Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Le ricchezze della Rete

di M. Calamari - L'open source, Wikipedia, Internet come l'acqua. E l'aria. Beni comuni, da proteggere e a cui prestare massima attenzione: sta a noi conservarli per il futuro

Roma - Non è forse vero che l'abbondanza diminuisce il valore? E che la familiarità oscura talvolta l'importanza? È questo che mi è tornato in mente quando ho letto l'ennesimo esempio di sottovalutazione della cultura libera.

Si trattava di una discussione in una mailing list in cui una persona aveva citato Wikipedia come fonte, e l'altra ne aveva negato l'attendibilità ricordando i continui vandalismi a cui Wikipedia stessa è soggetta, e dicendo che lui stesso avrebbe potuto stravolgere la voce citata e farle dire quello che voleva.

La cosa è finita li, anche se avrei quasi voluto intervenire ricordando gli aspetti di intrinseca affidabilità di una cultura aperta.
Prima di tutto la comunità che sostiene Wikipedia è ben strutturata per riconoscere, contrastare e neutralizzare vandalismi. E non si tratta solo o principalmente dell'oscura casta degli "admin", ma anche e soprattutto di tutti coloro che avendo creato o collaborato ad una voce la curano, la migliorano, la presidiano e la difendono come una loro creatura. Ma se non lo avete mai fatto e il vostro contributo alla cultura in Rete è fatto solo di chat e post, forse è al di fuori della vostra scala di valori.

Poi l'autorevolezza di fonti più classiche e formali è dovuta spesso solo ad un'atteggiamento mentale piuttosto che a una reale attendibilità intrinseca della fonte. Infatti anche le più classiche fonti "autorevoli" non possono quasi mai essere lette acriticamente, e questo non solo per l'evoluzione della storia e della scienza, ma perché spesso l'"oggettività assoluta" è (ahimè!) figlia del tempo e del luogo.

Leggere la voce "fascismo" sull'Enciclopedia Treccani, rispolverare pubblicazioni scientifiche tedesche degli anni '30, o leggere testi religiosi di diversi periodi storici aiuta a capire perché una fiducia complessiva nella cultura non deve mai (ed il "mai" dovrebbe essere ripetuto tante volte) separarsi dell'esercizio del senso critico.

Gli enciclopedisti in sedicesimo che disprezzano la cultura aperta di Wikipedia, che solo la Rete ha reso possibile, dovrebbero prima immergersi davvero nella cultura del passato; un suo migliore assorbimento potrebbe far loro cambiare idea. Ma la sottovalutazione che avviene correntemente a Wikipedia avviene anche per altri tesori che la Rete ci mette a disposizione.

Lo scenario è simile a quello che vede risorse vitali ma comuni e di basso valore venale, confondersi e sparire dal panorama della vita quotidiana. Nel mondo materiale acqua, aria e per certi versi persino l'energia sono vittime di questa sottovalutazione, anche se uscendo solo di poco dalla nostra prospettiva di "occidentali sviluppati" sarebbe facile recuperare il senso delle proporzioni.

La situazione della Rete e dei suoi tesori è anche simile a quella di certe tecnologie del passato e del presente. Ad esempio l'energia eolica e la sua parabola nel pensiero degli ecologisti e del pubblico in generale conferma quanto possa cambiare la percezione comune di una risorsa ed una tecnologia quando si perde di vista la realtà, e la dialettica diventa l'unico metro. D'altra parte proprio la privatizzazione dell'acqua e la vendita di risorse demaniali sono in Italia la misura di quanto un disinteresse di oggi può cambiare la vita di tutti in un vicino domani.

La Rete e le sue risorse sono in generale vittime di questa sottovalutazione: email, chat, P2P, search engine, Wikipedia, Wikileaks, Sourceforge, Gnu/Linux, ImDB non esistono da sempre, non sono gratis anche se sembrano esserlo, non esisteranno necessariamente per sempre. Non ci sarebbe da preoccuparsi se una ricchezza della Rete scomparisse sostituita da una migliore, ma non è questo che succede: la scomparsa di queste risorse senza l'apparire di altre ugualmente libere potrebbe distruggere, in un futuro assai vicino, la Rete come risorsa, come produzione di cultura, come condivisione di saperi ed opportunità.

