Guido Scorza

Equo compenso, la riscossa

di G. Scorza - La sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea anticipa i nostri giudici nazionali: l'equo compenso va pagato solo sui dispositivi destinati alla copia privata. Ed ora rendiamolo davvero "equo"

Roma - ╚ una Sentenza che, in poche ore, ha fatto il giro dell'intera Europa quella con la quale la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha ridimensionato gli appetiti delle major dell'audiovisivo e delle società di intermediazione dei diritti come l'italica SIAE, in materia di equo compenso. I Giudici di Lussemburgo, infatti, hanno messo nero su bianco un principio che, in realtà, appariva ovvio a tanti, ma che i Governi di molti Paesi - complice un'incessante ed infaticabile attività di lobbying da parte dell'industria dei titolari dei diritti - negli ultimi anni hanno, deliberatamente, scelto di ignorare: l'equo compenso per copia privata deve necessariamente essere ancorato all'effettivo utilizzo - ancorché identificato solo su base presuntiva - del supporto o del dispositivo per la realizzazione di una copia privata.
La semplice idoneità di una tipologia di supporto o dispositivo alla registrazione di una copia privata così come la sua capacità di registrazione non possono rappresentare - e la Corte di Giustizia lo dice senza reticenze ed ambiguità - il presupposto impositivo per l'obbligo di pagamento dell'equo compenso per copia privata.

"L'art. 5(2)(b) della Direttiva 2001/29 deve essere interpretato - scrivono i giudici - nel senso che è necessario un rapporto tra l'applicazione dell'equo compenso per copia privata in relazione ad un dispositivo o supporto ed il suo utilizzo per l'esecuzione di una copia privata". Aggiunge, inoltre, la Corte di Giustizia - dando così inequivocabilmente ragione a quanti, anche in Italia, avevano sostenuto tale argomento, già all'indomani dell'approvazione del famigerato Decreto Bondi - che "conseguentemente, l'indiscriminata applicazione dell'equo compenso, in particolare, in relazione a dispositivi o supporti distribuiti a soggetti diversi dai consumatori e evidentemente riservati ad usi diversi dall'effettuazione di copie private, è incompatibile con la disciplina europea contenuta nella Direttiva 2001/29".
Impossibile essere più chiari di così.

La Corte di Giustizia ha fornito la propria interpretazione della disciplina europea della materia a margine di un giudizio tutto spagnolo pendente tra la SGAE - cugina spagnola della SIAE - e la Padawan SL, società di diritto spagnolo operante nel mercato della commercializzazione di supporti di registrazione. Ma, evidentemente, il principio sancito dalla Corte entra a far parte dell'Ordinamento europeo ed è, pertanto, destinato a spiegare i suoi effetti negli Ordinamenti di tutti i Paesi membri.
Ogni norma di legge o regolamento, italiano, francese o, piuttosto tedesco, in materia di equo compenso incompatibile con la disciplina europea della materia, come interpretata dalla Corte di Giustizia UE nella Sentenza del 21 ottobre scorso, dovrà, semplicemente, essere disapplicata dai giudici nazionali senza bisogno di tornare a Lussemburgo a chiedere una nuova decisione della Corte. Proprio per questo gli effetti della recente pronuncia della Corte sono dirompenti e valgono centinaia di milioni di euro in tutta Europa, centinaia di milioni di euro sin qui incassati a titolo di equo compenso, indebitamente, dalle società di intermediazione dei diritti e redistribuiti - in modo più o meno equo - tra i titolari dei diritti.
Si tratta di somme che alla stregua dell'ordinamento europeo non avrebbero mai dovuto essere neppure richieste ai produttori, importatori e distributori di supporti e dispositivi né riaddebitate ai consumatori finali e che, invece, l'ingordigia delle major dell'audiovisivo e delle società di intermediazione dei diritti, assieme all'incapacità di molti Governi - tra i quali il nostro - di mantenere la necessaria equidistanza tra i titolari dei contrapposti interessi, hanno fatto sì che venissero dragate dall'industria tecnologia e dai consumatori di dispositivi e supporti, a tutto vantaggio dell'industria audiovisiva che si è, così, ritrovata a beneficiare di questo straordinario e non dovuto sussidio di Stato.
Ed ora cosa accadrà o, almeno, cosa dovrebbe accadere?

