mafe de baggis

NoLogo/ Il marketing è bellissimo

di M. De Baggis - Prima di sparare, pensa: mi farà mica male se qualcuno mi aiuta e, incidentalmente, ne trae il suo tornaconto? Non di soli ideali vive l'uomo (e la donna)

Roma - Sei forse troppo giovane per ricordare Live Aid, il mio personale indice di riferimento per valutare il tasso di cinismo di una persona. Live Aid, 1985, è stato uno dei più grandi concerti rock della storia: organizzato da Bob Geldof, è stato trasmesso in diretta in più di cento paesi con lo scopo di raccogliere fondi per aiuti ai paesi poveri (valutati in circa 150 milioni di sterline). Perché è un indice di riferimento? Perché se vedi Bob Geldof sul palco di Live Aid e pensi "che animo nobile" per me devi darti una svegliata; se pensi "che orrendo opportunista" devi darti una calmata.

Nel 2000 Naomi Klein, una ricercatrice canadese, ha pubblicato No Logo, libro in cui, come sintetizza Wikipedia "afferma che negli ultimi vent'anni avrebbe avuto luogo un radicale cambiamento nel capitalismo: se prima era centrale la fase della produzione di merci, ora quest'ultima diventa marginale e trascurabile, mentre si impiegano sempre più forze e denaro sul marchio e sulla proposta di una serie di valori immateriali ed ideali da collegare ad esso, con lo scopo di crearsi una propria fetta di monopolio". Nel tempo questa trasformazione delle aziende ha preso anche valore positivo (per me, che cerco ovunque il bicchiere mezzo pieno): se un'azienda nel comunicare crea valore, invece che rumore, questo valore va rispettato.

Il nome di questa rubrica è quindi ispirato a questa intuizione: se qualunque cosa faccia un'azienda è marketing, non ci resta che valutarla nel merito, cioè capire se mi danneggia, se mi è utile o completamente indifferente.
Un'azienda che fa marketing cercando di fare anche il mio interesse e i gli interessi della collettività sta chiaramente pensando soprattutto a raggiungere i suoi obiettivi (di vendita, di notorietà, di potere): per moltissime persone questo è sufficiente per screditare anche le ricadute positive della sua azione. Per me no: per me quello che fa la differenza è se l'azienda crede davvero in quello che propone, se è trasparente nel dichiarare le sue intenzioni e se il vantaggio per i clienti e per la collettività è reale e tangibile.

Ogni volta che un'azienda fa qualcosa di utile e qualcuno la critica perché "tanto è solo marketing" fa perdere un'opportunità a tutti, l'opportunità cioè di avere meno pubblicità tradizionale e più valore sociale. Io difendo il diritto di un'azienda di fare qualcosa di buono per vendere di più, approccio che viene messo sotto accusa perché si dà sempre per scontato che se un'azienda fa qualcosa per scopi di marketing ci sia sotto qualcosa di losco. A volte c'è, a volte no: valutare nel merito è un dovere, criticare a priori rimane un diritto, ma un diritto che comporta il rischio crescente che domani un'azienda si dica "chi me lo fa fare" e decida di continuare a comprare spazi pubblicitari e basta.

Mafe de Baggis
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72 Commenti alla Notizia NoLogo/ Il marketing è bellissimo
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  • In effetti è decisamente preferibile che continuino a comprare spazi pubblicitari, apertamente, esplicitamente e - almeno sul piano intellettuale - onestamente.

    Ill punto è proprio che tutto ciò che non è esplicita pubblicità ma ha come fine ultimo il marketing è intrinsecamente falso e - detto amoralmente - sporco.
    non+autenticato
  • Leggendo le varie argomentazioni di chi cerca di sdrammatizzare il ruolo che il marketing ha (e ha avuto) nel propagandare cortine fumogene e ciarle in opposizione alla semplice (e magari approfondita, non sia mai!) esposizione della realtà ho cercato di chiedermi quando il marketing sia effettivamente cattivo per il mercato inteso come "il prodotto che circola sul mercato".

