massimo mantellini

Contrappunti/ L'attivismo dei fannulloni

di M. Mantellini - La rete può far convergere i cittadini che agiscono per cause comuni. Gli strumenti sono alla portata di tutti, gli abusi ne sviliscono il senso

Roma - Noi siamo i buoni. Una considerazione consolatoria che in rete ha molte possibilità di essere soddisfatta. Internet stessa è - prima di molte altre cose - il luogo delle possibilità, la piattaforma di mille aggregazioni positive ed utili. L'elenco delle bontà di Internet richiederebbe molte pagine e non comprenderebbe tutte le iniziative ammirevoli e innovative che sarebbero sorte nel frattempo.

Il lato non illuminato di questa medaglia, che ha saputo creare Wikipedia ed i suoi tanti fratelli, è altrettanto importante ma assai meno consolatorio e positivo. Qualche giorno fa Il Post ha pubblicato un articolo interessante sul cosiddetto attivismo da click, quella ampia e conosciuta pratica di rete di raccogliere pareri e punti di vista all'interno di petizioni online a favore o contro questa o quella iniziativa. La pratica è talmente diffusa e numericamente significativa che esistono piattaforme web apposite nelle quali chiunque può rapidamente organizzare petizioni e pubblicizzarle, raccogliendo adesioni attraverso la rete Internet. Facebook stesso e i social network in generale sono diventati il grande luogo della protesta elettronica, in virtù delle loro intrinseche capacità di amplificare il passaparola all'interno della propria cerchia relazionale. Lo stesso utilizzo ampio della raccolta elettronica di firme è stato rapidamente adottato dai giornali online che, ormai quotidianamente, propongono ai propri lettori raccolte di firme a sostegno di istanze politiche, amministrative o giudiziarie.

Ma qual è il problema che la nuvola elettronica del consenso tematico rischia di creare? Lo scrive Micah White sul Guardian di qualche settimana fa: la democrazia del click, secondo White, rischia di sostituirsi all'attivismo dei movimenti di piazza, spostando su Internet, in un luogo a consumo calorico pari a zero, non solo la creazione del consenso rispetto ad un tema, ma anche il peso politico che da tale aggregazione discende. E siccome il peso politico di una aggregazione in rete è molto vicino allo zero, altrettanto insignificante sarà la capacità di simili iniziative di incidere concretamente sui temi in discussione.
Detto in parole crude, la politica può essere impressionata da una massa di cittadini in piazza, molto meno da un diluvio di firme su una pagina web.

Gli anglosassoni, che hanno un neologismo per tutto, chiamano questa tendenza slacktivism che è un termine bellissimo per descrivere l'attivismo dei fannulloni. Non si tratta di una definizione totalmente negativa anche se riguarda - come spiega la stringata voce su Wikipedia al riguardo - "il desiderio delle persone di rendersi utili senza alzarsi dalla sedia".

Posso partecipare ad un movimento politico mettendo un adesivo sulla carrozzeria della mia auto? Oppure iscrivendomi ad un gruppo su Facebook? O firmando la vibrante lettera aperta di un gruppo di intellettuali sul sito web di un quotidiano? È certamente possibile ma, nel momento in cui un simile impegno sostituisce del tutto altre forme di mobilitazione sociale, il lato oscuro della medaglia finisce per prevalere su quello migliore e illuminato e Internet consuma il proprio potenziale di formidabile strumento di aggregazione e diffusione all'interno di prassi frequentemente irrilevanti.

Pur con luci ed ombre negli ultimi anni anche in Italia alcuni eventi politicamente significativi sono nati e cresciuti in rete per poi diventare tema centrale nelle cronache dei giornali e concreta discesa popolare in piazza, tuttavia, anche da noi, nella stragrande maggioranza dei casi, iniziative di sensibilizzazione popolare nascono e muoiono ogni giorno in rete senza avere la capacità di spostare un singolo piccolo sassolino.

Come si esce da un simile impasse? Intanto aggiungendo sacralità al punto di vista delle persone in rete. Ciò significa intanto rifuggire dall'abuso degli strumenti di aggregazione popolare online. Perché accanto ad un attivismo dei fannulloni che cliccano svagatamente qualsiasi campagna online, esiste anche un ben più colpevole attivismo dei propositori, quella spiacevole tendenza, anch'essa a costo zero, di chiamare il popolo alle armi per ogni piccola quisquilia o, peggio, per banali ragioni di personale visibilità. A minimizzare il danno democratico dello slacktivism c'è poi da considerare, per lo meno nel nostro paese, il contesto civile generale. Una identità dei cittadini verso la politica ai minimi storici, una capacità dell'associazionismo di radunare istanze modestissima, una autorevolezza sindacale ormai ridotta al lumicino, sono paradossalmente elementi che depotenziano i rischi delle mobilitazioni online. Che con ogni probabilità non andranno ad incidere su nulla di più della nostra autostima ma che, in molti casi, non rischiano altro di sostituirsi al nulla che le precedeva.

