Mauro Vecchio

Facebook, utenti cavie per la pubblicità?

A rivelarlo un'inchiesta del Wall Street Journal: tutte le principali applicazioni avrebbero inviato a società terze i numeri unici relativi ad ogni profilo. Milioni di profili svelati, anche quelli più protetti

Roma - Si tratta di un'inchiesta che metterebbe nuovamente in crisi il sistema di sicurezza del social network più popoloso del web, Facebook. Buona parte dei suoi attuali 500 milioni di utenti sarebbe infatti a rischio, apparentemente sacrificata agli oscuri signori dell'advertising. È stato il Wall Street Journal a parlare dell'ennesimo buco tra le maglie della privacy garantita (o meno) dal sito in blu, a coinvolgere in particolare tutti quei consumatori di applicazioni come FarmVille.

Tutte le app presenti nella classifica delle più usate su Facebook avrebbero in sostanza inviato informazioni personali verso un gruppo di almeno 25 società terze, tutte specializzate in pubblicità e raccolta dei dati per la profilazione mirata all'advertising. Società che avrebbero rastrellato a mezzo app una gigantesca serie di dati, in specie quello che viene chiamato Facebook ID. Ovvero quel numero unico che viene assegnato dal sito in blu a ciascuno dei profili registrati.

Un dato attualmente non protetto dal social network, che può tranquillamente essere associato anche a quelle identità in blu più attente alla propria privacy. A partire dai numeri unici, le 25 società avrebbero avuto accesso ad informazioni basilari degli utenti come residenza e occupazione, ma anche a liste di amici. Alcune delle top ten applications avrebbero permesso all'advertising di avere ulteriore accesso ai dati relativi alle amicizie di uno qualunque degli attuali giocatori di FarmVille.
Mica pochi. Sempre secondo l'articolo del Wall Street Journal, sarebbero quasi 60 milioni gli utenti di Facebook improvvisatisi agricoltori e allevatori di bestiame. Al terzo posto della top ten, il gioco di poker sviluppato da Zynga Texas HoldEm (36,3 milioni di utenti); al settimo posto il popolare Mafia Wars con 21,9 milioni di utenti. E tutte le applicazioni della classifica avrebbero inviato i numeri unici a società di tracciamento e profilazione dei netizen per scopi pubblicitari.

C'è chi ha subito negato, almeno sull'intenzionalità delle trasmissioni. Ad esempio il vicepresidente di RapLeaf, società coinvolta nell'inchiesta del WSJ, che ha sottolineato come l'invio dei dati da parte delle app sia stato del tutto involontario. Un portavoce di Facebook ha spiegato come la sua azienda abbia adottato le misure necessarie per limitare lo sfruttamento dei dati da parte di società terze come RapLeaf.

Pare infatti che gli alti vertici del sito in blu abbiano già messo al bando alcune delle applicazioni spifferone, tra cui quelle sviluppate dalla società di San Francisco LOLapps Media. Gli utenti di app come Gift Creator e Quiz Creator sono stati reindirizzati verso la pagina principale di Facebook. Lo stesso portavoce ha parlato di violazione dei termini d'uso della piattaforma social.

Quella del WSJ non rappresenta il primo campanello d'allarme per la privacy di milioni di utenti in blu. Una lettera aperta di Electronic Frontier Foundation (EFF) aveva già pregato il CEO Mark Zuckerberg di risolvere al più presto quello che era stato definito app gap. Possibilmente dando ai suoi utenti la possibilità di scegliere quali applicazioni possano avere accesso ai dati personali.

Un precedente studio statunitense aveva poi puntato il dito contro le principali piattaforme social del web: i nomi utente o ID number sarebbero stati visualizzati dall'advertising al momento del click su uno spazio pubblicitario online. Tra le società coinvolte c'erano Google DoubleClick e Yahoo! RightMedia.

Mauro Vecchio
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33 Commenti alla Notizia Facebook, utenti cavie per la pubblicità?
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  • ... a vedere che diversi polli provenienti da tutto il mondo iniziano a conoscere il prezzo di aver accettato le Condizioni di utilizzo senza averle lette o comprese. Bisogna sempre valutare se la contropartita di un servizio vale quanto il servizio offerto. E' quasi sempre un problema di costi e benefici.

    Da quando in qua qualcosa è completamente gratuito? C'è sempre un prezzo da pagare, sia in moneta sia in altro modo. La riservatezza in rete non esiste.

    Piangete piccini !!!!!! Sono **zzi vostri! Rotola dal ridere
  • Nessuno ti ha mai mandato l'invito via email ? Per farlo deve dare a Facebook il tuo nome e il tuo indirizzo email. Anche se poi non ti crei un profilo Facebook mica dimentica.

    Nessuno dei tuoi amici preso da esponenziale pigrizia ha lasciato che Facebook si caricasse tutti i contatti dalla sua casella di posta ? Anche se un contatto non fa parte di quelli regstrati nei profili Facebook mica dimentica. Magari incrociandolo con altri caricamenti simili Facebook ha la lista dei tuoi possibili amici prima ancora che il tuo profilo sia creato.

