Mauro Vecchio

Google? Un vero pollo

Nuovo video-attacco a BigG da parte degli attivisti di Consumer Watchdog. Si sarebbe rifiutata di partecipare ad un incontro per discutere di privacy. Preoccupa la semplificazione delle policy annunciata da Mountain View

Roma - Un breve video di appena 30 secondi, enfaticamente accompagnato dal celebre prologo cantato ai Carmina Burana di Carl Orff. All'inizio della clip, una grande scritta su sfondo nero: Google. Poi il primo piano di un pollo. Subito dopo, una nuova scritta in bianco, ad indicare "la più grande azienda del mondo". Quindi, lo stesso primo piano del pollo. "Perché Google non discuterà della vostra privacy con Consumer Watchdog?".

Il pollo appare quasi a mezzo busto, mentre imperversa il noto brano O Fortuna. Google=chicken. Questa l'ardita equazione proposta dal gruppo di attivisti statunitense Consumer Watchdog, da tempo impegnato nella delicata battaglia a tutela della privacy. Il filmato è così apparso in pubblica piazza a Times Square, così come era accaduto con quello animato del CEO Eric Schmidt in veste di inquietante gelataio.

Gli attivisti di Consumer Watchdog hanno così realizzato un nuovo agguerrito video, questa volta a denunciare lo scarso impegno finora mostrato dalla Grande G nella tutela della privacy di milioni di netizen. Nello specifico, Google avrebbe rifiutato di partecipare ad un evento - Google, Internet e il Futuro - che Consumer Watchdog ha in programma di organizzare prossimamente a Washington.

Un pubblico dibattito che dovrebbe vertere su una serie di questioni, tutte relative al modo in cui BigG procede al tracciamento delle ricerche dei suoi utenti oltre che all'eventuale invio di dati personali verso terze parti (signori dell'advertising compresi). Consumer Watchdog ha già promosso una proposta di legge che fornisca alla Federal Trade Commission (FTC) la facoltà di stilare una Do Not Track Me List, molto simile a quella stilata per evitare certe pratiche del telemarketing.

E non hanno di certo aiutato le nuove dichiarazioni del CEO Eric Schmidt. "Con il vostro permesso, ci fornirete più informazioni su di voi, sui vostri amici, in modo da permetterci di migliorare la qualità delle vostre ricerche. Non avremo bisogno che voi digitiate alcunché. Sappiamo dove siete. Sappiamo dove siete stati. Possiamo più o meno sapere a cosa voi stiate pensando". Parole decisamente in armonia con il precedente video satirico dello stesso gruppo di attivisti a stelle e strisce.

Allo stesso Schmidt ha scritto un gruppo di quindici organizzazioni a tutela della privacy, tra cui il Center for Media and Democracy e la stessa Consumer Watchdog. Obiettivo della lettera aperta, convincere il CEO di Google a rivedere l'annunciata semplificazione delle policy in materia di privacy dell'azienda di Mountain View. Ovvero il prossimo accentramento di vari servizi come Gmail, Docs e Calendar verso un'unica policy.

La semplificazione - secondo le varie organizzazioni firmatarie della lettera - non farebbe altro che portare ad un minore livello di protezione della privacy. Dal momento che Google tratterà i vari dati provenienti da diversi servizi come all'interno di un un'unica piattaforma. Le informazioni fornite all'interno di un determinato servizio potrebbero così passare verso altri lidi interni, senza ovviamente richiedere all'utente un nuovo consenso esplicito.

Nel frattempo, BigG ha preso un deciso impegno nella lotta al cosiddetto behavioral advertising, in particolare quello condotto senza ottenere alcuna autorizzazione da parte degli utenti. L'azienda di Mountain View, insieme ad altri player come Yahoo!, ha infatti dato il suo appoggio ad una sorta di alleanza dei protagonisti digitali, affinché venga creato uno speciale bollino che avvisi i netizen del potenziale sfruttamento dei dati da parte dei signori della pubblicità mirata.

Mauro Vecchio
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