    Tralasciando gli aspetti sociali e lavorativi dei quali ho già fatto menzione anche troppo, pensate semplicemente ad un prodotto che voi amate, che FUNZIONA, ceh è buono, che risolve, che dura, che fa quello che deve fare.

    Bene, il marketing fa il suo lavoro: promuove efficacemente la concorrenza senza usare le armi della verità, bensì fa tutto quello che può per rendere appetibile (crea desiderio, "vende emozioni", "crea valore" dove non c'è) il prodotto concorrente che , supponiamo, è scadente. E lo è perché al produttore è costato meno, così lui ha un margine di profitto più alto (attualmente DOBBIAMO sorvolare sul come abbia fatto) ma il consumatore non ha un prodotto a minor prezzo, ha solo un prodotto che vale meno intrinsecamente.
    Però è ben pubblicizzato, davvero bene (spendendo la metà di quello che si sarebbe speso per produrre un buon prodotto, quindi investendo questa quantità, per un po', in promozione della fuffa) ... e quindi vende di più e il prodotto buono vende di meno perché "fa meno figo".

    E quindi il mercato fa fuori il prodotto buono!!

    Perché se vuole sopravvivere il concorrente dovrà fare lo stesso, oppure investire la stessa somma in promozione della verità OLTRE a quella che investe in VERA qualità!!! Quindi in ogni caso il mercato lo fa fuori!

    Il prodotto buono, che per essere tale ha un costo, viene fatto fuori!

    Pensate all'olio e vedetevi il famoso speciale sul sito di Report: una bottiglia di olio d'oliva buono e vero costa una cifra che non paghereste mai... ma perchè?
    Perché qualcuno in anni e anni e anni vi ha convinto che "non è male, anzi, è buono" qualcosa che è ben lungi dall'essere addirittura olio d'oliva! tantomeno delle olive italiane.

    Ogni prodotto che prendete in mano oggi, se confrontato con l'equivalente degli anni '50 sembra inconsistente.

    Le lavorazioni plastiche e metalliche sono sempre meno precise. Macano istruzioni precise, manca un sistema intelligente di progettazione e di pensare al prodotto.

    Alcuni fanno meglio, ma solo in alcune parti del prodotto. Altri lo fanno, ma a discapito della VITA delle persone.

    La massa invece si batte a colpi di ribassi e scarsa qualità mascherata da buona.

    Tutto questo per il consumatore significa abbassamento della qualità massima... e solo per il larghissimo consumo innalzamento: ma parliamo di chi ieri mangiava sabbia e oggi può mangiarsi il brodo finto.

    Il brodo vero è un'altra cosa.

    Il rischio è ceh il brodo vero non lo faccia più nessuno, che sparisca dal mercato perché "non conviene".

    La verità è che quando la risposta è "non conviene" ... tutto è semplicemente basato sulla CONVENIENZA , ovvero cosa è opportuno per me che produco e smercio, non su cosa sia "migliore".

    Per questo io posso ancora lavorare: perché io costo poco. Mentre il mio collega più preparato e bravo costa di più: lui finirà al McDonalds mentre io potrò pagare il mutuo.

    Quando il mercato e la sua linfa, il marketing, fanno scomparire le cose che amavamo e ci convincono ad amare "quello che c'è", allora secondo me, sono molto cattivi.

    Ma se sei uno che compra a poco e vuole vendere a tanto, allora sono ottimi, per te.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Marketting

    >
    > Quando il mercato e la sua linfa, il marketing,
    > fanno scomparire le cose che amavamo e ci
    > convincono ad amare "quello che c'è", allora
    > secondo me, sono molto
    > cattivi.
    >
    > Ma se sei uno che compra a poco e vuole vendere a
    > tanto, allora sono ottimi, per
    > te.

    Sostanzialmente d'accordo con le Tue analisi, due cose aggiungo:
    la scarsa preparazione e la velocità con cui al giorno di oggi c'e' il turnover del personale fino a livello di CEO( almeno pero' questi ultimi passono vivere di rendita per il resto della loro vista dopo averne lavorato si e no 5-6 anni), ed il totola disinteresse del controllo da parte delle istituzioni che dovrebbero controllare la bontà tecnica o meno dei prodotti e di qualsiasi campagna pubblicitaria.