Guardiamo, per il momento, alle cose di casa nostra.
L'art. 71 septies della legge sul diritto d'autore, prevede che il compenso sia dovuto esclusivamente in relazione a apparecchi o supporti "destinati" alla registrazione di copie private. La nozione di "destinazione" sintetizza - sebbene con una certa approssimazione - il concetto caro ai Giudici della Corte di Giustizia, secondo il quale l'equo compenso può essere preteso solo laddove il supporto o il dispositivo sia effettivamente destinato - e non solo tecnicamente idoneo - alla effettuazione di copie private.
Quello di "destinazione" è dunque un concetto di natura tecnico-commerciale che per poter essere apprezzato richiede una valutazione relativa al mercato ed alle abitudini di uso e consumo degli utenti di ciascuna tipologia di dispositivo o supporto.

Come ricorderanno i lettori di Punto Informatico, tuttavia, il Ministro Bondi, con il suo Decreto del 30 dicembre 2009, ha esteso l'obbligo di pagamento dell'equo compenso ad una gamma di dispositivi e supporti solo tecnicamente "idonei", "capaci" o, magari "dedicati" alla effettuazione di copie private, travalicando manifestamente il limite imposto dalla disciplina nazionale e da quella europea e, soprattutto, svuotando completamente di significato il concetto di "destinazione".
╚ accaduto così che, nel nostro Paese, siano finiti con l'essere assoggettati all'obbligo di pagamento dell'equo compenso supporti e dispositivi venduti a società e professionisti e, pertanto, "non destinati" ad essere - neppure su base presuntiva - utilizzati per l'effettuazione di copie private o, piuttosto, i telefoni cellulari la cui destinazione primaria non è, certamente, quella di consentire l'effettuazione di copie private benché, naturalmente, taluni dispositivi di telefonia siano idonei, anche, a tal fine.

In forza delle disposizioni contenute nel Decreto Bondi, la SIAE, per conto dei titolari dei diritti, ha già incassato, dall'inizio dell'anno, decine di milioni di euro dei quali, una buona percentuale, a fronte della commercializzazione di supporti o apparecchi "non destinati", ma semplicemente idonei, alla registrazione di copie private.

Si tratta di somme che, da oggi, non possono più evidentemente essere pretese e che, laddove già versate, devono essere restituite.
A seguito della Sentenza resa dalla Corte di Giustizia - almeno sotto il profilo dell'ambito di operatività della disciplina sull'equo compenso - è divenuto persino inutile attendere che si pronunci il TAR Lazio, dinanzi al quale un fronte ampio ed eterogeneo composto da società di telecomunicazione, industria dei dispositivi e dei supporti e consumatori aveva contestato la legittimità del Decreto Bondi.

Già domani mattina i giudici italiani ai quali la SIAE dovesse rivolgersi per ottenere il pagamento dell'equo compenso in relazione a supporti o dispositivi "non destinati" ad essere utilizzati - per ragioni di carattere commerciale o per la qualità degli acquirenti - per l'effettuazione di copie private, dovranno semplicemente respingere al mittente la richiesta, disapplicando le previsioni contenute nel Regolamento sull'equo compenso in quanto incompatibili con la disciplina europea della materia.

╚ una di quelle occasioni nelle quali i Giudici della Corte di Lussemburgo hanno reso giustizia prima e più efficacemente del giudice nazionale.
╚ ovvio peraltro che ora un ruolo importante spetta all'industria del settore ed alle associazioni dei consumatori. L'industria dei dispositivi e dei supporti dovrà avere abbastanza coraggio da rifiutare il pagamento di quanto il Ministro Bondi ha illegittimamente stabilito che venga pagato a titolo di equo compenso e non cedere alla facile tentazione di pagare comunque, forte del fatto che, tanto, le somme dovute a titolo di equo compenso potranno essere riaddebitate, a valle, sui consumatori finali. Alle associazioni dei consumatori, invece, spetterà il compito di vigilare perché non vengano riaddebitati a valle importi che l'industria ben potrebbe, oggi, rifiutarsi di pagare a monte.

