Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Pensiero piatto e profonditÓ immaginata

di M. Calamari - Teoria dell'universo che conosciamo visto da un nativo digitale. Si taglia una dimensione, si aumenta l'elaborazione. Evoluzione o semplificazione, Ŕ tutto da vedersi

Roma - Di tanto in tanto capita di leggere, sulla carta stampata più spesso che in Rete, articoli veramente interessanti, anzi decisamente stuzzicanti: è questo il caso dell'articolo dell'ottimo Alessandro Baricco "2026, la vittoria dei barbari".

Con una finzione narrativa che ambienta la sua cronaca appunto nel 2026, Baricco sostiene che il pensiero analitico "in profondità", il metodo di approfondire la conoscenza come ci è stato insegnato a scuola e che alcune persone (ahimè poche) praticano effettivamente nella vita e nel lavoro, è ormai in via di estinzione. Il motivo? Il fatto che la Rete stia abituando tutti i suoi abitanti a muoversi da un concetto all'altro in maniera velocissima ed efficace, molto più che in passato: ma che il ragionamento che ne consegue è diverso, fatto non di chiaroscuri ma solo di bianco e di nero.

Una specie di logica binaria quindi, un pensiero forse efficace, di più o di meno rispetto a quello "in profondità" non si sa, certamente completamente diverso e che quindi ci porterà in luoghi diversi. Migliori o peggiori? L'articolo, decisamente provocatorio, finisce qui ed ha suggerito un seguito ancora più provocatorio a Cassandra.
Coloro che si occupano od anche solo si interessano di astrofisica e di cosmologia avranno probabilmente sentito parlare del "principio olografico", nato dai primi studi teorici sui buchi neri e compatibile con la teoria delle stringhe e delle brane.

Esso ipotizza che la terza dimensione spaziale (che appunto chiamiamo "profondità") in realtà non esista ma sia solo un illusione, una nostra modalità di percezione. Enunciato in termini elementari, il principio olografico nasce dalla constatazione che durante la caduta in un buco nero la materia tridimensionale si "spiaccica" dal punto di vista dell'informazione sulla superficie bidimensionale del buco nero, pur conservando tutta l'informazione che possedeva. Per questo motivo, proprio come la pellicola bidimensionale di un ologramma riesce a ricostruire le informazioni tridimensionali di un oggetto, è possibile che ad un livello più dettagliato, più vero, il nostro universo possa in effetti essere a due dimensioni solamente anche se noi, olograficamente, ne percepiamo tre.

Vivremmo in Flatlandia quindi: buongiorno signor Quadrato.

E per complicare ulteriormente, ma in compenso portare alla conclusione questa fuga in avanti, non resta che da richiamare il concetto di Macchina di Turing nella sua versione a nastro, o monodimensionale, che dovrebbe poter calcolare qualsiasi funzione calcolabile. Questa congettura ipotizza che per ogni problema calcolabile esista una particolare macchina di Turing monodimensionale in grado di risolverlo. Esiste infine la Macchina di Turing Universale, che permette di simulare qualsiasi Macchina di Turing, e quindi di risolvere per suo tramite qualsiasi problema calcolabile con una macchina di Turing.

Sembrerebbe quindi che possa costruirsi anche in ambiti molto più scientifici l'assonanza che la efficacia, la profondità di pensiero sia in realtà indipendente dai metodi analitici e di approfondimento usati dall'alba dell'uomo fino alla comparsa degli uomini dal "pensiero piatto", dei Nativi Digitali. E che quindi modalità di pensiero totalmente diverse possano in realtà davvero dimostrarsi almeno equivalenti, e magari migliori, di quelle del pensiero analitico classico.

L'idea del "Pensiero Superficiale" come metodo potente almeno, od anche più, del pensiero analitico può adesso sembrare un po' meno campata in aria di prima, almeno a Cassandra. Quindi la prossima volta che assisterò alla vita intellettuale di un adolescente immerso nei suoi device digitali sarò molto più interessato e rispettoso.