    La celebre frase finale "L'importante e' che se ne parli" ha portato al tracollo di centinaia di mercati in piedi solo grazie alla manovalanza di qualche stato produttore "schiavista" ( ma non cosumatore)....

    "l'autocertificazione" , parte attiva del marketing ha spostato i valori sull'interesse personale ( di chi poi difficile dirlo) piu' che sull'interesse della comunità.
    non+autenticato
  • La conseguenza dei tuoi ragionamenti, che peraltro condivido, non può che portare alla consapevolezza del fatto che il marketing è complice della squalificazione dei prodotti, del lavoro e delle condizioni di vita delle persone in tutto il mondo, a vantaggio esclusivo di quei pochi in grado di trarne un profitto economico a breve, ma pernicioso a lunga scadenza.

    In quest'ottica, mi sfugge come si possa cercare di "venderne" una qualsiasi positività - a meno che non si stia facendo marketing, appunto...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Consumatore
    > La conseguenza dei tuoi ragionamenti, che
    > peraltro condivido, non può che portare alla
    > consapevolezza del fatto che il marketing è
    > complice della squalificazione dei prodotti, del
    > lavoro e delle condizioni di vita delle persone
    > in tutto il mondo, a vantaggio esclusivo di quei
    > pochi in grado di trarne un profitto economico a
    > breve, ma pernicioso a lunga
    > scadenza.
    >
    > In quest'ottica, mi sfugge come si possa cercare
    > di "venderne" una qualsiasi positività - a meno
    > che non si stia facendo marketing,
    > appunto...

    Sostanzialmente sono d'accordo, perché questo accade nella realtà.
    Quello che però mi preme di sottolineare, in merito a ciò che io stesso ho affermato, è che non ritengo il pubblicitario in sé un cattivo, tant'è vero che la stessa Klein ci raccontava bene che i creativi dell'antiglobalizzazione si servivano ampiamente dello steso stile del marketing che serviva "il male".

    Fare il grafico o il creativo (di testi, di foto, di musica, di video...) è esaltante, lo so bene. L'idea in sé del convincere, dello stupire con un'idea, di avere qualcosa di brillante da dire ... in fondo da dove viene? Viene (ahi ahi...) nientepopodimenoché dall'arte! Dall'oratoria (millenni di cultura!) ... dal teatro... Da qualche centinaio d'anni però l'arte o l'artigianato della decorazione sono al servizio della "reclàme", per la maggior parte.

    Promuovere un prodotto, un'idea, una persona... fare lo "strillone" dell'oggi, è normale: in qualche modo "se non mostri non vendi" diceva l'antico adagio... Il problema è che dovrebbe sempre essere possibile, in pochi istanti, svergognare un promotore, un pubblcitario, un markettaro qualsiasi e portargli un prodotto scadente e ributtargli in gola il suo slogan e chiedergli conto: mi avevi detto che era buono! Mi avevi detto che costava poco! MI avevi detto che mi avrebbe reso le cose facili, mi avevi detto che aiutava a stare meglio...


    Se sono sofismi le risposte che vi vengono fornite... allora randello alla mano!!!!OcchiolinoA bocca aperta

    Se il marketing avesse un qualche obbligo di avere l'ok-qualità da un ente di una serietà poliziesca... allora si che sarebbe libero di usare la creatività per promuovere qualcosa che qualcuno "scientificamente" ha stabilito che abbia un certo valore misurabile.
    non+autenticato
  • o come si usava dire ben prima del Live Aid... Cicero Pro Domo Sua ... ovviamente qui stiamo sentendo l'oste che ci dice quanto sia buono il suo vino. Se dovessimo proprio fare bene il paragone, anzi, ci sta dicendo quanto sia utile l'etichetta al vino.

    Come sa chiunque lavori nel settore, è vero: è estremamente utile. Tant'è vero che un perverso rapporto di costi fa risultare conveniente (e vincente) utilizzare la stessa etichetta per il vino da 25 euro a bottiglia e quello da 5.