La parola d'ordine, da oggi, diviene non pagare l'equo compenso laddove non dovuto ovvero laddove il supporto o il dispositivo non sia destinato ad essere utilizzato per l'effettuazione di una copia privata.
Non più, dunque, onerose e complicate procedure per l'ottenimento - peraltro in una percentuale modesta di casi - di un rimborso dalla SIAE ma, più semplicemente, la commercializzazione del supporto o del dispositivo senza versare alcun balzello.

C'è poi - e nei prossimi giorni occorrerà affrontarla - la questione degli importi sin qui versati a fronte di una disciplina nazionale palesemente illegittima. ╚ giusto che tali somme rimangano all'industria audiovisiva ed alle società di intermediazione dei diritti?
Probabilmente no, anche in ragione del fatto che l'illegittimità del decreto Bondi è stata tempestivamente denunziata da tutti e che si è, a lungo e invano, chiesto al Ministro Bondi di disporre una moratoria sull'entrata in vigore della nuova disciplina, attendendo, almeno, la decisione dei giudici.

Chi ha peccato di avidità ed ingordigia dovrebbe oggi essere chiamato a mettere mano al portafoglio e restituire quanto indebitamente incassato.
Siamo solo all'inizio di una nuova puntata dell'interminabile epopea della disciplina sull'equo compenso.
Questa volta, però, le frecce più pungenti sembrano esser nella faretra dell'industria dei dispositivi e dei supporti ed in quella dei consumatori.
A colpi di freccia, probabilmente, un buon Robin Hood, nei prossimi mesi, potrebbe riuscire a bucare i sacchi di monete d'oro dell'industria audiovisiva e della SIAE, facendo cadere, per il 2010, un importo che oscilla tra i 20 ed i 30 milioni di euro sugli 80 o 90 che la SIAE, a fine anno, avrà incassato a titolo di equo compenso per copia privata.
Non è infatti certamente inferiore la somma che ogni anno il Decreto Bondi impone di versare a fronte della commercializzazione di supporti o dispositivi non destinati all'effettuazione della copia privata.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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117 Commenti alla Notizia Equo compenso, la riscossa
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  • Avete letto questo?
    http://www.siae.it/edicola.asp?click_level=0500.01...
    Se c'è qualche avvocato: chi ha ragione?
    non+autenticato
  • Prima o poi ci arriveranno: i distributori di contenuti continuano a volere lo stesso prezzo per lo stesso prodotto, indipendentemente dalla sua qualità e dal modo in cui viene acquisito.
    In pratica, sono ancora (volutamente) fermi all'epoca del vinile.
    Oggi i costi di produzione e distribuzione sono molto più variabili di un tempo: produrre un CD (o DVD) con copertina a tutto il resto, gestire il magazzino, la distribuzione ed i resi ha un costo che è incomparabilmente superiore a quello di gestire un server dove la copia del prodotto è unica, occupa uno spazio su disco equivalente a qualche centesimo di Euro (ed altrettanto per la manutenzione e per l'energia consumata), e dove il costo del trasporto (connessione ad Internet) ed il supporto (CD, DVD, MP3, ...) li paga l'utente.

    ╚ giusto che il lavoro venga remunerato, ma anche in relazione alla qualità offerta: un film in BluRay ha un'ottima risoluzione e qualità dell'immagine, a scapito ovviamente del costo del supporto e/o della banda che devo pagare per scarcarlo (o vederlo in streaming) da Internet, mentre l'equivalente 'rippato' in un DVX da poche centinaia di MB non mi consente di proiettarlo su una parete e di apprezzare la qualità audio e video dell'originale.

    Il problema è che i detentori dei diritti vogliono farsi pagare a prezzo pieno anche le versioni ridotte, e/o i cui costi di ditribuzione e produzione vengono sostenuti a parte, e direttamente dall'utente.

