Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Come vivremo senza Rete?

di M. Calamari - La tecnologia progredisce, spariscono vecchie abitudini. O, forse, sarebbe meglio dire che si estinguono alcune categorie di utenti. A quando un fronte di difesa per il nerd?

Cassandra Crossing/ Come vivremo senza Rete?Roma - Cassandra, come ormai molti qui ricorderanno, era costretta, per sue doti personali a profetizzare fatti negativi, anzi spesso autentiche disgrazie. Pur destinata a non essere mai creduta, pare si divertisse ogni tanto a profetare semplicemente per diletto, magari rivolgendosi a visioni di un futuro non immediato ma remoto. Radioso o fosco, chissà.

Per farla breve, queste righe sono nate da una serie di considerazioni su due meme delle Rete, uno assai vecchio "Ubiquitous Computing" - computer pervasivi, e l'altro abbastanza nuovo "Internet of Things" - L'internet delle cose.

Sono due facce della stessa medaglia.
Da un lato i computer che da una parte si moltiplicano negli oggetti comuni, vi si inseriscono in profondità (o forse sarebbe meglio dire "si nascondono") fino a scomparire del tutto proprio mentre permeano completamente la nostra sfera personale, il nostro ambiente vitale.

Dall'altro gli oggetti che si collegano tra loro in Rete, fino a permearla, nascondendola completamente ai loro proprietari. "L'Internet delle Cose" quindi, ma nel senso di "Internet posseduta dalle Cose".

Dallo scontro di queste due categorie nasce un dubbio, anzi una preoccupazione, riguardo a quello che potrà succedere tra pochi anni, quando i computer e la Rete scompariranno dentro gli oggetti quotidiani (come il frigorifero quadrimensionale a inversione di entropia) e contemporaneamente i nativi digitali diventeranno la maggioranza della popolazione. Cosa sarà di noi "emigrati digitali" quando la Rete non ci sarà più? Quando la nostra amata Rete, come i computer, si sarà trasferita dentro gli oggetti e l'internet delle cose, per sua natura invisibile, ne avrà preso il posto?

Sono il solo a preoccuparsene, o qualcuno dei miei simili mi legge ed è pure lui turbato?

Intanto sediamoci attorno al fuoco ed ascoltate il saggio anziano raccontare, anzi ripetere per l'ennesima volta, una delle sue ingenue storie: proprio come Enrico la Talpa.

Si dice che un pizzico di fortuna sia sempre necessario per ogni impresa significativa: ne ebbi anche io quando decisi uno dei miei frequenti cambi di lavoro (fatto in realtà non per scopi scientifici, ma per stare più vicino alla mia ragazza) che mi portò a lavorare in un laboratorio della ricerca e sviluppo della divisione Personal Computer della Olivetti. Ricordo quell'ambiente di lavoro come il più bello e stimolante tra le mie esperienze lavorative, ma un suo aspetto a me allora ignoto mi ha cambiato la vita.

L'Olivetti infatti aveva un grosso laboratorio di ricerca a Cupertino, in Mariani Avenue 4 (e, l'ho già detto, voi sapete chi c'era al numero 1), che ospitava Olivea, uno degli 11 host di Arpanet/NSFNet che costituivano la dorsale della Rete di quei tempi. Il laboratorio dove lavoravo era connesso a quella velocissima rete a ben 9600 baud grazie ad un cavo seriale transoceanico, e quindi io potevo accedere all'immensa mole di dati che transitava su tutta Internet, qualcosa come 40MB al giorno. Non c'era nemmeno il DNS, e si marciava a forza di file /etc/hosts.

Certo, Tim Berners-Lee si dilettava ancora di particelle elementari al CERN, il Web non esisteva e posta elettronica e newsgroup rappresentavano gli strumenti più sofisticati di interazione. Ma bastavano ampiamente per dotarti di superpoteri, che in Italia solo poche persone, prevalentemente universitarie, avevano a quel tempo senza magari neppure sfruttarli.