    E quindi vorrei che fosse chiaro al lettore che non sufficientemente svezzato che la fuffa che si sta spacciando qui è "caro cliente di Mafe, ovvero il produttore, il marketing è utile e crea valore dove non ce n'è", ovvero questo non è IL_CLIENTE ovvero il consumatore finale. No, questo è il cliente del marketing (non il destinatario finale del valore-fuffa); balle come "creiamo valore" "valore aggiunto" (non nel senso che ogni ragioniere sa) "vendiamo emozioni" "creiamo interesse" ... dovrebbero farvi rizzare immediatamente le antenne, come CONSUMATORI FINALI.

    Quello che dovreste imparare, ed è questo che ci dice la Klein, è che per sapere davvero cosa succede dovreste parlare con chi produce FISICAMENTE i beni, perché col tempo le ditte demandano la produzione a paesi dove possono aggirare le leggi che rendono il lavoro un'attività umana e lo spingono di nuovo nel fango ad essere un'attività subumana. E demandano a paesi "lontano dagli occhi" (delocalizzazione) la produzione dedicandosi ad attività meno faticose (vi ricordo sempre: se paragonate alla produzione e movimentazione fisica delle merci, ciò che, in fin dei conti, si compra e si vende, anche con la fuffa sopra) si autogiustificano nei modi che ormai conosciamo.

    Naturalmente il pubblicitario non è il cattivo, ma se si è onesti nel guardare le cose, dovrebbe almeno avere l'umiltà di dire "io ti aiuto a vendere la roba, tutto qui".

    Il giusto grado di cinismo: il pubblicitario (nelle sue varie forme, antiche e moderne) non è un "orrendo opportunista" , ma di certo non è un filantropo. E' un professionista che ti aiuta a dare visibilità alla roba che fai, che questa sia buona o cattiva, che sia stata prodotta in modo socialmente responsabile o che provenga da attività di ... altro tipo.

    In fondo se io faccio l'etichetta del tonno, se faccio la campagna che dice quanto è buono o che semplicemente ti ricorda che questo esiste non è che ti chiedo di vedere le zone di pesca o come siano trattati i lavoratori presso l'affumicatura.

    Se il mio compito, il mio mestiere è di dire a te, consumatore, che dentro al pc ci sono i robot senzienti, non mi interessa di chiedere a te, produttore, se il processore viene prodotto da macchine in ambienti insalubri producendo inquinamento e inscatolato da persone in stato di mera sopravvivenza. Non mi interessa. Perchè io devo creare valore, oppure lo devo aggiungere ... Se sono bravo, tu venderai la tua merce o la venderai più di ieri, che alla gente serva o meno: deve desiderarla.

    Grado di cinismo?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Marketting

    >
    > Se il mio compito, il mio mestiere è di dire a
    > te, consumatore, che dentro al pc ci sono i robot
    > senzienti, non mi interessa di chiedere a te,
    > produttore, se il processore viene prodotto da
    > macchine in ambienti insalubri producendo
    > inquinamento e inscatolato da persone in stato di
    > mera sopravvivenza. Non mi interessa. Perchè io
    > devo creare valore, oppure lo devo
    > aggiungere ... Se sono bravo, tu venderai
    > la tua merce o la venderai più di ieri, che alla
    > gente serva o meno: deve
    > desiderarla.
    >
    > Grado di cinismo?


    Io pero' nel caso piu' "razionale" vedrei meglio il termine "venditori" il termine "marketing" e' stato sempre piu appannaggio di una certa classe "aleatoria" di benpensati una volta in giacca e cravatta ora con la magliettina e le ciabattine infradito, questi ultimi funzionano alla grande nel mercato in "espansione" dato che sarà in decrescita per i prossimi 20 annni....la vedo dura per loro...
    non+autenticato
  • è molto di più, altrimenti sarebbe davvero triste
    non+autenticato
  • - Scritto da: stufo
    > è molto di più, altrimenti sarebbe davvero triste

    No, infatti. Il marketing va oltre la semplice pubblicità...Ma è tanto avanti che quasi nessuno lo capisce. Pertanto il marketing attuale sarà capito ed approvato da tutti solo nel 2523, quando le persone saranno circa 124 volte più intelligenti. Nel frattempo resterà ai markettari la frustrazione di essere sottovalutati da una massa di pecoroni quale siamo noi consumatori...



