Alfonso Maruccia

Il business dei DNS fa gola ai provider

Il fondatore di OpenDNS denuncia: gli ISP cominciano a bloccare i servizi di DNS "alternativi", parlano di motivi di sicurezza, ma hanno in mente soltanto il business

Roma - Gli Internet provider statunitensi sono partiti alla guerra contro i servizi di DNS alternativi, società telematiche come OpenDNS che hanno fatto della redirezione dei nomi di dominio un business tutto a base di "consigli" e advertising contestuale. David Ulevitch, fondatore del succitato servizio di DNS, chiama direttamente in causa Verizon Wireless e la accusa di bloccare la fruizione del servizio sul network cellulare statunitense.

"Non vogliono che il traffico DNS, le query e i flussi di dati li abbandonino", dice Ulevitch nel corso di un'intervista al Washington Post. Verizon Wireless è stato il primo a decidere di bloccare OpenDNS ma il trend è chiaro: gli ISP vorrebbero agire "nella stessa maniera" in cui si è mossa OpenDNS, rendendo profittevole il business dei DNS.

Ma c'è una sostanziale differenza tra i servizi di DNS secondari e quelli forniti dagli stessi provider: quelli degli ISP "non sono servizi di tipo opt-in come lo siamo noi", spiega Ulevitch, possono bloccarci a loro totale piacimento e farlo "furbescamente". E quel che è peggio, continua il manager, adducono motivazioni di "sicurezza" in giustificazione di tale blocco quando in realtà si tratterebbe solo di business.
Nei suoi quattro anni di servizio, OpenDNS ha raccolto 20 milioni di utenti arrivando a generare - dati riferiti al 2008 - 20mila dollari di guadagni al giorno grazie a una partnership con Yahoo!. Accecati dalla ghiotta possibilità di far loro un simile flusso di denaro, gli ISP non sarebbero interessati ad aggiungere valore, servizi aggiuntivi o strumenti di sviluppo - e men che meno ad avvertire gli utenti - alla redirezione dei domini DNS errati verso una pagina di link consigliati.

Net neutrality? Nel caso di Verizon Wireless si tratta di un concetto non pervenuto: stando alla denuncia di OpenDNS l'ISP continuerebbe a comportarsi come se il broadband mobile fosse ancora una banda larga "diversamente abile" a cui non si applicano le medesime regole comportamentali.

Alfonso Maruccia
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