abbiamo avuto un impulso iniziale
    > > > subito arrestato e ora stiamo tornando ancora
    > > più
    > > > indietro... mi viene da piangerw. e
    > sicuramente
    > > > un giorno scopriremo che "quando finalmente
    > > > iniziammo ad esplorare tutti i pianeti
    > abitabili
    > > > erano già stati presi, dovunque avremmo
    > trovato
    > > > segnali di "Alt!" o "Dietrofront!" per cui
    > > > all'umanità non toccò altro che tornare
    > indietro
    > > > e avvizzire per poi lentamente morire nella
    > > > tristezza"
    > > Supponiamo che domani mattina ci svegliamo con
    > un
    > > ipermotore interstellare in grado di portarci,
    > > senza rischi, in ogni punto della galassia in
    > > meno di una settimana e con un piccolissimo
    > > dispendio di
    > > energia.
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    > > E poi? Che si fa?
    > >
    > > L'homo sapiens sapiens si e' evoluto per vivere
    > > in un range di condizioni strettissime, in
    > quanto
    > > a temperatura, pressione, percentuale di
    > > ossigeno, azoto, anidride carbonica, radiazioni,
    > > etc.
    > >
    > > La probabilita' di trovare queste condizioni su
    > > un qualunque pianeta di una tra le cento
    > miliardi
    > > di stelle della nostra galassia sono
    > > piccolissime.
    >
    > Sono piccolissime certo, ANDANDO A CASO.
    > Ovviamente si suppone che una popolazione in
    > grado di creare una tecnologia del genere abbia
    > anche la tecnologia per sapere scegliere a
    > priori. Perche' le probablita' sono piccolissime
    > prendendo una stella qualsiasi, ma le
    > probabilita' che ci siano condizioni del genere
    > in almeno uno fra tutti i pianeti (e non uno
    > DETERMINATO a caso) della nostra galassia sono
    > ALTISSIME.
    Assolutamente vero.

    Ed una specie in possesso di una tecnologia del genere sarebbe in grado di modificare i propri replicatori, DNA o qualsiasi altra cosa usino, per modificare se stessa, onde adattarsi a condizioni differenti.

    In questo modo le regioni "aperte" alla propria colonizzazione si amplierebbero in modo esponenziale.

    E siamo daccapo.

    Vogliamo farlo? Rinuciare ad essere dei sapiens per diventare padroni dello spazio e probabilmente del tempo?

    Non lo so. So che accadra', se ce ne daremo il tempo.

    Da un lato mi affascina, dall'altro mi spaventa.

    Orfheo.
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    Modificato dall' autore il 29 agosto 2010 13.49
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  • Ma perchè devo modificare il mio dna? modificherò ben il pianeta!

    Quindi si, io lo farei!
    non+autenticato