In un mondo dove la mancanza di un driver immobilizzava per mesi apparecchiature che costavano quanto un piccolo condominio, e richiedeva riunioni globalizzate per essere risolto (e magari di riscriverlo pure), se avevi un problema tecnico bastava fare una educata richiesta nel newsgroup adatto. In poche ore, magari da tre continenti diversi, i guru della materia ti inviavano cortesi ed esaustive risposte che non avresti mai potuto avere altrimenti. Ma erano i tempi in cui tardare un giorno a rispondere ad una mail veniva considerato una imperdonabile mancanza di educazione.

Ah, ma tutto questo ve lo avevo già raccontato? Lasciatemi continuare.

Ricordo che all'epoca parlavo di Internet con toni messianici a tutti i miei conoscenti che non l'avevano mai nemmeno intravista. Un mio parente, sempre grande fruitore di tecnologie (come Castle Wolfenstein su Apple II) ma che giustamente le poneva in secondo piano rispetto alle donne, mi ha confessato dopo anni "Sai che quando mi parlavi di Internet mi sembravi scemo? Invece avevi proprio ragione". Questo per spiegare quanto la Rete fosse già allora importante per noi immigrati digitali, e quanto, almeno io, fossi flippato per essa.

Poi la Rete ha permeato la vita di tutti, e questo ha anche permesso a molti immigrati digitali come me di costruire carriere lavorative aiutando a traghettare immigrati digitali, facendosi belli (per necessità) con capitribù digitali, e sopratutto educando nativi digitali.

Ma se la Rete sparirà veramente? Cosa ne sarà di noi immigrati?
Diventeremo pensionati in qualche casa di riposo, dove continueremo a ripetere storielle di quando gli uomini erano uomini e si scrivevano da soli i propri device driver? O piuttosto alcuni di noi dovranno trasferirsi nella zona grigia in cui abita il Jimi di Salvatores, dove vivono i pochi che sanno come veramente funzionano le cose, e che vivono in bilico, utilizzati ma anche perseguitati dalle grandi multinazionali?

Oppure...

Ma ai nativi digitali questo, come tutto ciò che sarà nascosto dentro gli oggetti della vita quotidiana, figli e nipoti di Nabaztag e tanto potenti quanto opachi, non interesserà affatto. Troveranno del tutto normale parlare alla loro Google-parete per ordinare la loro gelatina alimentare preferita, e prima o poi riceveranno la risposta che il menu prevede solo soylent verde.

Forse dovremmo proprio fermarli, prima che sia troppo tardi!

Marco Calamari

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Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
97 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Come vivremo senza Rete?
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  • Ecco qui cosa pensono alcuni utenti nel momento in cui un giorno ci svegliassimo senza aver a disposizione "la rete"

    http://www.work4net.it/2008/09/un-risveglio-insoli...
    non+autenticato
  • ... è passato un mese dall'ultimo articolo.
    non+autenticato
  • non avrà iniziato il processo di "mimetizzazione" (perfettamente in linea con uno degli scenari profetizzati) ?
    non+autenticato
  • vedesi il punto 1 qui
    http://arlon.at/iot/

    Mentre con internet abbiamo ottenuto il diritto ad essere connessi, con l'internet of things IMO dovremo lottare per il diritto alla disconnessione, da effettuarsi senza ripercussioni sociali o legali.

    Se ci arriveremo, entreremo in una nuova epoca di diritti individuali.. altrimenti, mi sa che potranno nascere dei problemi, tutti nuovi rispetto a quelli di ieri e di oggi.
    Occhio all'IoT, che è già tra noi e non può che aumentare.
    non+autenticato
  • qui c'è l'anteprima di cio' che intendo.