    ...scherzo, ma neanche tanto...
    non+autenticato
  • - Scritto da: embe

    > No, infatti. Il marketing va oltre la semplice
    > pubblicità...Ma è tanto avanti che quasi nessuno
    > lo capisce. Pertanto il marketing attuale sarà
    > capito ed approvato da tutti solo nel 2523,
    > quando le persone saranno circa 124 volte più
    > intelligenti. Nel frattempo resterà ai markettari
    > la frustrazione di essere sottovalutati da una
    > massa di pecoroni quale siamo noi
    > consumatori...
    >

    più che altro da ex markettaro ti rendi conto di quanto sei in genere sottovalutato dagli imprenditori

    (che preferiscono affidarsi a venditori d'assaolto e maghi della finanza)

    >
    >
    > ...scherzo, ma neanche tanto...
    non+autenticato
  • - Scritto da: stufo
    > è molto di più, altrimenti sarebbe davvero triste

    E cos'altro è? parlano tutti per enigmi qui dentro, lol A bocca aperta
  • - Scritto da: stufo
    > è molto di più, altrimenti sarebbe davvero triste

    quando metti la tua creatività al servizio di qualcosa, ovviamente pensi alla tua creatività, non tanto al servizio di cosa tu la stia mettendo. E la creatività, in sé, è meravigliosa, non è triste per niente.

    Ma è ovvio che se pensi che quello che stai facendo è solo dare voce a un mercante o vestire la sua merce, allora non è che tu ti senta Michelangelo.

    Non vorrei svilire un lavoro che ammiro in quanto crea comunque bellezza o si serve di arguzia e ingegno.

    Ma se non fosse illegale, pubblicizzeremmo anche in modo diretto ed esplicito anche vari crimini come "beni" o "servizi". O addirittura genericamente come (horror!!) "valori".

    Ed è per questo (qui cambio un po' target, scusate) che molte persone in vari ambienti non amano le leggi e le regole. Se la legge impone di scrivere sulle etichette certe cose, o sui siti, oppure di DOVER verificare altre cosine... Allora si scoprono altarini per i quali sono stati confezionati tanti bei merletti (bellissimi!) ma che in fondo coprono quattro tavole inchiodate.

    Questo paragone mi fa venire in mente che tutto sommato è un certo tipo di marketing che crea "fidelizzazione" anche... beh, un altro, ci siamo capiti, credo. Il "valore aggiunto" è talmente intenso che ...alla fine tu "credi" senza bisogno di verificare.
    non+autenticato
  • Ma erano proprio cosi fuori dal mondo i miei corsi universitari su marketing sociale, etica, responsabilita sociale e stakeholders? Sul creare VERO valore per la comunita, invece che solo nella testa della gente? Qui tutti parlano dei markettari come venditori super furbi/skillati....A me hanno sempre insegnato che il marketing include (dovrebbe includere) ANCHE i venditori, ma non si ferma a (dovrebbe fermare a) techniche di vendita, ma toccare tutti i rapporti dell'azienda con i suoi clienti (interni ed esterni), diretti (chi caccia il grano/ci lavora) e indiretti (la comunita' in cui il business risiede/ si relaziona, i fornitori).....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nicola Ornaghi
    > Ma erano proprio cosi fuori dal mondo i miei
    > corsi universitari su marketing sociale, etica,
    > responsabilita sociale e stakeholders? Sul creare
    > VERO valore per la comunita, invece che solo
    > nella testa della gente? Qui tutti parlano dei
    > markettari come venditori super
    > furbi/skillati....A me hanno sempre insegnato che
    > il marketing include (dovrebbe includere) ANCHE i
    > venditori, ma non si ferma a (dovrebbe fermare a)
    > techniche di vendita, ma toccare tutti i rapporti
    > dell'azienda con i suoi clienti (interni ed
    > esterni), diretti (chi caccia il grano/ci lavora)
    > e indiretti (la comunita' in cui il business
    > risiede/ si relaziona, i
    > fornitori).....


