massimo mantellini

Contrappunti/ Brunetta e la banda negata

di M. Mantellini - Cosa accadrà nella Rete italiana da qui a 10 anni è materia da chiromante. Il compito del Governo, e delle istituzioni, deve essere quello di offrire ai cittadini una chance con la banda larga

Contrappunti/ Brunetta e la banda negataRoma - Il Ministro Renato Brunetta ha dichiarato qualche giorno fa che "È inutile pensare agli 800 milioni che mancano per la banda larga in Italia quando il suo livello attuale di utilizzo è inferiore al 50 per cento". Dimenticando i tanti proclami al riguardo della imminente disponibilità di quegli stessi denari, puntualmente smentiti dai fatti, Brunetta, in uno schema logico al quale la classe politica di questo paese ci ha da tempo abituati, ha scelto di parcheggiare il tema in discussione dentro le tranquille paludi del peggiore benaltrismo. Così quando si parla di banda larga non si discute più, come sarebbe necessario, dell'immobilità di un governo sordo ad ogni sviluppo tecnologico, ma ci si rivolge invece alla pochezza dei cittadini che non apprezzerebbero abbastanza la tecnologia.

Si trattasse solo del rimbrotto del padre premuroso che osserva il figlio preferire il pallone agli scacchi, saremmo ancora dentro una dinamica accettabile. Purtroppo la frase del Ministro è semplicemente una frase interlocutoria, una scusa dialettica organizzata alla bell'e meglio, visto che gli 800 milioni di cui si parla, nel frattempo scomparsi come neve al sole, sarebbero serviti a portare la banda larga in quelle aree del paese che ancora non sono coperte dal servizio e non a supportare con soldi a fondo perduto l'allergia degli italiani alla tecnologia. Quello del Ministro è insomma un processo alle intenzioni di cittadini che da anni attendono una collegamento stabile e veloce alla rete all'interno delle loro case.

Focalizzare l'attenzione sulle modalità di impegno delle apparecchiature tecnologiche è poi un tema sostanzialmente industriale. È in fondo quello che fa Telecom Italia quando decide quali e quante aree del paese valga la pena coprire con i propri servizi di Internet veloce. È, per esempio, la scommessa di Vodafone che, sulla copertura delle aree svantaggiate, ha recentemente impostato un importante progetto. Si tratta di valutazioni economiche sulla opportunità di investire denaro in questa o quella località che sono ovvie per una telco ma che suonano stridenti nella bocca di un Ministro della Repubblica, il cui datore di lavoro, in estrema sintesi, è il cittadino del comune di montagna senza ADSL. A questo cittadino il Ministro risponde raccontandogli di come le analisi di utilizzo della Rete nelle grandi città sconsiglino di portare il servizio fino a casa sua. L'esatto opposto del suo compito istituzionale.
Esiste poi una terza ragione per cui le parole del Ministro dell'Innovazione sono fuori luogo. Gli utilizzi e la comprensione della Rete non si misurano con la bilancia. Per la semplice ragione che non è proprio possibile farlo, non esiste un piatto abbastanza grande sul quale appoggiarli. E sono oltretutto anche difficilissimi da immaginare. In questo la miopia di Brunetta ha qualche parentela con le frequenti esitazioni degli operatori delle telecomunicazioni: uno degli scopi principali dell'innovazione non è quello di soddisfare esigenze note della propria clientela, ma piuttosto quello di costruire l'ambiente perché i cittadini e le aziende ne possano autonomamente immaginare di nuove.

Molti autorevoli tecnologi italiani, di cui non farò il nome, continuano ancora oggi a sostenere, supportando lo stesso armamentario logico da cui esce la frase di Renato Brunetta, che la rete ad alta velocità non servirebbe poi tanto al Paese visto che la gran parte delle attività che noi assegniamo al trasporto di bit su Internet oggi sono già egregiamente supportate dalla rete esistente.

Chiunque di voi abbia sperimentato anni fa il passaggio dai collegamenti Internet dial-up a quelli a larga banda sa perfettamente che una simile speculazione tecnologica è probabilmente sbagliata. Molti degli utilizzi della Rete che oggi ci sembrano normali, nell'epoca della banda larga, non erano per nulla immaginabili dieci anni fa quando iniziammo a utilizzare collegamenti che non dipendevano, per esempio, dal tempo di connessione. Lo stesso accadrà verosimilmente quando e se passeremo a reti ultrabroaband.

Investire sulla Rete significa oggi anche investire sulle capacità creative dei suoi milioni di utilizzatori, le cui potenzialità in termini di progetto dell'innovazione sono infinitamente superiore a quelle di qualsiasi esperto. E anche di qualsiasi Ministro dell'Innovazione che, per mimetizzare la perdurante allergia del governo allo sviluppo delle reti, sposta il tema dalla banda larga a quello della mente stretta dei suoi utilizzatori.

Massimo Mantellini
Manteblog

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126 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Brunetta e la banda negata
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  • Banda larga, svaniscono 800 milioni
    sempre più lontana la nuova rete
    La bozza di legge di Stabilità destina i fondi previsti per internet all'ammortamento dei titoli di Stato e all'istruzione. A rischio i progetti di copertura del digital divide e per la fibra ottica nelle case di ALESSANDRO LONGO
    Banda larga, svaniscono 800 milioni sempre più lontana la nuova rete Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico
    Si materializza quello che gli utenti internet e gli operatori telefonici temevano: nella nuova bozza della legge di Stabilità 1, il governo toglie 770 milioni di euro alla banda larga. Secondo la precedente versione del testo, infatti, doveva andare alle telecomunicazioni il 50 per cento del surplus dell'asta frequenze 4G (finita a 3,9 milioni di euro, contro una base di 2,4 miliardi). La nuova bozza invece destina questi soldi al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e all'istruzione.