I tesori della Rete non sono in realtà minacciati principalmente dall'abbraccio di uno stato paternalista e soffocante, o da quello dei privati che alla fine si divorano tutto. Siamo noi la minaccia principale: ogni volta che scarichiamo un programma ed accettiamo una licenza-capestro, ogni volta che utilizziamo un programma proprietario quando ne esiste uno libero, ogni volta che compriamo un oggetto che è un pezzo di monopolio, siamo noi e non altri a distruggere la Rete come ricchezza di tutti a favore di qualche solito noto.

Ignorando o trascurando questioni come la neutralità della Rete, la censura sui contenuti, l'accesso universale, stiamo dissipando questi tesori. Inquiniamo una sorgente di acqua limpida. Distruggiamo un raccolto, Dissipiamo un patrimonio.

Marco Calamari
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17 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Le ricchezze della Rete
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  • Gentile Calamari, posto che sono favorevole a tutto l'"open", voglio evidenziare che Wikipedia non è precisamente come la dipingi.

    Dire che "la comunità che sostiene Wikipedia è ben strutturata per riconoscere, contrastare e neutralizzare vandalismi", è una visione talmente parziale del fenomeno da essere completamente errata.
    Il sistema è efficace finchè il "vandalismo" si limita allo scrivere "cacca" nella prima voce che capita a tiro. Non mi sembra esserlo (in molti casi) per tutto il resto del lavoro critico, elaborativo, di raffronto ecc. necessario a trasformare un qualunque copia-incolla in una Enciclopedia degna di questo nome.

    Se si osservano le discussioni che avvengono sulle tematiche più disparate nelle pagine dietro la facciata, si può notare come in moltissimi casi il livello delle argomentazioni sia mediocre, tanto è vero che di rado le tematiche complesse riescono a raggiungere qualche approdo. Non v'è ragione di credere che un approccio diverso sia usato per le pagine "enciclopediche". Da queste contraddizioni, che prodotto può uscirne?

    Finora, sull'altare della presunta "collaborazione", Wikipedia ha sacrificato di tutto. Speriamo che cambi, altrimenti sarà stata una bella utopia come tante.
    non+autenticato
  • - Scritto da: arancio
    > Gentile Calamari, posto che sono favorevole a
    > tutto l'"open", voglio evidenziare che Wikipedia
    > non è precisamente come la
    > dipingi.
    >
    > Dire che "la comunità che sostiene Wikipedia è
    > ben strutturata per riconoscere, contrastare e
    > neutralizzare vandalismi", è una visione talmente
    > parziale del fenomeno da essere completamente
    > errata.
    > Il sistema è efficace finchè il "vandalismo" si
    > limita allo scrivere "cacca" nella prima voce che
    > capita a tiro. Non mi sembra esserlo (in molti
    > casi) per tutto il resto del lavoro critico,
    > elaborativo, di raffronto ecc. necessario a
    > trasformare un qualunque copia-incolla in una
    > Enciclopedia degna di questo
    > nome.
    >
    > Se si osservano le discussioni che avvengono
    > sulle tematiche più disparate nelle pagine dietro
    > la facciata, si può notare come in moltissimi
    > casi il livello delle argomentazioni sia
    > mediocre, tanto è vero che di rado le tematiche
    > complesse riescono a raggiungere qualche approdo.
    > Non v'è ragione di credere che un approccio
    > diverso sia usato per le pagine "enciclopediche".
    > Da queste contraddizioni, che prodotto può
    > uscirne?
    >
    > Finora, sull'altare della presunta
    > "collaborazione", Wikipedia ha sacrificato di
    > tutto. Speriamo che cambi, altrimenti sarà stata
    > una bella utopia come
    > tante.

    Parole sante fratello antiwikipediano.
  • - Scritto da: full_ash
    > Parole sante fratello antiwikipediano.

    Hai capito male. Non sono antiwikipediano.
    Sono molto più wikipediano del 90% dei wikipediani.
    non+autenticato
  • Da questo punto di vista Wikipedia rivela i limiti dell'organizzazione umana. Non è certo colpa del modo in cui è strutturato il progetto o della presuna casta/complotto degli admin cattivoni. Il limite di wikipedia e di tutti i progetti analoghi sono i limiti delle persone che li costituiscono. Che nel caso di un progetto collaborativo è molto evidente. Finché si tratta di una enciclopedia tradizionale, i redattori sono selezionati, basta metterci a capo una persona "valida" e tutto va avanti con un buon rendimento qualitativo, ma "imposto". Se si parte dal presupposto della libertà, come wikipedia, tutto questo non è possibile, le scelte sono collettive e quello che emerge non è necessariamente il meglio, ma quello che va bene ai più.
  • - Scritto da: IlTester
    > Da questo punto di vista Wikipedia rivela i
    > limiti dell'organizzazione umana. Non è certo
    > colpa del modo in cui è strutturato il progetto o
    > della presuna casta/complotto degli admin
    > cattivoni. Il limite di wikipedia e di tutti i
    > progetti analoghi sono i limiti delle persone che
    > li costituiscono. Che nel caso di un progetto
    > collaborativo è molto evidente. Finché si tratta
    > di una enciclopedia tradizionale, i redattori
    > sono selezionati, basta metterci a capo una
    > persona "valida" e tutto va avanti con un buon
    > rendimento qualitativo, ma "imposto". Se si parte
    > dal presupposto della libertà, come wikipedia,
    > tutto questo non è possibile, le scelte sono
    > collettive e quello che emerge non è
    > necessariamente il meglio, ma quello che va bene
    > ai più.