    L'equo compenso avrebbe senso se legalizzasse la detenzione e l'utilizzo del prodotto, ma così non è: l'utente è cornuto e mazziato: infatti paga l'equo compenso e comunque risponde penalmente di detenzione ed utilizzo illegale di opere coperte da diritto d'autore.

    In sé l'equo compenso potrebbe anche essere una buona soluzione, in quanto è proporzionale (a grandi linee) alla dimensione del supporto, e quindi alla qualità (o in alternativa, alla qualità) del prodotto/i contenuti.
  • - Scritto da: andy61
    >
    > Il problema è che i detentori dei diritti
    > vogliono farsi pagare a prezzo pieno anche le
    > versioni ridotte, e/o i cui costi di ditribuzione
    > e produzione vengono sostenuti a parte, e
    > direttamente
    > dall'utente.

    Bhé, non proprio, vorrebbero farsi pagare il backup o il "trasferimento" su un altro dispositivo (tipo lettore mp3 o PMP).
    Il problema è che ci fanno pagare l'intenzione di fare una copia, anche su dispositivi che non ci azzeccano un'acca, a me questo NON MI STA BENE.

    > L'equo compenso avrebbe senso se legalizzasse la
    > detenzione e l'utilizzo del prodotto, ma così non
    > è: l'utente è cornuto e mazziato: infatti paga
    > l'equo compenso e comunque risponde penalmente di
    > detenzione ed utilizzo illegale di opere coperte
    > da diritto
    > d'autore.

    Già, se mi beccano in macchina con la chiavetta USB dove ho dumpato i miei CD, che mi fanno? Devo presentarmi al commissariato con i CD originali il giorno dopo?

    > In sé l'equo compenso potrebbe anche essere una
    > buona soluzione, in quanto è proporzionale (a
    > grandi linee) alla dimensione del supporto, e
    > quindi alla qualità (o in alternativa, alla
    > qualità) del prodotto/i
    > contenuti.

    Per me non ha senso neanche così: non è detto che io usi un CD per la copia di un LP oppure un DVD per la copia di un film... ma soprattutto non uso la memoria del mio cellulare per copiare materiale protetto da diritti d'autore.
    non+autenticato
  • - Scritto da: andy61
    > Prima o poi ci arriveranno: i distributori di
    [...]

    > L'equo compenso avrebbe senso se legalizzasse la
    > detenzione e l'utilizzo del prodotto, ma così non
    > è: l'utente è cornuto e mazziato: infatti paga
    > l'equo compenso e comunque risponde penalmente di
    > detenzione ed utilizzo illegale di opere coperte
    > da diritto
    > d'autore.

    Correzione: il reato e' la diffusione, mentre detenzione e download sono illeciti amministrativi (= multa come per il divieto di sosta o l'eccesso di velocità).

    > In sé l'equo compenso potrebbe anche essere una
    > buona soluzione, in quanto è proporzionale (a
    > grandi linee) alla dimensione del supporto, e
    > quindi alla qualità (o in alternativa, alla
    > qualità) del prodotto/i
    > contenuti.

    No. E' come pensare di curare il diabete con un salasso.
    E' il concetto di diritto d'autore che va profondamente rivisto.

    Quando venne creato gli artisti erano, al 99%, perennemente in bolletta e nel momento in cui non potevano piu' creare, semplicemente crepavano di stenti.

    Dunque il "contratto di noleggio d'opera" tutelava in qualche modo l'artista, ma anche (e soprattutto) l'impresario che non doveva pagare a prezzo pieno un opera se questa faceva fiasco.

    Oggi esistono un bel po' di ammortizzatori sociali, esiste il sistema pensionistico, esistono le assicurazioni, esistono strumenti che rendono completamente inutile questo istituto (di natura prettamente privata) e che, di fatto, limita la produzione artistica a tutto vantaggio di chi sull'esclusione dall'accesso alle opere ha realizzato il proprio business.

    E non si tratta di artisti, in questo caso.

