ISP sempre più responsabili

di Nicolò Ghibellini (consulentelegaleinformatico.it) - Permangono dubbi e perplessità sul ruolo dei provider dopo il recepimento della direttiva europea che non porta ad un chiarimento, anzi. Un occhio giuridico sulla situazione

Roma - Con il termine provider si fa generalmente riferimento ad uno dei protagonisti del web; il quale presta servizi per l'accesso all'universo internet. Sono individuabili tre differenti tipologie di provider: il c.d. provider mere conduit la cui attività consiste nel semplice trasporto di dati e informazioni degli abbonati (realizzando dunque una memorizzazione automatica e transitoria); il cach provider la cui attività ha per oggetto la trasmissione di informazioni fornite dall'utente (in questo caso la memorizzazione è automatica e temporanea); infine abbiamo l'host provider che ospita l'utente sul proprio hard disk (la memorizzazione è permanente).

Se questa tripartizione oramai è stata accolta (anche dal recentissimo d.lgs. 70/2003, su cui torneremo successivamente), non è riscontrabile altrettanta unanimità quando si tenti di definire la responsabilità giuridica (civile e penale) dei provider.
Ci riferiamo non tanto alla responsabilità diretta (il provider che diffonde contenuti, risponde direttamente per eventuali illeciti perpetrati con la diffusione dei medesimi) ma piuttosto a quella per fatto altrui (responsabilità indiretta), ovvero per gli illeciti commessi da chi si serva delle strutture tramite il provider medesimo.

Più specificamente, la condotta del provider potrebbe essere rilevante tanto dal punto di vista penale che civile: nel primo senso a titolo di cooperazione colposa nel reato realizzato dal fornitore dei contenuti; nel secondo caso invece, a prescindere da ogni coinvolgimento penale, potrebbe profilarsi una responsabilità (civile) risarcitoria da illecito altrui. La giurisprudenza, nel tentativo di fare chiarezza, a più riprese si è soffermata sulla tematica della responsabilità (arrivando anche a soluzioni "poco garantiste" per i provider).
Un primo orientamento, particolarmente severo, riconosce la responsabilità del provider per l'illecito commesso da chi si serva degli strumenti forniti dal prestatore stesso. Tale ricostruzione di volta in volta richiama l'equiparazione tra provider e direttore di giornale, oppure sottolinea semplicemente la portata diffusiva del mezzo internet e quindi la strumentalità del sito del provider nel consolidare l'illecito, infine individua nella condotta del provider una copertura dell'anonimato dell'utente.

È individuabile altresì un orientamento più benevolo rispetto a quello appena esaminato. In queste pronunce non solo si nega che il provider possa essere rimproverabile per il semplice fatto di offrire l'accesso alla rete o lo spazio sul proprio server, ma addirittura si dubita dell'assimilabilità del sito internet alla testata giornalistica. Da questa panoramica emerge chiaramente una certa contraddittorietà causata probabilmente dalla difficoltà di applicare strumenti e concetti giuridici tradizionali ad una materia così specifica ed evidentemente ancora poco conosciuta. Nonostante ciò era chiaro il problema fondamentale: capire se ed entro quali limiti si potessero imporre obblighi di controllo ai provider.

A tal proposito particolarmente importante per la sua chiarezza è la recente ordinanza del Tribunale di Napoli (14 giugno 2002). Il Giudice partenopeo, nell'ambito delle varie figure operanti nel web, distingue nettamente colui che nel sito fornisce i contenuti dall'host provider, la cui attività si sostanzia nel consentire al primo di pubblicare le proprie pagine sul proprio sito ma utilizzando lo spazio web offerto dal provider medesimo.

Di conseguenza, l'illiceità dei contenuti è imputabile solo ed esclusivamente al fornitore (colui che come si diceva immette contenuti in internet) e non all'host provider, dovendosi escludere che quest'ultimo abbia un obbligo giuridico di accertare o impedire immissioni di messaggi illeciti da parte del gestore del sito.

Quest'ultima pronuncia prende poi in considerazione altro aspetto legato alla responsabilità del provider, quello della rilevanza giuridica del banner pubblicitario dell'host sul sito gestito da terzi. Anche qui il Tribunale Campano è lapidario: il provider risponderà del banner solo se il messaggio pubblicitario è illecito in sé e per sé non rilevando invece nel caso in cui l'illecito riguardi il sito su cui il banner viene ospitato (proprio per il fatto che l'host provider non può essere responsabile dei contenuti del sito del suo utente).

Vista la vivacità del dibattito i tempi erano più che maturi per un intervento normativo che chiarisse una volta per tutte la natura ed i limiti della responsabilità del provider.
2 Commenti alla Notizia ISP sempre più responsabili
Ordina
  • purtroppo ancora si è rimasti col cuore ai tempi in cui gli informatici erano pochi intoccabili.

    le cose sono cambiate con internet, più possibilità di guadagno e di professionalità, ma anche più responsabilità, senza adeguate protezioni sindacali.

    ogni specialista informatico protegge solo sè stesso, gli ingegneri con gli ingegneri, i sistemisti fra loro ed ora i provider coi provider

    se è pur giusto tutelarsi lo si fa non in modo corporativo, ma nel rispetto degli altri.

    se il provider comincia a bloccare senza preavviso un sito per qualche attività equivoca, blocca il lavoro agli utenti che fanno lavorare gli amministratori dei vari siti che fanno lavorare il provider, quindi il serpente si morde la coda.

    con un protocollo di intesa fra le varie categorie di informatici si eviterebbero queste situazioni incresciose e dannose economicamente, altrimenti non bisogna aspettarsi considerazione da governo e sindacati quando non esiste nemmeno fra professionisti.

    non+autenticato

  • secondo me si vuole caricare di responsabilità il provider facendolo responsabile dell'utenza in rete, quando la cosa è semplicemente impossibile, a meno di non sparare alla pulce col cannone, cioè di usare un programma automatico che blocchi subito il sito al primo file sospetto, senza nessun preavviso.
    così facendo si mortifica l'amministratore, considerandolo sprovveduto, anche se esercita da tempo, e l'utente davvero malintenzionato si limiterà a cambiare sito da danneggiare...

    forse è più facile così, ma si rischia di togliere vitalità alla rete ...


    non+autenticato