    In particolare, nella bozza si legge che "eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di cui al presente comma sono riassegnate per il 50% al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e per il 50% ad incremento della dotazione del fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n.5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n.33''.

    Il ministero dello Sviluppo economico avrebbe avuto il compito di gestire quei 770 milioni e aveva già alcune idee a riguardo, ma contrastanti rispetto ai desideri di alcuni operatori e dell'Autorità garante delle comunicazioni (Agcom). Il ministro Paolo Romani continuava ad accarezzare l'idea, infatti, di destinare quei soldi al proprio piano nazionale a banda larghissima (fibra ottica nelle case), il quale però aveva già ricevuto la bocciatura di Telecom Italia e Fastweb. Senza il loro supporto (di Telecom, in particolare,
    proprietaria dell'attuale rete) era impensabile realizzare il progetto Romani, che appunto doveva basarsi su una nascitura società pubblico-privata ("Fiberco") frutto della collaborazione di tutti i principali operatori.

    Un altro colpo al piano Romani è venuto nei giorni scorsi: la milanese Metroweb 2 intende esportare in altre città l'esperienza di Milano, portando fibra nelle case. A cominciare da Bergamo, Brescia, Genova e Piacenza, facendo accordi con le utilities locali. L'idea è di creare una società per la fibra per ogni città (due all'anno), ottenendo i soldi dalle banche e da Cassa depositi e prestiti (fondi pubblici), il cui presidente Franco Bassanini già si è detto interessato all'iniziativa. Bassanini aveva dato l'ok in precedenza al piano Romani: anche per questo motivo il progetto Metroweb sembra adesso eclissarlo. Telecom Italia non parteciperebbe all'investimento ma collaborerebbe alla sperimentazione in quelle città.

    Il problema è che il piano Metroweb non sarà su scala nazionale, ma andrà solo nelle città dove c'è mercato, a partire dai distretti industriali. Si allontana così il sogno di dare internet super veloce a tutta o quasi la popolazione italiana nei prossimi dieci anni. Le incertezze del piano Romani hanno contribuito a convincere Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, a negare quei 770 milioni al settore. Sarà così se la bozza sarà confermata, ma al momento è l'ipotesi più probabile, secondo gli addetti ai lavori. Eppure quei soldi sarebbero serviti e non solo per il piano Romani. "Ci sarebbero utilissimi per eliminare il digital divide entro il 2013", dire a Repubblica. it Domenico Tudini, presidente di Infratel, la società che per incarico del ministero e con fondi pubblici sta portando banda larga nelle zone non ancora raggiunte dagli operatori. "Abbiamo coperto finora 2 milioni di italiani. I fondi rimasti non ci bastano a eliminare il digital divide", aggiunge.

    Solo per coprire con banda larga di tipo base (fino a 20 Megabit) i distretti industriali servono altri 149 milioni di euro, secondo uno studio di Confindustria. Telecom Italia, Fastweb e Corrado Calabrò, presidente di Agcom avevano dichiarato che i 770 milioni dovevano andare contro il digital divide. Calabrò proponeva anche di investire in programmi statali per l'alfabetizzazione informatica e in contributi alle famiglie che si abbonavano alla banda larga.

    "Per il bene dell'innovazione in Italia, è necessario che quei soldi vadano alle tlc. Che a differenza delle televisioni hanno pagato, e tanto, le nuove frequenze", rincara Maurizio Dècina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano.

    (12 ottobre 2011)
    http://www.repubblica.it/economia/2011/10/12/news/...
    non+autenticato
  • >Io non ho capito il senso del tuo post. Da una parte sembra che critichi
    >governo e sistema italia perchè non sono in grado di traghettarci verso
    >una situazione migliore, e in questo ti quoto, se ho capito bene.
    >Dall'altra però sembra che tu consideri uno spreco spendere 800mln [...]
    >per potenziare un'infrastruttura che potrebbe permettere A TUTTI di
    >progredire, di risparmiare e di accedere a un'infinità di servizi utili
    >e, ma sì, anche inutili e/o ludici.

    Io non ho parlato di spreco, e non sono entrato affatto nel merito della spesa, ho semplicemente detto che se non ci sono soldi da spendere è fuori luogo farci progetti (da campagna elettorale) sopra.
    Sulle parole del ministro Brunetta, invece, concordo che mi sembrano più una battuta per giustificare l'operato del governo piuttosto che una riflessione seria.
    non+autenticato
  • Come da oggetto.
    A fermare lo sviluppo della banda larga, chi ci guadagnerà?
    Sicuramente i soliti noti con le chiavette per i PC: la copertura fuori dai grandi centri è garantita soltanto da TIM e, forse, da Vodafone.

    Inoltre, mancando una reale concorrenza di mercato, la P.A. sarà costretta a pagare a peso d'oro la (scarsa) connettività pubblica dalle aziende che cercano di spremere come un limone le poche fibre ed il tanto rame esistenti.

    Siamo alle solite: per risparmiare si spende di più (e tanto!)
  • Quoto. Così hai risposto anche a quel (chi sei) che mi ha citato al post sopra, io non avrei mai risposto (l'intelligenza purtroppo non si vende,chissà quanti soldi si farebbero!
  • Siccome la PEC è una cagata pazzesca giuridicamente e tecnimente parlando mandiamo a casa Brunetta....
    non+autenticato
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