    GTFS
    non+autenticato
  • grazie per le considerazioni, tutte molto valide.
    lungi da me il voler risolvere la questione con un post, sono fermamente d'accordo che il diritto d'autore vada riformato, ma non è cosa che si riolverà in breve tempo (anche a mettersi d'impegno, prima di 5 o 10 anni non si arriva certamente da alcuna parte - interessi troppo grandi sono interessati a mantenere le cose come stanno, o a peggiorarle).

    L'equo compenso, se applicato bene, potrebbe mediare tra tutti gli interessi, ma dovrebbe, credo, andare a sostituire il pagamento a priori dei diritti sui supporti.

    Occorre sicuramente separare definitivamente il costo del supporto dal costo dei diritti.
    Inoltre il costo dei diritti potrebbe essere calcolato in base a più parametri, come ad esempio la qualità del prodotto/supporto(di cui ho già parlato), del tempo di detenzione/fruizione, etc.

    In pratica, non ha senso che paghi lo stesso fee per un film in BluRay e per un DVX rippato, come d'altra parte non ha senso che paghi la stessa cifra se il film lo vedo una volta soltanto (al cinema), per qualche volta (se lo noleggio e lo restituisco dopo un paio di giorni), o se voglio poterlo rivedere tutte le volte che voglio per tutta la vita.

    Il calcolo dell'equo compenso potrebbe poi essere calcolato anche in base all'eventuale presenza di contenuti promozionali e pubblicitari, che l'utente potrebbe accettare di vedere in cambio di una riduzione dei costi (ma queste sono cose vecchie ...)

    Non ha senso poi che l'equo compenso venga pagato sul supporto originale, su tutti i dispositivi che posso utilizzare per riprodurlo (lettore DVD attaccato al televisore, lettore DVD del PC, hard-disk del PC, DVD su cui mi faccio una copia di backup, etc.)

    Altro aspetto fondamentale è rivalutare sanzioni e pene.
    Pur difendendo i principi su cui si fonda la legge, esiste una grande differenza tra la detenzione / riproduzione di contenuti, ed il furto di oggetti fisici, in quanto i primi non tolgono al detentore dei diritti la possibilità di disporre delle proprie opere (a titolo di esempio: se rubo un auto, il proprietario è costretto ad andare a piedi; la cosa potrebbe essere vera se rubassi il master del film).

    Tra l'altro osservo che un DVD acquistato contiene spesso contenuti diversi dal film che intendo vedere, tra cui promo di altri film, introduzioni con messaggi minatori, etc. per il cui contenuto posso non avere alcuna intenzione di pagare, e che sono, di fatto, pubblicità.
    Stabilito l'importo del compenso, potrei anche pretendere che l'intero supporto venisse utilizzato per il contenuto che acquisto, dandomi, eventualmente, una superiore qualità.
  • - Scritto da: andy61
    > grazie per le considerazioni, tutte molto valide.
    > lungi da me il voler risolvere la questione con
    > un post, sono fermamente d'accordo che il diritto
    > d'autore vada riformato, ma non è cosa che si
    > riolverà in breve tempo (anche a mettersi
    > d'impegno, prima di 5 o 10 anni non si arriva
    > certamente da alcuna parte - interessi troppo
    > grandi sono interessati a mantenere le cose come
    > stanno, o a
    > peggiorarle).

    E allora si andrà avanti con pirateria crescente, e fallimenti a catena.

    >
    > L'equo compenso, se applicato bene, potrebbe
    > mediare tra tutti gli interessi, ma dovrebbe,
    > credo, andare a sostituire il pagamento a priori
    > dei diritti sui
    > supporti.

    Come minimo!

    >
    > Occorre sicuramente separare definitivamente il
    > costo del supporto dal costo dei
    > diritti.

    Esatto! Perchè il bene digitale non è vincolato al supporto.

    > Inoltre il costo dei diritti potrebbe essere
    > calcolato in base a più parametri, come ad
    > esempio la qualità del prodotto/supporto(di cui
    > ho già parlato), del tempo di
    > detenzione/fruizione,
    > etc.
    >
    > In pratica, non ha senso che paghi lo stesso fee
    > per un film in BluRay e per un DVX rippato

    Ovvio

    >, come
    > d'altra parte non ha senso che paghi la stessa
    > cifra se il film lo vedo una volta soltanto (al
    > cinema)

    Se lo vedi al cinema paghi il biglietto e basta. E lo paghi al proprietario della sala, che ti mette il posto a disposizione. Sarà lui ad arrangiarsi per pagare chi ha fatto il film.

