Claudio Tamburrino

Motorola risponde a Microsoft

Dopo la denuncia per colpire Android e quella per le licenze relative alla tecnologie WiFi e video, Motorola presenta le contromosse

Roma - Stavolta Motorola ha risposto per le rime alle accuse di Microsoft: ha depositato una contro-denuncia secondo cui Redmond violerebbe 16 suoi brevetti nella Xbox e in Windows per server, PC e dispositivi mobile.

Negli ultimi mesi l'idillio che negli anni scorsi aveva caratterizzato i rapporti fra le due aziende si è deteriorato: in due diverse situazioni Microsoft aveva deciso di portare Motorola in tribunale. Ma se la prima accusa era diretta a colpire l'utilizzo di Android da parte del produttore di telefonini, che non aveva neanche risposto, incassando anzi il colpo e annunciando l'intenzione di produrre device anche con Windows Phone 7, la seconda denuncia non è stata digerita altrettanto facilmente.

Microsoft ha accusato Motorola di chiedere royalty troppo elevate rispetto ai termini RAND sottoscritti per brevetti relativi a video codec H.264 e varie estensioni della tecnologia WiFi e utilizzate da Redmond in vari prodotti, tra cui Xbox.
A questo Motorola ha reagito con tutta la potenza del suo portafoglio brevettuale, non solo respingendo al mittente le accuse e spiegando in che modo ha calcolato quanto dovuto per l'impiego delle sue tecnologie, ma ha depositato presso due diverse corti distrettuali (una in Florida, una in Wisconsin) una denuncia di violazione brevettuale contro Microsoft.

Coinvolte, ora, non solo le tecnologie relative al video codec e il WiFi, precedentemente chiamate in causa, ma anche numerose altre utilizzate, secondo l'accusa, da svariati prodotti Microsoft da Bing Maps a Windows, passando per i prodotti Xbox.

E nel farlo, Motorola non ha certo nascosto la ripicca: "╚ un peccato che Microsoft abbia scelto le vie legali - si legge nel comunicato - invece di entrare in ampi negoziati per la licenza, con cui Motorola ha sempre collaborato con reciproci benefici con i maggiori protagonisti del settore".

Claudio Tamburrino
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