Roma - Manca poco al lancio del nuovo capitolo della popolare saga videoludica
Medal of Honor. I possessori di PC, Xbox 360 e PlayStation 3 potranno così tornare a scatenarsi in nuove imprese belliche, questa volta ambientate nei torridi paesaggi dell'Afghanistan. Vestendo i panni di militari occidentali alle prese con agguerrite forze nemiche.
Opposite forces. Questa l'espressione
ora utilizzata da
Electronic Arts, che ha di recente annunciato alcuni cambiamenti all'originale
gameplay del celebre sparatutto in prima persona. Il fuoco delle polemiche era infatti
divampato, dopo la decisione degli sviluppatori di inserire nella trama del gioco la possibilità per gli utenti di
mettersi a capo di una truppa di guerriglieri talebani.
La concreta possibilità di uccidere soldati statunitensi aveva quindi destato le indignazioni più feroci sia da parte dei vertici militari del Pentagono che delle varie famiglie, in particolare di quelle che avevano già pianto i propri figli impegnati sul fronte afghano. Lettere di protesta erano giunte presso la sede principale di
Electronic Arts.
E non solo. Gli stessi vertici militari a stelle e strisce - appoggiati da quelli britannici - avevano successivamente ordinato la messa al bando del nuovo titolo della serie, in particolare presso
50 punti vendita GameStop situati all'interno di altrettante basi distribuite sul territorio.
Ora - come annunciato
da un post apparso sul sito ufficiale di
Medal of Honor - il
publisher Electronic Arts ha provveduto alla rimozione della possibilità di impersonare un guerrigliero talebano. Si parlerà invece di
opposite forces, di forze nemiche. Lo stesso post ha poi sottolineato come il resto del
gameplay rimarrà assolutamente invariato.
La voce di famiglie e militari è stata dunque definita "molto importante" da Greg Goodrich,
executive producer del videogame. Una voce che meriterebbe di essere ascoltata con attenzione, dal momento che il cuore pulsante di
Medal of Honor ha sempre mostrato simpatia nei confronti delle forze alleate, in particolare dei soldati statunitensi.
Mauro Vecchio