    , per qualche volta (se lo noleggio e lo
    > restituisco dopo un paio di giorni), o se voglio
    > poterlo rivedere tutte le volte che voglio per
    > tutta la
    > vita.

    Qui non sono d'accordo: non c'è modo di sapere se io guardo il film una volta sola o mille volte.
    Il noleggio è morto, infatti i principali noleggiatori stanno chiudendo.
    E con un file digitale, il noleggio non ha senso, perchè un bene digitale non si può restituire, dal momento che nessuno se ne è privato per darlo a te.

    >
    > Il calcolo dell'equo compenso potrebbe poi essere
    > calcolato anche in base all'eventuale presenza di
    > contenuti promozionali e pubblicitari, che
    > l'utente potrebbe accettare di vedere in cambio
    > di una riduzione dei costi (ma queste sono cose
    > vecchie
    > ...)

    E se l'utente accetta, poi preme il tasto "avanti veloce"?

    >
    > Non ha senso poi che l'equo compenso venga pagato
    > sul supporto originale, su tutti i dispositivi
    > che posso utilizzare per riprodurlo (lettore DVD
    > attaccato al televisore, lettore DVD del PC,
    > hard-disk del PC, DVD su cui mi faccio una copia
    > di backup,
    > etc.)

    Vero

    >
    > Altro aspetto fondamentale è rivalutare sanzioni
    > e
    > pene.
    > Pur difendendo i principi su cui si fonda la
    > legge, esiste una grande differenza tra la
    > detenzione / riproduzione di contenuti, ed il
    > furto di oggetti fisici, in quanto i primi non
    > tolgono al detentore dei diritti la possibilità
    > di disporre delle proprie opere (a titolo di
    > esempio: se rubo un auto, il proprietario è
    > costretto ad andare a piedi; la cosa potrebbe
    > essere vera se rubassi il master del
    > film).
    >
    > Tra l'altro osservo che un DVD acquistato
    > contiene spesso contenuti diversi dal film che
    > intendo vedere, tra cui promo di altri film,
    > introduzioni con messaggi minatori, etc. per il
    > cui contenuto posso non avere alcuna intenzione
    > di pagare, e che sono, di fatto,
    > pubblicità.
    > Stabilito l'importo del compenso, potrei anche
    > pretendere che l'intero supporto venisse
    > utilizzato per il contenuto che acquisto,
    > dandomi, eventualmente, una superiore
    > qualità.

    Non ne sfruttano neanche un quarto: in un banale dvd, spesso sfruttano solo un layer per i film, e l'altro per i contenuti speciali. E quasi nessuno sfrutta il secondo lato.
    non+autenticato
  • non sono d'accordo sul tuo non essere d'accordo, sul tema del noleggio.
    L'unica cosa è che oggi si chiama streaming.
    Tracciare e far pagare una fruizione via Rete è cosa semplice.
    In realtà anche il cinema (digitale) sta andando in questa direzione.
    L'unica cosa è che invece che fare lo streaming dei contenuti, fanno lo streaming delle chiavi di decrittazione.
  • Hanno leggermente aggiustato il tiro, ma resta, a parer mio, il fatto che l'equo compenso è iniquo e non dovuto, per definizione.
    Il problema è che non è chiaro cosa si paghi quando si compera, ad esempio, un CD musicale.
    Compero il diritto di ascoltare la musica che vi è memorizzata, o il diritto di utilizzare il supporto specico?

    Se compero il diritto di ascoltare la musica, non ha senso che mi venga detto come la devo ascoltare: dal CD, da un MP3, dal PC, dal decoder TV che ha anche la porta USB, o addirittura dal telefono cellulare.