(NdA: anche oggi sono "pulito" come sempre, niente alcool o droghe)

Marco Calamari

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36 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Pensiero piatto e profonditÓ immaginata
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  • Ho apprezzato molto la chiosa sugli adolescenti.
    Io osservo i bambini che usano strategie per vincere non basate sulle regole del gioco , ad esempio nei giochi "analogici" dissimulano il vantaggio oppure nei giochi digitali sfruttano il funzionamento della console del momento , ad esempio spegnendola , per non perdere punti.
  • Il nostro pensiero e conseguentemente la comunicazione che da esso discende possiede diversi livelli funzionali (Watzlavick). Secondo me non bisogna confondere l'utilizzo, sempre più abituale, di un unico livello di pensiero dall'inesistenza degli altri. Il fatto che le ultime generazioni sembrano indirizzate ad utilizzare un pensiero "monodimensionale" per l'utilizzo del nostro vivere quotidiano (e che sia effettivamente possibile e più semplice che perdersi in congetture più complesse)non può essere confuso con l'impossibilità di sviluppare un pensiero che contenga metalivelli percettivi e comunicazionali tali da comprendere il pensiero monodimensionale stesso. Allo stesso modo la fruizione modimensionale del nostro vivere quotidiano con l'utilizzo di informazioni di internet che consentono di non utilizzare il vecchio pensiero analitico per produrre delle soluzioni a vari problemi che invece troviamo già preconfezionate, non va confuso con l'inesistenza di tale possibilità. L'attuale "sistema occidentale" porta alla velocizzazione della soluzione dei problemi di qualsiasi natura a scapito dell'approfondimento, ma questo non significa che viene cancellata l'esistenza dei livelli di pensiero e comunicazione che si discostano dal "primo". Per quanto riguarda di percezioni che sottintendano l'inesistenza della terza dimensione (profondità) ritengo che qualsiasi congettura sulla fruizione del nostro spazio vitale è strettamente legata alla nostra esperienza diretta sulla terra e che come ampiamente dimostrato (lobacewski) tutta la nostra geometria è decisamente influenzata dalle percezioni legate al nostro pianeta. Quindi tutte le congetture fatte probabilmente hanno una validità relativa. A questo proposito se proprio dobbiamo parlare di dimensioni che vanno "aggiunte" o "eliminate", dopo l'eliminazione della profondità , andrebbe aggiunta, nella lista delle dimensioni immediatamente percebili, la dimensione temporale che, per quanto sia una nostra invenzione, non sembra del tutto trascurabile.
    non+autenticato
  • Da Baricco essendo uno scrittore non mi aspettavo tanto di più. Ma mi sa che anche Calamari ha fatto tanto giornalismo e poca architettura software.
    Gli consiglio di ripassarsi il concetto di livello di astrazione
    Se proprio ci vuole andare giù pesante si può leggere: Godel Escher e Bach. Un'eterna ghirlanda brillante (Hofstader)
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > Da Baricco essendo uno scrittore non mi aspettavo
    > tanto di più. Ma mi sa che anche Calamari ha
    > fatto tanto giornalismo e poca architettura
    > software.

    ... acqua .... acqua ...

    > Gli consiglio di ripassarsi il concetto di
    > livello di
    > astrazione

    > Se proprio ci vuole andare giù pesante si può
    > leggere: Godel Escher e Bach. Un'eterna ghirlanda
    > brillante
    > (Hofstader)


    ... acqua, acqua ...
    non+autenticato
  • il pensiero superficiale si adatta molto meglio ad una società consumistica, in cui bisogna consumare in continuazione sempre nuove cose, mentre il pensiero profondo non favorisce altrettanto la bulimia...
  • Al riguardo vorrei segnalare un articolo (di cui posseggo solo una versione cartacea, quindi non posso linkarlo) apparso sulle pagine di MicroMega dal titolo Flessibilità e istruzione: una replica a Bauman scritto da ilaria possenti ( http://temi.repubblica.it/micromega-online/microme.../ ). In quell'articolo si parla di Bauman e delle sue teorie sull'apprendimento che a mio modo di vedere hanno molto a che vedere con la "flatness" di cui si parla nell'articolo. Si parla inoltre di Bateson, uno dei padri della cibernetica, che invece aveva un'idea abbastanza distante di come funzioni l'apprendimento nell'uomo, un apprendimento a 3 livelli di approfondimento, basato su modelli creati per astrazione rispetto all'esperienza, ereditarietà dei concetti dai modelli e capacità di rivedere, modificare e correggere i modelli acquisiti.
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