Claudio Tamburrino

Regno Unito, la licenza trasparente

CoprirÓ tutti i dati pubblici, compresi i software sviluppati nell'ambito degli enti pubblici, e garantirÓ la loro piena riusabilitÓ

Roma - L'Archivio Nazionale britannico ha adottato una nuova licenza, la Open Government License (UK OGL), destinata al riuso dei dati raccolti dagli istituti pubblici del Regno Unito. E sembra rimuovere molte delle barriere finora poste dal legislatore al loro utilizzo.

I dati erano già stati divulgati: una scelta di trasparenza avviata inizialmente con il sito data.gov.uk, dove ha appunto esordito la nuova licenza. Secondo gli osservatori questa ha il pregio di essere semplice, flessibile e compatibile con altri modelli di licensing come quelli del sistema Creative Commons: in pratica, di base, tutti i dati non personali riguardanti il settore pubblico prodotti sono considerati aperti e gratuiti.

La Open Government License andrà a sostituire l'attuale licenza Click-Use per tutte quelle opere coperte da diritto d'autore conferito alla Corona, per i database e per i software sviluppati nell'ambito degli enti pubblici. Questi ultimi saranno coperti dall'Open Government Licence, a parte nei casi in cui questi siano sviluppati a partire da software open che presuppongano la viralità della propria licenza.
La prima caratteristica è che, a differenza del precedente modello, agli utenti non verrà chiesto di registrarsi o fare richiesta ufficiale per l'utilizzo: le libertà sono garantite di default senza bisogno di sottoscrizioni specifiche o ulteriori oneri burocratici.

Secondo uno studio della Cambrigde University la liberalizzazione dei dati pubblici, e il loro riutilizzo in siti e applicazioni, potrebbe portare all'economia britannica oltre 6 miliardi di sterline. Il primo plauso, naturalmente, dal baronetto Tim Berners-Lee che siede del Consiglio britannico sulla trasparenza e che era già stato chiamato a patrocinare il già citato data.gov.uk.

La nuova iniziativa rappresenta un importante passo verso l'idea di un'economia della conoscenza: considera i dati raccolti e i software sviluppati con le risorse pubbliche come beni pubblici, non concorrenziali e aperti a tutti, anche perché sono già stati pagati dalla collettività.

La direzione è stata d'altronde tracciata dalla Commissione Europea: il trattamento delle informazioni relative al settore pubblico e al loro utilizzo (delineato della direttiva europea sul riuso) è una delle questioni rilevanti per la strategia di Lisbona e il piano europeo sull'economia della conoscenza. Iniziative in questa direzione sono state anche adottate da Svezia e Italia, le cui inadempienze nel settore erano state nel mirino di Bruxelles.

Dal primo luglio 2010 è entrata in vigore in Svezia la normativa che rilascia alla collettività i dati raccolti in ambito pubblico, mentre il nostro Paese, tirato in ballo in particolare per i dati relativi agli atti di proprietà e ipoteche, a partire dal 10 luglio ha aperto teoricamente, secondo le indicazioni europee, le possibilità di utilizzo dei dati raccolti in questo settore specifico.

Claudio Tamburrino
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