Claudio Tamburrino

Spazio, nessun segnale dal punto G

Gli astronomi di Ginevra sono dubbiosi sulla scoperta del pianeta Gliese 581 G, di cui non avrebbero trovato nessun indizio. Eppure altri avrebbero visto la luce

Roma - Ad un incontro dell'International Astronomical Union (IAU) dubbi sono stati sollevati circa l'esistenza del pianeta Gliese 581 G, che nelle settimane scorse alcuni astronomi avevano detto avere qualche possibilità di ricreare le condizioni adatte all'esistenza di un'atmosfera e della vita. Al contrario, uno scienziato dell'Università di Sydney, starebbe osservando segnali luminosi che arrivano proprio da quella zona dello spazio.

Giuste dimensioni, orbita intorno ad una nana rossa, giusta distanza, temperature medie, tutto sembrerebbe promettere, secondo gli scopritori, la presenza dell'acqua allo stato liquido. Condizione fondamentale per la Vita. Ora, tuttavia, l'astronomo Francesco Pepe dell'Osservatorio di Ginevra ha detto che il suo team non ha potuto confermare l'esistenza del pianeta.

Lo stesso gruppo di astronomi, guidato da Michel Mayor, aveva annunciato nel 2009 la scoperta di un pianeta chiamato Gliese 581 E, il pianeta extrasolare con la massa più piccola finora trovato (e con un periodo orbitale di 3,15 giorni) appartenente allo stesso sistema solare del pianeta individuato con la lettera G e papabile candidato a possibile ambiente ospitare per l'esistenza di vita extraterrestre.
Il gruppo, da quella prima scoperta e grazie alla strumentazione HARPS, avrebbe raccolto numerosi dati sul sistema solare Gliese 581, e ha in esso individuato altri tre pianeti, B, C e D. Nessuno di questi dati raccolti, tuttavia, sembrerebbe offrire la prova dell'esistenza di G.

I dati osservati dai ricercatori del Carnegie Institution di Washington autori della scoperta, insomma, sarebbero solo disturbi causali e non la prova della presenza di un pianeta la cui massa influenza le orbite dei vicini. O, almeno, non vi sarebbero significativi segni statistici a dimostrare l'asserzione.

Pur non contrapponendosi direttamente allo scetticismo del team di Ginevra, Ragbir Bhathal della Western Sydney University, afferma di aver individuato circa due anni fa un pulsare di luce sospetta proveniente dalla medesima area della galassia dove si troverebbe il pianetino sulla bocca di tutti. Si sarebbe trattato di "una sorta di laser, un picco molto forte". Sulla credibilità delle sue affermazioni, tuttavia, altri scienziati hanno espresso dubbi.

Claudio Tamburrino
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