Massimo Mantellini
Manteblog

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57 Commenti alla Notizia Contrappunti/ L'attivismo dei fannulloni
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  • Comprendo che Mantellini sia di sinistra e quindi di parte ma andrebbe sottolineato che da sempre i piu' vocali nell'uso di internet a scopo
    propagandistico e aggregativo e' stata la sinistra europea e non e' un caso se oggi sono proprio loro (Guardian incluso, left-wing) a lamentarsi di aver creato un mostro.

    Ci si dimentica pero' dell'eccezione della Lega, ormai uno dei pochissimi partiti rimasti che tutti i sabati e domeniche manda i gazebo in piazza a fare propaganda vis-a-vis con la gente in carne ed ossa.

    Si critica Berlusconi per essere un partito virtuale ma la sinistra ormai sta diventando la stessa cosa in chiave web e digitale... chi dei due faccia piu' schifo lasciamo pure ce lo dica Mantellini...
    non+autenticato
  • > ... chi dei
    > due faccia piu' schifo lasciamo pure ce lo dica
    > Mantellini...

    Dovresti vederlo con i tuoi occhi.
    Se non sei complice e non fai finta di non vedere ovviamente.
    guast
    1319
  • Mi ricordo ancora quando in tutta Europa si facevano manifestazioni contro la guerra in Iraq e poco dopo i manifestanti si mettevano in coda ai distributori della Esso.
    In Italia ci sono state tante manifestazioni contro Berlusconi, ma pochissimi si sono impegnati nel boicottare le sue aziende.

    Lo slacktivism è sempre esistito, internet lo ha solo messo in evidenza.
    Almeno così si riesce a richiamare l'attenzione di chi mai si sarebbe interessato di determinati temi.

    Andare in piazza a sventolare due bandiere non basta. Anzi a volte serve solo a scaricare la coscienza degli attivisti della domenica (La stragrande maggioranza).
    guast
    1319
  • - Scritto da: guast
    > Andare in piazza a sventolare due bandiere non
    > basta. Anzi a volte serve solo a scaricare la
    > coscienza degli attivisti della domenica (La
    > stragrande maggioranza).

    Vedi iniziative su Sakineth. Ogni 4 secondi un bimbo africano muore di fame...
    non+autenticato
  • confondono internet inteso come 'main stream media' con internet intesto come 'veicolo di informazioni'.
    lo slaktivism non è un problema di internet, lo slaktivism è sempre esistito nei discorsi da bar, negli spogliatoi, durante l'ora di intervallo, ...
    Ora, che internet abbia agevolato il comportamento da slaktivist questo si, ma casomai va considerato come 'pro' perché conferma la potenza di internet.

    Quand'è che i pensatori (e scribacchini) inizieranno a considerare internet per quel che veramente è?
    Quando inizieranno a rendersi conto che internet è il più potente mezzo di comunicazione mai esistito?
    Perché continuano a presentarci internet come qualcosa da cui difenderci o da arginare? pensateci
    non+autenticato
  • Come tutti gli strumenti, secondo me, Internet dà tante nuove possibilità a tutti. Il problema è che queste nuove possibilità le dà anche ai criminali, a chi vuole violare la privacy delle persone, ecc.
    Secondo me il lavoro dei giornalisti è utile, perché spesso i vantaggi ci vengono pubblicizzati a caratteri cubitali dalle pubblicità stesse dei vari servizi on-line. Quello che cercano di nascondere è quello che per fortuna troviamo in alcuni articoli.

    Tutto questo non vale per gli articoli in stile «era meglio prima, quando qui era tutto prato...», che non hanno niente a che fare con questo qui.
    non+autenticato
  • Se non erro fu nel 2001. Fummo in 50.000. La petizione riguardante la modifica della legge sull'editoria. PI la organizzò con i propri mezzi attraverso le proprie pagine (e mi dispiace che sia sparita, ecco un esempio del perché il web sia inferiore alla carta) e ci fu una buona mobilitazione, le firme presentate al governo... su CD.