    Io posso solo rispondere come viene inteso oggi un "mercato" : "prendi i soldi e scappa..."
    e d'altra parte non posso dar tutto il torto a questo modo di concepire il lavoro dato che oramai siamo nella crisi strutturale da 10 anni buoni..... e proprio non se ne vede la fine....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nicola Ornaghi
    > Ma erano proprio cosi fuori dal mondo i miei
    > corsi universitari su marketing sociale, etica,
    > responsabilita sociale e stakeholders? Sul creare
    > VERO valore per la comunita, invece che solo
    > nella testa della gente? Qui tutti parlano dei
    > markettari come venditori super
    > furbi/skillati...

    beh, se intendi dire che parliamo di argomenti di cui conosciamo solo la superficie, immagino che in parte tu abbia ragione, ma alla fine di quanto ci stiamo sbagliando?

    Io lavoro per una industria, quindi vedo tutte le fasi, dall'acquisto della materia prima (non esiste più) alla valutazione delle "quotazioni" dei fornitori (cinesi) alla creazione di prototipi, agli "uffici prodotto", lo studio di mercato e altre di queste belle panzane.

    Se sei FORTUNATO alcune di queste parti vengono fatte da persone che hanno un po' di gusto e un minimo di buon senso. Se però speri che sappiano anche relazionarsi con il resto del meccanismo, te lo scordi.

    Quello che emerge sempre è che la _verità_ non deve essere mai detta. Quando potremo aprire una fabbrica (che produca o meno) e farne un reality, senza timore di svelare i mille imbrogli finanziari (poi senti "in italia si pagano troppe tasse!") che sono davvero stupefacenti, gli altri mille modi di schiacciare dall'operaio al fornitore, la maleducazione, il mobbing, la mancanza generale di cultura e conoscenza, la perdita in aumento vertiginoso di know-how ... Tutto è ben visibile dentro alle mura della ditta, ma dalla corruzione alla truffa, al mascheramento della cacca in cioccolata, ai trucchetti promozionali, alle statistiche farlocche, alle riunioni carica-agente, ai mille modi di truffare lo stato o la comunità europea o in termini di leggi (che noia, ci fanno perdere tempo e soldi!) o in termini di soldi (tutti a prendere le sovvenzioni parlando di "innovazione" e poi non si innova un bel niente e poi però "paghiamo troppe tasse!" ... ma se sei sempre li a fottere la finanza?!) fino al bullismo interno che premia piccoli capetti incapaci e gli dà potere anche se non hanno ragione... fino a che alla lunga anche dove c'era qualità scompare.

    Io non ho che il termine "corruzione" nelle varie sfaccettature ed etimoloigia che questa parola può portare con sé.

    Quando una cosa si corrompe, comunque, poi si sfalda, si distrugge e le cose solide sopravvivono.

    >.A me hanno sempre insegnato che
    > il marketing include (dovrebbe includere) ANCHE i
    > venditori, ma non si ferma a (dovrebbe fermare a)
    > techniche di vendita, ma toccare tutti i rapporti
    > dell'azienda con i suoi clienti (interni ed
    > esterni), diretti (chi caccia il grano/ci lavora)
    > e indiretti (la comunita' in cui il business
    > risiede/ si relaziona, i
    > fornitori).....

    forse abbiamo usato un termine improprio, ma se si parla di qualità, sulla carta questa potrebbe garantire eccellenza.
    Di solito però serve solo a mettere un bollino che non certifica nulla, perché è anch'esso marketing, nel senso che qui abbiamo espresso.
    non+autenticato
  • mi spiego meglio, il marketing è anche, o meglio dovrebbe essere soprattutto, progettare un buon prodotto... qualcosa che gli altri non hanno pensato a fare e che i clienti non hanno ancora pensato gli possa servire.. qualcosa che si vende da solo (per me un esempio è l'iphone).. ognuno è libero di dissentire o trovare altri esempi
    non+autenticato
  • - Scritto da: stufo
    > mi spiego meglio, il marketing è anche, o meglio
    > dovrebbe essere soprattutto, progettare un buon
    > prodotto...

    quella è progettazione.
    è ricerca e sviluppo.

    il marketing (come ricerca di domanda, possibile domanda) può servirlo, ma non è quello, a mio modo di vedere.

