massimo mantellini

Contrappunti/ NGN, la domanda nasce spontanea

di M. Mantellini - Perché rimandare a domani quello che servirebbe già oggi? Politica e influencer spingono sul rinvio della questione: ma la nascita della rete di nuova generazione non è più procrastinabile

Contrappunti/ NGN, la domanda nasce spontaneaRoma - Ogni tanto è utile ricapitolare quali siano le priorità e le aspettative dei cittadini italiani rispetto all'accesso alla Rete. Perché, come capita sovente, il mercato della connettività offre soluzioni che spesso tendono a soddisfare bisogni noti, piuttosto che decodificarne di nuovi.

E allora proviamo ad elencare alcune ipotetiche esigenze di connessione dei cittadini aggiornate alla fine del 2010, e facciamolo tenendo tali valutazioni a debita distanza da questioni complicate come la sostenibilità dei modelli di business degli operatori: che sono elementi ovviamente assai importanti nell'economia complessiva dell'accesso alla Rete in Italia ma che restano, in ogni caso, interamente nella loro disponibilità.

La tesi di fondo è che poiché stiamo parlando di un mercato "culturalmente sensibile" e da sempre, almeno in una qualche misura, influenzato anche dagli investimenti pubblici, esso non possa crescere e svilupparsi come un ambiente a sé stante, del tutto impermeabile ad indirizzi di quelli che normalmente riserviamo al "bene pubblico". Se le cose stanno in questi termini la domanda corretta da farsi è la seguente: "quali sono modalità e priorità di accesso alla rete Internet dal punto di vista dei cittadini considerati nel loro ampio disomogeneo insieme?".
A tale riguardo mi pare che la prima necessaria distinzione vada fatta fra accesso alla Rete da collegamenti fissi o mobili. Per molti anni gli operatori delle telecomunicazioni ci hanno raccontato la grande barzelletta secondo la quale il divario tecnologico di accesso alla Rete, di cui questo paese tuttora soffre, potesse essere rapidamente azzerato mediante i collegamenti in mobilità. Un popolo di telefonisti avrebbe riscattato la propria allergia nei confronti della rete mediante tecnologie miracolose come l'UMTS. Lo diceva un decennio fa l'indimenticato ministro delle Comunicazioni Cardinale, sulla scorta dei punti di vista illuminati di tecnologici ed analisti. Era ovviamente una stupidaggine molto di più di quanto non lo sia oggi, ma questa sicumera vecchia e nuova ci aiuta a chiarire il primo punto: il "bene comune" dell'accesso alle reti prevede una priorità degli accessi su rete fissa rispetto a quelli su rete mobile.

Secondo punto. Rimanendo alla rete fissa esistono due altre questioni da sottolineare: quella dei prezzi e quella dell'incremento di banda. La questione dei prezzi, per scelta oculata delle telco, è di fatto da molti anni calmierata verso il basso. Questo significa che il costo della banda larga in Italia è sostanzialmente basso e non crea rilevanti barriere di ingresso al "bene comune". Il digital divide dei cittadini già raggiunti dal servizio è quindi un divide esclusivamente culturale, sul quale si dovrà incidere con armi differenti. Calmierata verso il basso significa inoltre che le telco non hanno differenziato molto le tipologie di offerta che oggi sono sostanzialmente di due tipi, a 7 o 20 Mb, mentre la banda in upload è comunque modesta e quasi nessuno propone contratti comsumer che offrano garanzie di qualità minima del servizio. Una offerta commerciale più varia ci avrebbe certamente fatto bene.

Resta intatto e molto serio il problema delle ampie aree del paese non raggiunte dal servizio: la mia convinzione al riguardo è che si tratti di una questione della quale il governo del paese avrebbe dovuto farsi carico, incentivando le telco ad investire nelle aree "depresse". Ma, come è noto, nessuna amministrazione di questo paese ha inteso negli ultimi dieci anni muoversi concretamente in questa direzione. Quello che è certo è che, se c'è un intervento di sostegno sociale che lo Stato dovrebbe assumersi oggi nei confronti della tecnologia, questo riguarda le aree non raggiunte dalla ADSL: non perché si tratti di un tema economicamente rilevante, ma perché il diritto di accesso dei cittadini verso il bene comune dovrebbe essere garantito a tutti costi quel che costi.

