Mauro Vecchio

ACTA, provider in salvo?

Un nuovo documento trafugato online. I fornitori di connettività non saranno responsabili dei propri utenti. Ma potrebbero venire obbligati dai governi a fornire i relativi dati identificativi

ACTA, provider in salvo?Roma - Si tratta dell'ennesima fuga online, di un nuovo documento che continua a gettare più ombre che luci sugli ultimi sviluppi del famigerato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). L'ennesimo leak - questa volta rifugiatosi tra gli spazi online del sito di Knowledge Ecology International - ad illustrare i principali risultati del recente round di negoziazioni tenutosi a Washington D.C.

Come peraltro già accaduto con le precedenti bozze trafugate online, a vecchie questioni si sono aggiunte novità significative, in vista del trattato che dovrebbe estendere la tutela della proprietà intellettuale a livello globale. E sulla redazione definitiva del testo di ACTA continuano a risultare divisi i due blocchi europeo e statunitense.

Il nuovo documento ha infatti sottolineato come il Vecchio e il Nuovo Continente continuino a pensarla in maniera differente. L'Europa vorrebbe un'estensione maggiore di ACTA, a regolamentare tutte le forme possibili di proprietà intellettuale. Gli Stati Uniti vorrebbero limitarlo ai soli ambiti del copyright e del trademark.
È al contempo vero che il governo di Washington sembra ormai impuntato su un'estensione a livello globale dei termini dell'altrettanto famigerato Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Ma c'è una novità positiva, almeno per i vari Internet Service Provider (ISP). Nel documento pubblicato da KEI si può apprendere come le varie nazioni sarebbero orientate verso l'eliminazione della responsabilità a carico dei fornitori di connettività.

In altre parole, gli ISP non sarebbero responsabili legalmente delle attività dei propri utenti, rimanendo di fatto degli intermediari. È altrettanto vero che le varie nazioni vorrebbero obbligare i provider a consegnare i dati identificativi dei propri utenti, quando esistano prove sufficienti a stabilire un'effettiva violazione del copyright.

Infine, i vari paesi coinvolti in ACTA sarebbero assolutamente favorevoli ad un generale inasprimento delle leggi volte ad impedire l'aggiramento delle tecnologie anti-copia. I lucchetti digitali dovrebbero così bloccare con maggiore decisione i vari contenuti. Le discussioni segrete su ACTA continueranno col prossimo round di negoziazioni. Al prossimo leak.

Mauro Vecchio
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8 Commenti alla Notizia ACTA, provider in salvo?
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  • secondo questa frase "le varie nazioni vorrebbero obbligare i provider a consegnare i dati identificativi dei propri utenti, quando esistano prove sufficienti a stabilire un'effettiva violazione del copyright"mi chiedo come potrebbero fare ad avere delle prove senza violare la privacy degli utenti.. è una contraddizione in termini
  • Le prove sarebbero ricercate semplicemente riferensodi ad un ip, quindi senza violare la privacy.
    Solo in seguito (con le prove in mano) a questo ip sarebbe richiesto di associare una persona fisica al provider.

    L'ip non è di per se soggetto a privacy, lo è solo quando si associa ad una persona, ma se c'è la prova di un reato in questo caso la privacy verrà considerata non importante.
  • - Scritto da: LucaS69
    > Le prove sarebbero ricercate semplicemente
    > riferensodi ad un ip, quindi senza violare la
    > privacy.
    > Solo in seguito (con le prove in mano) a questo
    > ip sarebbe richiesto di associare una persona
    > fisica al
    > provider.
    >
    > L'ip non è di per se soggetto a privacy, lo è
    > solo quando si associa ad una persona, ma se c'è
    > la prova di un reato in questo caso la privacy
    > verrà considerata non
    > importante.

    Sì, ma questo non è quello che normalmente avviene?
    Il problema qua sta su un altro punto... chi dovrebbe raccogliere le "prove"? Le majors? Ma scherziamo?
    Ubunto
    1350
  • - Scritto da: LucaS69
    >
    > L'ip non è di per se soggetto a privacy, lo è
    > solo quando si associa ad una persona, ma se c'è
    > la prova di un reato in questo caso la privacy
    > verrà considerata non
    > importante.

    Verissimo, peccato che il garante italiano sostiene che anche il solo IP sia un dato sensibile!
  • l'ip è considerato un dato sensibile perchè riconducibile a una sola persona, inoltre chi raccoglie le prove? è abbastanza facile fabricarle le prove, davanti a una richiesta di soldi molte persone pagherebbero pur di non finire in tribunale, anche se innocenti perchè non so se lo sapete ma più un processo dura più costa e le major hanno i soldi un padre di famiglia no quindi preferisce pagare 2000 euro e risolvere il problema...
    Ovviamente ci sono casi in cui dice male e si ritrovano contro una denuncia per tentativo di estorsione e li essendo penale si possono far male anche le major.
    non+autenticato
  • Non mi sembra così impossibile che siano i diretti interessati (danneggiati) a raccogliere indizi/prove.
    Date per scontato che si metterebbero ad inventare prove, idea alquanto "complottistica".
    Non basta che la major tal dei tali ti denunci per condannarti (anche al semplice distacco dalla rete), capisco il discorso del "non vale la pena impelagarmi in un processo" che già a volte si usa in italia per le multe al codice della strada ma se si ragiona in questo modo tanto vale ritirarsi a vita in una grotta dato che la stessa cosa possono fare, le banche e tutti i fornitori di servizi (luce, gas, acqua, nettezza urbana, ecc) gonfiandoti le spese.
    Tra l'altro in USA ci sono le class action, magari il singolo non può impegnarsi a spendere 2000 euro, ma se sono 10-100-1000-10000 le cose sono molto diverse e il danno d'immagine per la major sarebbe enorme senza che il singolo rischi.
  • Beh qui si parla di regole mondiali, quindi al massimo il garante della privacy può lamentarsi della sua applicazione italiana.
    Se il garante la pensa così e se avrà dalla sua la forza di imporre l'assenzo o il rifiuto della regola in italia non sarà accettata/applicata.
    Se invece il suo è un semplice giudizio... beh allora non conta quasi nulla ed è inutile ragionare basandoci su ciò.
  • Premesso:se ho capito bene,

    I provider prima di dare agli utenti la possibilità di pubblicare qualcosa dovranno farsi dare i dati ( secondo il metodo che poi stabiliranno i singoli soggetti ).

    Ripeto è una che fuori da internet è normale, non vedo cosa ci sia di difficile.

    Poi si può discutere sull'efficienza, sulla burocrazia richiesta e su tanto altro.

    Si è voluto mettere tutto quello che si voleva su internet ( parlando di materiale protetto da copyright ), ora non lamentiamoci se cercano di rompere le scatole.