    >qualcosa che gli altri non hanno
    > pensato a fare e che i clienti non hanno ancora
    > pensato gli possa servire.. qualcosa che si vende
    > da solo (per me un esempio è l'iphone).. ognuno è
    > libero di dissentire o trovare altri
    > esempi

    l'iPhone ha un ottimo design e una reattività _spettacolare_ nel suo meccanismo fondamentale di touch.

    Per il resto non è una novità e credo che siano solo i modaioli dell'ultimo momento a trovare "nuove" le cose che si possono fare con un qualsiasi smartphone o un pda.

    Non a caso se osservi le pubblicità dell'iPhone potresti togliere la scritta iPhone e metterci sotto "skype" oppure "telecom" oppure la ventennale "il telefono - la tua voce" ...

    Cosa ti mostra? Una webcam, una comunicazione a distanza fatta con una buona webcam, un bello schermo... il tutto portatile... e ambientato in una casa e con gente che può permettersi di vivere in agiatezza con stile che si paga con il danaro vero.

    Posso farlo con altre 4 marche allo stesso modo: ma per il mio gusto l'iPhone è più bello. Ciò che invece è misurabile è la qualità sicura del touch. Per ora imbattuta.
    non+autenticato
  • Il marketing sfrutta la naturale tendenza a ripetere esperienze soddisfacenti, fidandosi di chi le ha procurate.

    Questa tendenza e' utile a creare una clientela per un'attività e questo succede da sempre, e non e' negativo fin quando non si usa per avere ritorni non giustificati dal valore della merce + il valore della reputazione stessa (anche il crearsi una clientela e' un'attività e come tale andrebbe ricompensata)

    Ma questa tendenza NON e' il marketing: il marketing fa parte della struttura con cui la finanza controlla l'economia.

    > se prima era centrale la fase della produzione di merci, ora quest'ultima diventa marginale e trascurabile, mentre si impiegano sempre più forze e denaro sul marchio e sulla proposta di una serie di valori immateriali ed ideali da collegare ad esso.

    Questo perche', creatosi un sistema in cui i piu' forti accumulano sempre piu' capitale (per ragioni direi fisiche) e hanno bisogno di controllare sempre piu' realta' per espandersi, si e' creata una classe dirigente indipendente dalla realta' produttiva che va a controllare. E tale classe dirigente funziona perche' forma un network con il sistema finanziario e obbedisce ai trend, o se vogliamo essere paranoici, alle direttive che da tale sistema scaturiscono travestite da studi e analisi.

    Il marketing in quest'ottica e' semplicemente un segmento di questa classe dirigente che studia come rendere appetibili prodotti indipendentemente dalle loro caratteristiche. Rendere difficile l'analisi del prodotto in se' da parte del consumatore aiuta le realta' dipendenti dalla finanza a prevalere su realtà economiche "vecchio stile". Esse sono considerate negative non tanto per un romanticismo legato all'immagine dell'artigiano che crea un prodotto nel modo migliore possibile e lega le sorti della sua azienda ad esso, ma semplicemente perche' in tali realta' sono importanti aspetti esterni alla finanza come capacita tecnica e orgoglio, e per chi desidera controllo gli aspetti esterni sono rogne.

    In parole povere il PHB di Dilbert e il megadirettore laterale di Fantozzi sono si' caricature, ma di fenomeni perfettamente razionali nella nostra realtà.

    Magnificare il marketing, caro articolista, piu' che una presa di posizione controcorrente, e'... una passata di vaselina in piu' per un atto gia' in corsoSorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: buuu

    >
    > In parole povere il PHB di Dilbert e il
    > megadirettore laterale di Fantozzi sono si'
    > caricature, ma di fenomeni perfettamente
    > razionali nella nostra
    > realtà.