    Se compero il diritto di utilizzare lo specifico supporto che ho comperato, viene da chiedersi come supporti identici, anche se con contenuti differenti, vengano venduti a prezzi diversi.
  • - Scritto da: andy61

    > Compero il diritto di ascoltare la musica che vi
    > è memorizzata, o il diritto di utilizzare il
    > supporto
    > specico?

    Compri il diritto di ascoltare la musica tramite il supporto specifico.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ziovax
    > - Scritto da: andy61
    >
    > > Compero il diritto di ascoltare la musica che vi
    > > è memorizzata, o il diritto di utilizzare il
    > > supporto
    > > specico?
    >
    > Compri il diritto di ascoltare la musica tramite
    > il supporto
    > specifico.

    E questo cozza con la legge che dà il diritto alla copia privata.

    P.S. E se si rompe, perché gli autori dovrebbero avere di nuovo i miei soldi?
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    Modificato dall' autore il 31 ottobre 2010 02.41
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  • > Compri il diritto di ascoltare la musica tramite
    > il supporto
    > specifico.

    La ascolto con un altro supporto, allora.
    Il diritto di ascoltare quello che mi pare è inalienabile, e non ho bisogno di comprarlo.

    Se uno ti volesse vendere il diritto di respirare, tu non lo compreresti, perchè lo hai già: e se qualcuno ti dicesse che nn ce l'hai, e se non paghi non dovresti respirare, tu rispetti la sua volontà, oppure lo prendi e lo rinchiudi?
    non+autenticato
  • Il Governo ci ha obbligato a comprare ("procurare", come dice lo spot tv...) un decoder, invece di consegnarcene uno gratis come sarebbe stato giusto. Visto che in TV stanno attenti alle parole, lo faccio anch'io, usando la parola "consegnare" anzichè "regalare", dato che un decoder gratis DOVREBBE ESSERE DOVUTO E NON CONCESSO. Oggi, quella del "rimborso equo compenso" è un'altra buona occasione per pensarci... Tutti noi in questi anni abbiamo preso una fotocamera, un telefono, un lettore MP3, un decoder con qualche tipo di memoria... CONSEGNATECI UN DECODER, COSTA MENO DI UN LIBRO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!!!
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    Modificato dall' autore il 28 ottobre 2010 11.07
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    Modificato dall' autore il 28 ottobre 2010 11.08
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  • - Scritto da: jure
    > Il Governo ci ha obbligato a comprare
    > ("procurare", come dice lo spot tv...) un
    > decoder, invece di consegnarcene uno gratis come
    > sarebbe stato giusto. Visto che in TV stanno
    > attenti alle parole, lo faccio anch'io, usando la
    > parola "consegnare" anzichè "regalare", dato che
    > un decoder gratis DOVREBBE ESSERE DOVUTO E NON
    > CONCESSO. Oggi, quella del "rimborso equo
    > compenso" è un'altra buona occasione per
    > pensarci... Tutti noi in questi anni abbiamo
    > preso una fotocamera, un telefono, un lettore
    > MP3, un decoder con qualche tipo di memoria...
    > CONSEGNATECI UN DECODER, COSTA MENO DI UN LIBRO
    > DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!!!

    Io ho fatto che abbandonare la tv.
    krane
    22448
  • - Scritto da: jure
    > Il Governo ci ha obbligato a comprare
    > ("procurare", come dice lo spot tv...) un
    > decoder, invece di consegnarcene uno gratis come
    > sarebbe stato giusto.

    Veramente gli incentivi per averlo ci sono stati, se tu non ne hai voluto usufruire perché non pensavi ti sarebbe stato utile non è certo un loro problema.
    Che poi siano stati gestiti male, che ne abbiano dato solo uno per nucleo familiare quando è noto che quasi tutti hanno più di un televisore, e che ad un certo punto abbiano iniziato a darlo solo alle fasce di reddito più basse e non più a tutti, è un altro discorso.
  • Affinché tutti abbiano la possibilità di leggersi il testo integrale della sentenza (fondamentale per cominciare a capirci qualcosa) posto qui di seguito il link diretto alla fonte:
    http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?...

    Buona lettura!
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