    Clicca per vedere le dimensioni originali
    non+autenticato
  • - Scritto da: Arlon Stok
    > vedesi il punto 1 qui
    > http://arlon.at/iot/
    >
    > Mentre con internet abbiamo ottenuto il diritto
    > ad essere connessi, con l'internet of things IMO
    > dovremo lottare per il diritto alla
    > disconnessione, da effettuarsi senza
    > ripercussioni sociali o
    > legali.

    bravo: ottima osservazione, punto centrato in pieno!

    > Se ci arriveremo, entreremo in una nuova epoca di
    > diritti individuali.. altrimenti, mi sa che
    > potranno nascere dei problemi, tutti nuovi
    > rispetto a quelli di ieri e di
    > oggi.

    mah... problemi che in fondo non sono poi anto nuovi: condizionamento, controllo, oppressione, coercizione ecc... di nuovo c'è solo la enorme potenza e pervasività degli strumenti e dei dispositivi di "potere" usati dalla mega-tecno-macchina-globale che ci dominerà... strumenti e dispositivi infinitamente più "efficaci" di quelli "tradizionali"...

    > Occhio all'IoT, che è già tra noi e non può che
    > aumentare.

    appunto... e, come nei più terrificanti film horror, quando la "trasformazione" sarà stata completata, ormai non ci sarà più modo di tornare indietro...

    cassandra ha ragione ad essere preoccupata, ma quello che aspetta noi e chi sarà dopo di noi è anche molto peggio delle sue peggiori previsioni
    non+autenticato
  • - Scritto da: azuni d.
    > appunto... e, come nei più terrificanti film
    > horror, quando la "trasformazione" sarà stata
    > completata, ormai non ci sarà più modo di tornare
    > indietro...

    IMHO La Scommessa è aperta: e lo è ORA, non DOMANI.

    Personalmente credo che non ci sia mai stata una maggior necessità di bravi programmatori ed innovatori come "OGGI" in tutta la storia della computazione.

    Asset legislativi che assimiliano e propongono comportamenti illiberali mascherandoli da difesa dei diritti.
    ISP e middlemans che filtrano, loggano, analizzano.
    Hosts che profilano l'utente fino a smolecolarlo a livello subatomico.


    Qualche giorno fà ragionavo con degli amici programmatori su determinate "paure" di cui si leggeva su parecchi siti della Internet italiana in quel particolare periodo, a cavallo tra il '98 e il 2003, in cui sembrava che ogni 15enne, messo davanti ad un computer, avesse il diritto e dovere di darsi all'Hacking (o "blackhat" hacking populisticamente inteso... non sò se vi ricordate, di quella miriade di siti pieni di teschi, ossa, fiamme, reminescenze di Matrixiana memoria, etc.. etc.. Si insomma, la versione stravolta e populizzata del concetto di cyberpunk, imho la stessa che suppongo abbia generato i termini "l4m3r" e "W4r3z", tanto per fare un idea)

    Uno di questi famigerati "fantasmi", oltre ai chiacchieratissimi "Palladium" e "l'altro coso di cui non ricordo il nome" (che sembrava dovesse per forza essere implementato sui processori Intel, da li a poco, per impedire l'esecuzione di processi "non voluti"), era il fantasmone del sito web "hyperloggatore", cioè capace, di loggare tutte le attività che l'utente aveva con il sito in questione.

    Guardando all'Internet 2.0 di oggi ci rendevamo infatti conto di come, quest'ultima "paura" è già divenuta realtà oramai da quasi un decennio.

    Illuminante è stata la definizione di un mio amico a riguardo:
    "Oggi sembra quasi che siano le stesse "macchine" a decompilare gli utenti stessi fino a giungere a profilarne ogni minima peculiarità esistenziale (poichè periodicamente è l'utente stesso a riversarla nella Rete (e magari pure una "rete" privata, o peggio, fittizia, come un socialnetwork), in questo strano "Hype" derivato da nuove possibilità "sociali" di bassa lega, vedi:
    "F(A OR U)C(E OR K)BOOK"



    La soluzione, che IMHO finora noi si è poi mai molto discostata (vedi JonDo, ToR, P2P Crittati, etc...) da un avanzatissima ma trita&ritrita rivisitazione del caro vecchio buonceFTP di cyberpunkiana memoria o il più recente PROXY, ergo una metodologia di connessione che distribuisce "l'uso" o meglio, "la colpa" dell'utilizzatore su diversi punti, rendendo cosi reale, o supposto tale, il concetto di anonimità.