L'ultimo tema caldo che interessa l'accesso a Internet da rete fissa è quello del passaggio alla cosiddetta rete di nuova generazione. Si è discusso molto e ci si è accapigliati altrettanto al riguardo negli ultimi mesi, e come abbiamo detto molte volte i risultati di tutto questo agitarsi erano e restano francamente deprimenti. Purtroppo gli investimenti sulla NGN fanno parte di quell'ambito economico di grande visione (ed anche di grande incertezza economica) nel quale in questo paese si eccelle a rovescio. Sarà che la gestione della eterna emergenza nella quale il nostro sistema versa non consente alcuna proiezione ideale verso un futuro anche minimamente lontano, ma in questo clima di depressione progettuale non deve meravigliare che molti ascoltati tecnologhi continuino a ripetere che, in fondo, di un accesso a 100Mb in ogni casa non sapremmo che farcene, salvando così sia "la capra" del rischio di impresa delle telco che "i cavoli" della scarsa visione dei nostri amministratori.

I cittadini - si sa - sono scarsamente interessati a collegarsi a Internet, ripete un mantra molto citato ultimamente da politici ed imprenditori, ne consegue che la rete ultraveloce sia un tema da affrontare con cautela e circospezione. L'interesse dei cittadini è invece diametralmente opposto, ma questo sembra non interessare nessuno.

Mi accorgo ora che questo Contrappunti si è dilungato molto sul bene comune applicato alla rete fissa: nella prossima settimana proveremo ad immaginare quale sia invece l'interesse comune nei confronti dell'accesso su rete mobile.

Massimo Mantellini
Manteblog

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13 Commenti alla Notizia Contrappunti/ NGN, la domanda nasce spontanea
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  • Non è che siano così bassi... con l'operatore "unico" il minimo è 36euro/mese e con gli alternativi 30... ovviamente escluse promozioni per i nuovi clienti... una 2M di base a 10 euro non sarebbe male come offerta...
    non+autenticato
  • - Scritto da: abacab
    > Non è che siano così bassi... con l'operatore
    > "unico" il minimo è 36euro/mese e con gli
    > alternativi 30... ovviamente escluse promozioni
    > per i nuovi clienti... una 2M di base a 10 euro
    > non sarebbe male come
    > offerta...

    hai ragione difatti la linea fissa resiste per i privati SOLO grazie alla rete, taciamo il fatto che 2mb o 20mb sono solo sulla carta e molti di noi navigano a velocità di modem di 10 anni fa, difatto c'era una rete fisica sip gia' bell'e pronta ed e' stata "riconvertita" con un minimo di investimenti quindi un 10 euro al mese sarebbero possibili....
    non+autenticato
  • infatti... differenziare l'offerta economica non sarebbe male... per andare su facebook e vedere la mail una 2M efficente basta e avanza. Io ho preso casa da poco e per ora mi accontento di una umts vodafone aziendale...anche se fa schifo...ma a fine mese anche 30 euro contano...
    non+autenticato
  • - Scritto da: abacab
    > infatti... differenziare l'offerta economica non
    > sarebbe male... per andare su facebook e vedere
    > la mail una 2M efficente basta e avanza. Io ho
    > preso casa da poco e per ora mi accontento di una
    > umts vodafone aziendale...anche se fa schifo...ma
    > a fine mese anche 30 euro
    > contano...

    ok pero' con riferimento all'articolo ( alktro argomento non trattato) se parliamo esclusivamente di fisso io avrei specificato di aprire solo abbonamenti flat o al limite a "scalare"....nel 2010 e' inamessibile che esistano nel "fisso" abbonamenti a consumo...
    non+autenticato
  • @Picchiateli, hai ragione, eppure si tratta di abbonamenti che in altri paesi europei esistono
  • Ieri per caso stavo leggendo il numero di dicembre del 1991 di mc microcomputer, se i termini SIP,Itapac,modem, tariffe e tasse fossero stati
    convertiti con i termini attuali (Telecom,internet,adsl ecc ecc) la sostanza era la stessa di oggi , mancanza investimenti, acessi lenti aggiornamenti tecnologici , visione strategica....ecc.ecc
    non+autenticato
  • "Quello che è certo è che, se c'è un intervento di sostegno sociale che lo Stato dovrebbe assumersi oggi nei confronti della tecnologia, questo riguarda le aree non raggiunte dalla ADSL: non perché si tratti di un tema economicamente rilevante, ma perché il diritto di accesso dei cittadini verso il bene comune dovrebbe essere garantito a tutti costi quel che costi."

    non sono assolutamente d'accordo ( sopratutto sul costi quel che costi) i soldi pubblici devono essere investiti per opere pubbliche e non DATI a privati che li spendono non per fare la rete ma per le fanciulle discinte che "pippano alla grande" tra uno spot ed un altro...; tempo la lo stato italiano o chi per esso ha deciso di uscire dalla gestione diretta delle telecomunicazioni private, ora o si decide di tornare indietro ( con tutto quello che deve derivare) o sono i privati che tramite l'abbonamento che ancora paghiamo devono investire in quelle aree disagiate.
    Il costo dell'abbonamento dele bollette di telecom italia basta ed avanza per mettere tutto il paese 10 volte sotto fibra....