    Incrociando pochi dati fondamentali con altri raccattati online Facebook potrebbe avere anche il tuo profilo. Chi ti dice che sono sol **zzi loro ?
    guast
    1319
  • Per ora due dei miei contatti hanno fatto una castroneria simile ma i danni sono limitati in quanto in genere comunico la casella di posta adatta a seconda del grado di utonteria della persona che ho innanzi. In genere l'unica casella di posta comunicata a tali persone è quella sacrificabile registrata con dati non reali e con Ip mascherato.
    Se rileggi il mio commento, quando affermo che la riservatezza in rete è inesistente, puoi desumere che sono consapevole del fatto che anche io sia "schedato" come tutti gli utilizzatori di internet, tuttavia leggo sempre prima di sottoscrivere e decido in base alla valutazione dei costi e dei benefici.
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    Modificato dall' autore il 20 ottobre 2010 15.42
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  • Ma secondo voi i due capi di facebook potrebbero mai lasciarsi scappare l'occasione? Hanno nelle proprie mani i dati della più immensa e sconfinata concentrazione di cretini della storia del genere umano. Questi dati valgono cifre incalcolabili e il bello è che la gente li ha forniti volontariamente.

    Chi è causa del suo mal...
    non+autenticato
  • Ll vicepresidente di RapLeaf, società coinvolta nell'inchiesta del WSJ, che ha sottolineato come l'invio dei dati da parte delle app sia stato del tutto involontario.

    ok. Vicepresitente, ti credo.
    Domani che mi dirai? che gli asini vilano? ci credero', promesso!
    non+autenticato
  • Caro BiMbOmInKiA,
    spesso troppo cresciuto per essere BiMbO, il tuo problema è che, a te, della tua privacy non frega una mInKiA.
    Il mio invece, è quello di conoscere te che mi scatti foto a mia insaputa e parli di me su Feisbuk che neanche ci sono.

    E non è uno scherzo.

    Aneddoto:
    una mia conoscente mi racconta che ad una sua amica, nel suo negozio, hanno rubato un certo articolo. Mi racconta che hanno scoperto chi è stato visionando i filmati delle telecamere a circuito chiuso. Cosa che, ovviamente, non potevano fare visto che solo l'addetto alla videosorveglianza, obbligatoriamente indicato nell'apposito cartello previsto per legge, ed in seguito ad ufficiale denuncia ed in presenza di un ufficiale giudiziario o delle autorità può visionare tali filmati.
    Ma ovviamente della privacy di altri malcapitati sotto l'occhio della telecamera a circuito chiuso non è importato a nessuno, anzi, non si percepisce neanche una pur minima violazione.
    Al mio redarguimento mi sono sentito rispondere che lei aveva commesso un reato. Perchè l'altra?
    Il problema è che l'attentato alla proprietà di un bene materiale viene ritenuto ben più grave di quello verso un bene maggiore, pur se immateriale.
    Ricevete telefonate a casa? Ricevete email non desiderate da aziende note e notoriamente rompipalle?
    Colpa vostra.
    In base all'art.7 del dlgs. 196/2003 avete il diritto di richiedere (entro 30 giorni) la documentazione attraverso la quale avete accordato l'autorizzazione al trattaemnto dei vostri dati personali (a mezzo raccomandata). L'altra parte ha 30 giorni di tempo, appunto, per rispondervi trascorsi i quali potete portarla direttamente davanti al Garante.
    Eh sì, ho voglia di perdere tempo.
    H5N1
    1641
  • Fosse solo lo spam il problema della privacy...
    non+autenticato
  • Difatti lo spam è solo uno dei problemi legati alla riservatezza.
    Che dire di una foto apparsa su Facebook con tanto di data e ora che ritrae un tizio ubriaco, ma in salute quando il suo capufficio lo sapeva a casa con la febbre?
    Potremmo andare avanti all'infinito con gli esempi.
    Ma un buon legale è sempre anche un buon amico...Sorride
    H5N1
    1641
  • Senza contare i gruppi di odio pure che Facebook contiene, gli account falsi, e tutte le fregature che possono derivare da quel sito.
    Non per ultimo la perdita di lavoro dovuta la fatto che il principale ha scoperto che l'impiegato ci cazzeggia ore al giorno.
    Per cosa poi per farsi belli con il numero di amici ?
    Che poi non sono amici ma il nulla completo, escluso un fottutissimo link che non vale i bit che lo compongono.
    non+autenticato
  • Infatti basta farne un uso ponderato.

    Fare collezione di amicizie cosi' per fare numero e' da minchioni.
    non+autenticato
  • Già, ma la mamma dei minchioni è sempre incinta.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Saltapecchi o
    > Già, ma la mamma dei minchioni è sempre incinta.

    Poi da quando ha aperto la sua pagina su facebook....
    non+autenticato
  • - Scritto da: Saltapecchi o
    > Già, ma la mamma dei minchioni è sempre incinta.
    e tra l'altro, tutti da padri diversi....
    non+autenticato
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