    quoto. della serie "il pesce puzza dalla testa"...
    non+autenticato
  • Dopo Mantellini che mi pare sia contro la pirateria, Calamari?
    A giudicare da quanto scrisse qui:
    http://punto-informatico.it/350871_3/PI/Commenti/e...
    "La proprietà intellettuale e le sue varie manifestazioni ed evoluzioni (diritto d'autore, brevetti ecc.) sono una creazione recente della cultura occidentale ed industriale, le cui intenzioni erano, e rimangono lodevoli. Nel corpus legislativo degli Stati Uniti si parla, giustamente, di un bilanciamento tra le esigenze ed i diritti dell'autore e le esigenze ed i diritti della società nel suo complesso; nell'800 un diritto esclusivo e non cedibile di sfruttamento per 15 anni dalla produzione dell'opera era il punto di equilibrio che la legge aveva individuato."
    parrebbe non troppo sfavorevole al copyright, quantomeno se riducessero gli anni.

    Consolante come sostengo io che dica:
    "Si tratta invece di andare dal politico di turno......."

    Anche se io aggiungerei che se si formasse il partito pirata da zero sarebbe meglio, così i contrari e i favorevoli al copyright avrebbero un punto di scontro e potenzialmente di incontro più produttivo per una soluzione condivisa.
    non+autenticato
  • Nessuno ti obbliga a usarlo. Non mi hai ancora detto cosa usi in alternativa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > Nessuno ti obbliga a usarlo. Non mi hai ancora
    > detto cosa usi in
    > alternativa.

    Uso il web esclusa wikipedia in italiano.
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    Modificato dall' autore il 24 novembre 2010 20.51
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    Modificato dall' autore il 24 novembre 2010 20.51
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  • ciao, scusate l'ingnoranza...ma l'espressione "cassandra crossing" nel nostro vocabolario attuale.. a cosa si riferisce?
    grazie.
    non+autenticato
  • - Scritto da: fabry
    > ciao, scusate l'ingnoranza...ma l'espressione
    > "cassandra crossing" nel nostro vocabolario
    > attuale.. a cosa si riferisce? grazie.

    E' iniziato tutto da quest'articolo

    http://punto-informatico.it/1294386/PI/Commenti/pu...
    non+autenticato
  • La rete è ricca solo se rimane libera.Se invece andrà in mano ai privati come purtroppo i pochi PrePotenti della terra vorrebbero allora si che non avremmo più la ricchezza oggi osannata. Il controllo della rete in mano ai privati è un grosso errore,così appunto come stanno facendo con l'acqua,l'aria. In sardegna ci sono i consorzi di "Abbanoa"=letteralmente tradotto in "acquanuova" si stanno comportando molto male nel confronto agli utenti,ma le cose stanno cambiando perchè ben presto l'acqua ritornerà in mano ai comuni e nessuno soffrirà il "taglio"dell'acqua,che è ora in mano a persone sporche e unte.Bisogna un pò ribellarsi e alzare la voce,così come con l'acqua,l'aria anche la rete deve trovare una propria Dignita',un proprio sapere libero e una propria circolazione di idee e saperi senza nessun vincolo.L'accesso alla rete dev'essere di tutti,senza restrizioni,senza fatta eccezione per il File Sharing/P2P e tutti i modi per far circolare notizie.Idem per Wikileaks e chi vulel dare le idee chiare al mondo.Ok,l'abbondanza diminuisce il valore?Può essere,ma in internet l'abbondanza non è mai troppa!Grazie calamari,ottimo articolo davvero,mi è piaciuto sul serio!SorrideSaluti Angioletto
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