    BASTA AIUTI DI STATO ... ai privati ...
    non+autenticato
  • preferisci una pubblica pubblica, con tutta la burocrazia che segue o una -peggio- pubblica in mano a privati?
    non+autenticato
  • Le infrastrutture non devono essere dei privati... casomai la loro gestione.
    Se è privata viene implementata solo se c'è ritorno economico...

    grazie mille Mortadella!!!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Jacopo Monegato
    > preferisci una pubblica pubblica, con tutta la
    > burocrazia che segue o una -peggio- pubblica in
    > mano a
    > privati?

    sono due ipotesi che non sono in essere...
    veramente non so dove voglia arrivare l'articolista...allo stato attuale la " rete " che piu' o meno e' quella della ex "stato sip" e' in mano privata...che sono loro che devono investire con i propri soldi per farla aumentare non lo stato che "ad ogni costo" deve dare la possibilità di accesso ai singoli...
    ho solo puntualizzato che con i soldi che ancora paghiamo di abbonamento ( chi ha una linea fissa) e con i soldi che vengono investiti in pubblicità con donnine "pippanti" se ne fanno di connessioni e di nuove tratte...
    non+autenticato
  • Grazie per averci fatto capire quanto siamo limitati culturalmente e intellettualmente in questo Paese.
    A cantarcela sempre tra di noi va a finire che pensiamo che siano tutti al nostro livello, grazie per averci ricordato la realtà...
    Funz
    12995
  • Egr. Mantellini,
    non penso che i falsi tecnologhi siano sinceri quando affermano che di 100MB non sapremmo che farcene, credo semmai che si tenda a nascondere che, con una banda del genere, sulla rete si potrebbero veicolare molti contenuti "scomodi" e in alta qualità.
    Il futuro televisivo non è certo nel DT imposto e appaltato, semmai vedo molto più promettente la tecnologia DLNA che già oggi permette di avere tv connesse alla rete.
    Tecnologia sponsorizzata da colossi cui l'Italia dovrà aprire per forza.

    Che interesse avrebbe quindi la politica di favorire l'ingresso di competitors in grado di rompere le scatole e senza nemmeno dover pagare i costi di diffusione? Direi nessuno, a meno che si creda alla panzana del pluralismo informativo, tanto sbandierato per prender voti ma in realtà osteggiato o comunque non finanziato.

    Ecco perchè IMHO digital divide e banda larghissima non sono una priorità qui, mentre nel mondo sta sempre più passando l'idea che sia un diritto del cittadino come l'acqua o l'elettricità.

    Cordiali saluti
    non+autenticato
  • Io penso che l'evoluzione e l'implementazione delle tecnologie sia da riconsiderare nel contesto territoriale dell' Italia. Il digitale terrestre ha ridotto (e non poteva essere diversamente) l'accesso al servizio pubblico... mentre negli agglomerati urbani non ci sono, o meglio, ci sono meno problemi a ricevere il segnale in modo corretto, quando ci spostiamo in periferia o nelle aree montane, la TV diventa un'utopia.
    Ma comunque i benpensanti hanno trovata la soluzione: chi non può accedere alla DT può ovviare all'irraggiamento satellitare... che per altro è anche di qualità migliore. Ma allora mi chiedo, visto che la tecnologie DVBs esite, è consolidata e ridurrebbe anche un po' l'inquinamento elettromagnetico (o perlomeno consentirebbe l'uso delle frequenza adesso impegnate per la DT ad altri scopi) perchè abbiamo dovuto impegolarci nel DT? Qualcuno dice: perchè non era necessario modificare l'antenna o l'impianto esistente... Niente di più falso! Alzi la mano chi non ha dovuto far per lo meno verificare l'impianto antenna (che avesse più di 7/8 anni di vita).

    Scusate questo escursus, ma il paragone purtroppo lo vedo calzarsi sulla NGN. il digital divide è uno zoccolo difficilmente riducibile soprattutto per effetto della polverizzazione urbana dell' Italia. Chi investirebbe per cablare aree distanti dalle città principali? Visto che almeno 2/3 della popolazione sono fuori dalle grandi città, come pensate che sia perseguibile una strada del genere (intendo DLNA, forse con tecnologia WIMAX???

    Ritengo che sia più ragionevole mantenere separati i due contesti, perlomeno se si vuole ottenere margine di guadagno con investimenti più ridotti si deve pensare al completamento del cablaggio territoriale ad un livello decente, magari recuperando marginalità nello spegnimento o riconversione delle migliaia di ponti radio sparsi per il territorio (spostando tutto in DVBS). Così facendo si manterrebbe un uso ed una conseguente fruibilità della rete molto più ragionevole e soprattutto "quasi" per tutti.

    Scusate se ho detto qualche castroneria, ma dal basso della mia ignoranza io la vedo così.
    non+autenticato