    La soluzione definitiva, vista la velocità con cui il (se vogliamo) Problema diviene ogni minuto di proporzioni sempre più enormi, "dovrebbe" essere pensata ed ingegnerizzata ORA, non domani.

    L'unica vera alternativa che avevo notato (oltre a Freenet e cose simili), oramai diversi anni fà, e tristemente pure l'unica su scala globale, era proprio italiana, e si chiamava Netsukuku, e prevedeva la ristesura completa del principale protocollo di funzionamento della rete stessa (poichè non prevedeva proprio, a livello di ingegnerizzazione, il concetto di "Identità"), ma garantendo, allo stesso tempo, la coesistenza con quello pre-esistente sulla stessa macchina.

    Internet rimane OGGI, ancora libera poichè è ancora OGGI liberamente influenzabile nei suoi infiniti usi.
    Se qualcuno vuole iniziare a pensare di cambiare le cose (come in passato è già piu volte successo, in Internet e grazie ad Internet).

    Imho è bene che inizi a darsi una mossa.

    Altrimenti, l'"Internet delle Cose" (che come concetto in sè non sarebbe male, se il suo retaggio e patrimonio culturale/costitutivo NON fosse di proprietà di pochi, ma diritto di tutti. Ed esente da "prezzo", in qualunque ambito.) sarà, senza ombra di ragionevole dubbio,

    realtà.

    (scusatemi per eventuali Horrori di stesura o di battitura, ma il tempo è poco e tiranno.)
    non+autenticato
  • condivido le tue preoccupazioni, spero di non cominciare a vedere davvero 5 dita...Triste

    diventeremo una casta di monaci antiquati che preservano una tradizione oscura...
    non+autenticato
  • Tra i vari commenti, qualcuno ha fatto notare che con i tool piu' recenti non si riesce a vedere cosa c'e nei propri programmi, che pur facendo solo le stesse cose di prima sono molto piu' ingombranti, il che e' solo parzialmente compensato da CPU piu' veloci e RAM gigantesche. Il problema non e' solo non riuscire a leggersi un programma disassemblato, ma non poterci mettere le mani dentro per modificarlo o correggerlo. La realta' descritta da Marco esiste gia' da anni, ad esempio ho una lavatrice "programmabile" che non si puo' affatto programmare, io la chiamerei preprogrammata, essa comprende un certo numero di programmi di lavaggio decisi dal costruttore e io posso solo scegliere l'uno o l'altro, ma non mi e' data la possibilita' di stabilire un programma di lavaggio come lo voglio io, magari senza prelavaggio, o con un risciacquo piu' lungo. I nativi digitali ipotizzati saranno felici solo se i computer nascosti nelle cose faranno le scelte che i nativi desidereranno, ma l'esperienza induce a considerarlo assai poco probabile.
    Paolo
    non+autenticato
  • "Forzare" l'avvio di un programma della lavatrice, interromperlo ad un determinato punto ed iniziare un altro programma al punto che vogliamo noi per ottenere il risultato voluto non è comunque "hacking" in un certo senso?
    Limitato, certo, perchè il massimo sarebbe poterla riprogrammare.
    Come iscritto alla mailing list gpl-violation ho modo di constatare quanto QUOTIDIANAMENTE vengano prodotti hardware che usano software GPL senza rilasciarne i relativi sorgenti modificati.
    Ma questa è un'altra storia.
    Il punto è che il nerd, il geek, l'hacker, in quanto tale, saprà sempre ritagliarsi il suo posto anche in una Rete mutata come descritto, ma sarà molto, molto meno libero.
    H5N1
    1641
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