    Tendenzialmente queste figure sono piu' "umane" delle realtà di questi ultimi anni, chi si sognerebbe tanto per fare degli esempi nelle ditte di oggi nel fare concorsi o nel premiare con vacanze ( seppur in villaggi sperduti) i propri dipendenti ? sono anche scomparsi i piccoli regali natalizi in generale prevale uno spirito "asettico"...
    In questo quotidiano i "markettari" nel loro dinamismo-animalismo-dilettantesco nel mercato hanno avuto una grossa complicità oltre nel vendere fuffa al cliente a disintegrare tutte quelle figure interne all'azienda che "lavorano"....adesso tocca al loro non venir richiesti o a non venire pagati...
    non+autenticato
  • - Scritto da: buuu
    [...]

    > Questo perche', creatosi un sistema in cui i piu'
    > forti accumulano sempre piu' capitale (per
    > ragioni direi fisiche) e hanno bisogno di
    > controllare sempre piu' realta' per espandersi,
    > si e' creata una classe dirigente indipendente
    > dalla realta' produttiva che va a controllare. E
    > tale classe dirigente funziona perche' forma un
    > network con il sistema finanziario e obbedisce ai
    > trend, o se vogliamo essere paranoici, alle
    > direttive che da tale sistema scaturiscono
    > travestite da studi e
    > analisi.

    e la cosa perversa è questo nuovo espansionismo. Alla fine di un periodo in cui erano gli stati a dichiarare guerra fisica con l'arroganza di poter espandere i propri territori con la violenza, oggi accettiamo come un buon motivo quello di una entità fittizia (una azienda) di DOVERSI espandere, di guadagnare ogni anno di più dell'anno precedente.

    Quale attività commerciale tradizionale è così arraffona? Quando, per quanto "birbante" possa essere, un mercante di nostra conoscenza è stato così terribile da alzare il proprio guadagno di una certa percentuale ogni anno? Alla fine il numero di persone totali sul pianeta è sempre lo stesso. Se togli soldi a me e li prendi tu, qualcuno dovrà stare male per forza.

    Tutto, alla fine, è sempre basato sul principio di scarsità.

    > Il marketing in quest'ottica e' semplicemente un
    > segmento di questa classe dirigente che studia
    > come rendere appetibili prodotti
    > indipendentemente dalle loro caratteristiche.

    Completamente d'accordo.

    > Rendere difficile l'analisi del prodotto in se'
    > da parte del consumatore aiuta le realta'
    > dipendenti dalla finanza a prevalere su realtà
    > economiche "vecchio stile". Esse sono considerate
    > negative non tanto per un romanticismo legato
    > all'immagine dell'artigiano che crea un prodotto
    > nel modo migliore possibile e lega le sorti della
    > sua azienda ad esso, ma semplicemente perche' in
    > tali realta' sono importanti aspetti esterni alla
    > finanza come capacita tecnica e orgoglio, e per
    > chi desidera controllo gli aspetti esterni sono
    > rogne.

    Infatti più vado avanti a conoscere gente che fa bene le cose e più scopro che ci sono addirittura leggi che vietano loro di scrivere con orgoglio il nome comune del loro prodotto ... mascherate da leggi che lo vogliono PROTEGGERE.
    La regola per me è sempre più: andare alla fonte, ricordarsi che noi produciamo o abbiamo prodotto merci: sappiamo COME debbano essere fatte per essere di qualità: dobbiamo solo farlo sapere al consumatore, deve diventare come il controllo qualità di una fabbrica seria, esperto come loro.

    Come mia nonna quando andava in macelleria e le cantava di santa ragione al macellaio perché ne sapeva quanto o più di lui.

    >
    > In parole povere il PHB di Dilbert e il
    > megadirettore laterale di Fantozzi sono si'
    > caricature, ma di fenomeni perfettamente
    > razionali nella nostra
    > realtà.

    Razionali... come razionale può essere qualsiasi misfatto: ha una razionalità ma un'etica ... per dirla così "tutta sua".

    > Magnificare il marketing, caro articolista, piu'
    > che una presa di posizione controcorrente, e'...
    > una passata di vaselina in piu' per un atto gia'
    > in corso
    >Sorride

    Si, è come se le mani del marketing impomatassero di vasella il membro dell'imprenditore ... è solo che il destinatario di questa pratica... non si rende conto che l'articolo che qui leggiamo non è per lui.
    non+autenticato
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