Mauro Vecchio

Interpol, codice rosso per Assange

Il founder di Wikileaks Ŕ stato inserito in una lista internazionale di ricercati. Chiunque abbia notizie utili al suo arresto dovrebbe riferire alle autoritÓ. L'accusa Ŕ sempre di violenza sessuale

Roma - Julian Paul Assange, nato il 3 luglio del 1971 a Townsville, Australia. Accusato di violenza sessuale e attualmente ricercato dalle autorità svedesi. Questo il sintetico identikit pubblicato sul sito ufficiale dell'Interpol, l'organizzazione di polizia internazionale con base in Francia.

Il founder di Wikileaks è stato recentemente inserito in una speciale lista di ricercati in tutto il pianeta, marchiato con quella che in lingua inglese viene chiamata red notice. Non un vero e proprio mandato di cattura internazionale, piuttosto un invito ai vari paesi del mondo a contribuire al suo arresto.

Chiunque abbia informazioni utili sull'esatta ubicazione di Assange potrà in sostanza riferirle alle varie autorità nazionali, dato il mandato di cattura recentemente diramato da un tribunale di Stoccolma. Il founder di Wikileaks rischierebbe fino a due anni di reclusione per violenza e molestie sessuali.
Ma il mandato ordinato dal giudice svedese non ha valore all'estero. La red notice degli agenti dell'Interpol aiuterà ora i vari governi nazionali a catturare Assange per poi trasferirlo in Svezia. Secondo alcune fonti, il 39enne di origini australiane sarebbe stato visto per l'ultima volta a Londra.

C'è chi ha sottolineato come l'inclusione nella lista dell'Interpol non preveda collegamenti con la pubblicazione dei documenti che hanno sconvolto il panorama politico mondiale. Per quella potrebbe invece pagare Bradley Manning, l'ex-militare statunitense che avrebbe passato al sito delle spifferate vari documenti, in primis sulla guerra in Iraq.

Secondo un ex-ufficiale del Pentagono, Manning potrebbe - anzi, dovrebbe - essere giudicato colpevole di alto tradimento nei confronti del suo paese. Qualora venisse condannato, l'ex-soldato rischierebbe la pena capitale.

Nel frattempo, l'ex-presidente statunitense Bill Clinton è tornato sui rischi derivanti dalla pubblicazione dei documenti riservati da parte di Wikileaks. "Sarò molto sorpreso se alcune persone non perderanno la vita - ha spiegato Clinton - e chissà quante altre perderanno la propria carriera".

Mauro Vecchio
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