    Ovviamente non è servito a niente, nessuno ha nemmeno dovuto trasportare qualche chilo di carta. Nessuno ha dovuto tirare fuori una carta di identità o una patente e firmare, mostrare la propria faccia.

    Non è servito a niente, è come se non fosse mai successo e non solo perché PI ne ha cancellata ogni traccia: a nessuno che contasse è mai interessato niente. Quello è stato un momento di attivismo, che oggi è divenuto di moda fino ad arrivare allo slacktivism perchè il 2.0 fa questo, facilita, niente di più di quanto non si potesse fare prima, però, è possibile. E' solo più facile.
    Quando le cose diventano alla portata di tutti come sempre si livella e la media tende al basso e i tetti di eccellenza scompaiono perché chi li sa raggiungere non ha interlocutori capaci di riconoscere il valore perché "tanto lo posso fare anche io" (male, ma tanto non me ne so accorgere perché non devo chiedere niente a nessuno).

    Eppure un successo italiano fu quello dell'eliminazione dei costi di ricarica dei cellulari ed è certamente passato per le petizioni online.

    E' però vero che l'autore si mobilitò personalmente con quache autorità europea e ci "mise la faccia": fatto sta che è successo, è stato possibile.

    Per il resto... è vero, è così come dice Mantellini. E la cosa pazzesca è che, come Facebook insegna, pur essendo irrilevanti quelle petizioni con nomi e cognomi sono lì, pronte ad essere usate contro di noi: ovvero ci si mette comunque la faccia e diventano elementi ricercabili (googlabili) ... pur non essendo serviti a nulla: ci insegnano che è proprio meglio non fare assolutamente nulla di politico online.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Gordonbraun
    >
    > Eppure un successo italiano fu quello
    > dell'eliminazione dei costi di ricarica dei
    > cellulari
    ed è certamente passato per le
    > petizioni online.

    che cagata, io ero passato a wind che già non li aveva.

    bastava che tutti facessero così.
    quella sarebbe stata una *vera* protesta.

    però c'era il rischio di doversi alzare dalla sedia.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bertuccia
    > - Scritto da: Gordonbraun
    > >
    > > Eppure un successo italiano fu quello
    > > dell'eliminazione dei costi di ricarica dei
    > > cellulari
    ed è certamente passato per le
    > > petizioni online.
    >
    > che cagata, io ero passato a wind che già non li
    > aveva.

    Wind non l'aveva solo nel taglio più grande,
    ma in quelle piccole l'aveva.
    Detto questo, la mia critica verso quell'iniziativa è un altra: il costo di ricarica forse non era logico, ma era una strategia commerciale,
    e in ogni caso è "logico" che qualunque ditta abbia più "a cuore" chi consuma di più. Di conseguenza, lì per lì può essere sembrato di avere raggiunto un successo (anche in modo francamente a mio parere ingiusto nei confronti di alcuni gestori, che di punto in bianco si sono trovati a dover fare a meno per imposizione giudiziaria di un incasso su cui avevano ovviamente modulato il resto dell'offerta. Perfino quando si proibiscono coloranti pericolosi per la salute si è dato tempo anni per smaltirli...),
    poi col tempo le cose si sono "riaggiustate nel senso logico" che sarebbe che chi più spende è più appetibile: è molto semplice riapplicare il "costo di ricarica", basta per esempio fare l'inverso: "ogni ricarica da 20 euro, ti do' 5 euro di "bonus" ", mentre nessun bonus se ricarichi 5 euro..

    > bastava che tutti facessero così.
    > quella sarebbe stata una *vera* protesta.

    Dopo le "bufale" delle e-mail "tutti a cambiare gestore, così otteniamo un ribasso del 50% sulla benzina", ormai hanno perso la speranza Sorride
    non+autenticato
  • I miei complimenti all'autore! Ogni tanto si riesce ancora a leggere roba in grado di far tremare i polsi.
    Mo' non voglio esagerare troppo, ma lo condivido in toto... nonostante anche io a volte mi riconosco negli "Slacktivist".
  • - Scritto da: maxadamo
    > I miei complimenti all'autore! Ogni tanto si
    > riesce ancora a leggere roba in grado di far
    > tremare i
    > polsi.
    > Mo' non voglio esagerare troppo, ma lo condivido
    > in toto... nonostante anche io a volte mi
    > riconosco negli
    > "Slacktivist".

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    non+autenticato
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