Alfonso Maruccia

Wikileaks, cracker all'attacco

Il sito di controinformazione sarebbe finito vittima di professionisti del cracking. Coincidenza, poco prima della pubblicazione della ciclopica raccolta di documenti sulla guerra in Iraq

Roma - Wikileaks è caduto vittima di un attacco hacker perpetrato da "persone molto abili", dicono i curatori del sito di controinformazione più chiacchierato degli ultimi mesi. La "breccia" aperta nei server di un servizio specializzato nella diffusione di informazioni riservate è stata aperta poco prima che il team di Wikileaks si preparasse a far esplodere l'ennesima "bomba" mediatica, una raccolta di oltre 390mila documenti confidenziali riguardanti la guerra in Iraq scatenata da Stati Uniti e nazioni alleate.

I documenti, neanche a dirlo, solo stati comunque rilasciati (in anticipo sui tempi previsti) scatenando un nuovo sommovimento nei mezzi di comunicazione, impegnati ad analizzare i dati in essi contenuti - si parla di 66mila civili uccisi, torture, e scarso controllo da parte delle autorità statunitensi sulla condotta dei suoi soldati - o anche a prendere di mira il founder di Wikileaks Julian Assange, che abbandona un'intervista della CNN in conseguenza dei toni "personalistici" imposti dalla giornalista dell'emittente USA.

La nuova bomba mediatica di Wikileaks è esplosa, gli archivi del "più grande leak di documenti militari classificati" sono online, ma prima della loro pubblicazione l'infrastruttura telematica del servizio ha rischiato grosso: l'attacco hacker è stato confermato da "fonti anonime" interne a Wikileaks, e ha preso di mira il server XMPP di Amsterdam usato per veicolare le comunicazioni su instant messaging cifrato.
I cracker sono riusciti a mettere le mani sulle chiavi private usate per la suddetta cifratura, dice la fonte anonima, costringendo Wikileaks a spostare la sua infrastruttura di "chat" in un altro server questa volta in Germania. Ora è tutto tornato alla normalità, ma lo staff di Wikileaks mette in evidenza la professionalità degli hacker, evidentemente motivati o assoldati da organizzazioni (governi?) interessate a penetrare all'interno delle comunicazioni riservate di Wikileaks.

L'attacco, dicono le persone informate sui fatti, non ha nulla a che fare con la tendenza del sito a finire offline per "operazioni di manutenzione", né sembra avere connessioni con il recente sacco di Cryptome. I cracker che pochi giorni fa hanno preso di mira il sito di controinformazione - impegnato sul fronte della libera diffusione di documenti secretati ben prima della nascita di Wikileaks - erano "scolaretti che avevano messo le mani sulla password", dicono le fonti, mentre gli hacker di Wikileaks erano veri e proprio professionisti consapevoli di quel che facevano.

Alfonso Maruccia
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