Cristina Sciannamblo

Il prof cyborg che guarda indietro

Wafaa Bilal, professore di fotografia, si sottoporrà all'impianto di una camera posizionata nella parte posteriore della sua testa. Trattasi di una performance artistica. Con qualche grattacapo in materia di privacy

Roma - Tra qualche giorno gli allievi di Wafaa Bilal, professore alla Tisch School of the Arts di New York, saranno letteralmente guardati a vista. Sembra, infatti, che l'insegnante di fotografia stia per farsi impiantare una camera nel retro della proria testa attraverso un intervento chirurgico.

Il progetto è stato commissionato da un museo del Qatar i cui visitatori avranno la possibilità di guardare le immagini live trasmesse attraverso monitor. La performance ha immediatamente innescato un dibattito all'interno del campus che ospita il professore di origine irachena, in particolare per ciò che riguarda la potenziale collisione tra la valorizzazione della creatività artistica e la tutela della privacy degli studenti.

Durante il corso di un anno, la macchina impiantata nel collo del Professor Bilal scatterà a intervalli di un minuto immagini che saranno immediatamente inviate ai database del museo arabo per apparire in diverse sequenze. Alcuni scatti saranno mostrati in tempo reale nel corso di una mostra temporanea che si terrà a Doha da dicembre a maggio. La camera, della grandezza di un'unghia, sarà fissata nella pelle come un piercing. L'artwork, intitolato The 3rd I, è inteso come "una riflessione sull'inaccessibilità del tempo e l'impossibilità di catturare memoria ed l'esperienza", secondo quanto riportato dai materiali del Mathaf, l'Arab Museum of Modern Art.
Secondo quanto riferito dal Journal, per rispetto della privacy degli studenti, Bilal sarebbe disponibile a coprire l'obiettivo della macchina durante la sua permanenza nel campus, ma l'università potrebbe intimargli di spegnerla del tutto. Si sarebbe già tenuto un incontro con i vertici accademici per ribadire il divieto di scattare fotografie all'interno degli edifici universitari.

L'artista iracheno non è certo un neofita delle performance artistiche controverse. Il suo lavoro più famoso, infatti, intitolato Domestic Tension, lo ha visto soggiornare per un mese dentro una galleria nella quale chiunque poteva decidere di interagire con lui o, in alternativa, colpirlo con una pistola giocattolo collegata in Rete.

Cristina Sciannamblo
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